Il mito dello sterminio Ebraico

Nessun documento è rimasto, nè forse è mai esistito. Ciò che più colpisce nello studio della vastissima letteratura consacrata allo "sterminio" degli ebrei, è l'enorme sproporzione che esiste tra un'accusa così grave e la fragilità delle prove addotte a sostegno di essa. In effetti l'elaborazione e la realizzazione di un "piano di sterminio" così gigantesco avrebbe richiesto una organizzazione tecnica, economica e amministrativa assai complessa, come rileva Enzo Collotti: "Ma è facile comprendere che una così immane tragedia non poteva essere materialmente opera soltanto di poche centinaia o anche di poche migliaia di uomini, non poteva realizzarsi senza un'organizzazione capillare che attingesse aiuti e collaborazione nei settori più disparati della vita nazionale. Praticamente in tutti i rami dell'amministrazione, senza cioè la connivenza di milioni di persone che sapevano, che vedevano, che acconsentivano o che comunque - anche se non erano d'accordo - tacevano, e il più delle volte lavoravano senza reagire a dare il loro contributo all'ingranaggio della persecuzione e dello sterminio".

Gerald Reitlinger dichiarò "nella Germania di Hitler abbiamo uno Stato poliziesco al massimo grado" (...) sono disponibili documenti a centinaia di tonnellate e testimoni preziosi a migliaia di unità. Non c'è nulla che la Germania non abbia affidato alla carta".

Alla fine della seconda guerra mondiale gli alleati sequestrarono tutti gli archivi segreti del governo tedesco, compresi i documenti del Ministero degli Esteri, dell'Esercito, della Marina, del Partito nazionalsocialista e della polizia segreta di Stato.

Tali archivi furono vagliati dalle potenze vincitrici in vista del processo di Norimberga: centinaia di migliaia di documenti tedeschi sequestrati furono raccolti in gran fretta a Norimberga per essere usati come prove nel processo contro i principali criminali di guerra nazisti.

Gli Americani da soli esaminarono 1.100 tonnellate di documenti, e ne selezionarono 2.500. Ci si aspetterebbe dunque di essere sommersi da una marea di documenti comprovanti la realtà dello "sterminio" ebraico, ma le cose stanno assai diversamente, come ammette Léon Poliakov: "Gli archivi del Terzo Reich e le deposizioni e i racconti dei capi nazisti, ci permettono di ricostruire nei particolari la nascita e lo sviluppo dei piani di aggressione, delle campagne militari e di tutta la gamma di procedimenti con i quali i nazisti intendevano rifare a guisa loro il mondo. Soltanto il piano di sterminio degli Ebrei, per quanto concerne la sua concezione, come per molti altri aspetti essenziali, rimane avvolto nella nebbia" (...) "Deduzioni e considerazioni psicologiche, racconti di terza o di quarta mano, ci permettono però di ricostruirne lo sviluppo con notevole approssimazione. Molti particolari, tuttavia, resteranno per sempre sconosciuti. Per quanto riguarda la concezione propriamente detta del piano di sterminio totale, i tre o quattro principali responsabili non sono più in vita. Nessun documento è rimasto, né forse è mai esistito. Di tanta segretezza i capi del Terzo Reich, millantatori e cinici come in altre circostanze, circondarono il loro crimine maggiore".

Dal tempo della prima stesura dell'opera di Léon Poliakov, la situazione non è mutata: "Malgrado la grande messe di documenti nazisti catturati dagli Alleati alla fine della guerra, ci mancano proprio i documenti che riguardano il processo di formazione dell'idea della "soluzione finale della questione ebraica" al punto che, fino ad ora, è difficile dire come quando e chi esattamente dette l'ordine di sterminare gli ebrei".

Il "piano di sterminio totale" resta avvolto nel mistero anche dal punto di vista tecnico, economico e amministrativo. Il genio tecnico dei tedeschi permise loro di organizzare nel giro di pochi mesi una industria della morte razionale ed efficace. Come ogni altra industria, anch'essa comportava studi di ricerca e di perfezionamento, servizi amministrativi, una contabilità, e degli archivi. 

Diversi aspetti di queste attività ci restano ignoti, avvolti in un segreto senza confronto più impenetrabile di quello di altre industrie di guerra tedesche. I tecnici dei razzi e dei siluri tedeschi, i pianificatori dell'economia del Reich, sono sopravvissuti e hanno consegnato ai vincitori i loro piani e i loro procedimenti; i tecnici della morte sono scomparsi quasi tutti dopo aver distrutto i loro archivi. Campi di sterminio erano sorti con istallazioni dapprima rudimentali, poi via via più perfezionate: chi curò questa perfetta efficienza? Essa rivela una profonda e sicura conoscenza della psicologia, utilizzata al fine di rendere perfettamente docili gli uomini votati alla morte; chi ne furono i promotori? Tutte domande a cui non possiamo dare per il momento che risposte frammentarie e spesso ipotetiche. 

Notizie frammentarie ci permettono di intravvedere la parte avuta dai tecnici dell'eutanasia nello sterminio degli Ebrei della Polonia, ma molti punti restano ancora oscuri; in linea generale, della storia dei campi polacchi si ha una conoscenza molto imperfetta.

Ma un "piano di sterminio" sistematico presuppone evidentemente un ordine specifico che, per forza di cose, non può non essere imputato al Führer. "Inutile dire che questo fantomatico "Führerbefehl" (ordine del Führer) è immerso nella più impenetrabile oscurità. Fino ad oggi non è stato trovato alcun ordine di Hitler di uccidere l'ebraismo europeo, e con tutta probabilità non è mai esistito. Non esiste un documento scritto e firmato per lo sterminio degli ebrei in Europa. Il momento in cui Hitler ha dato l'ordine di sterminare gli ebrei - senza dubbio mai redatto per iscritto - non si può datare con esattezza".

"Non sappiamo il momento preciso in cui l'idea dello sterminio fisico degli ebrei sì concretizzò nel cervello di Hitler". L'assoluta mancanza di prove consente alla fantasia degli storici di regime di sbizzarrini a piacimento. Dopo aver insinuato che "fu senza dubbio Adolf Hitler a firmare la sentenza di morte degli Ebrei d'Europa".

Léon Poliakov prosegue: "Tutto quel che possiamo affermare con certezza è che la decisione del genocidio venne presa da Hitler in un momento situabile tra la conclusione della campagna dell'Ovest, nel giugno 1940, e l'aggressione contro la Russia dell'anno successivo. Contrariamente alla relazione del dottor Kersten, ci pare più verosimile situarla qualche mese più tardi, cioè al principio del 1941. Entriamo qui nel gioco delle induzioni psicologiche, quelle cui siamo obbligati di fare appello per trovare risposta alla seconda e lancinante domanda: quali fattori pesarono sulla risoluzione hitleriana?"

Dunque Poliakov afferma "con certezza" che la decisione dello "sterminio" fu presa nell'arco di tempo di un anno (giugno 1940 - giugno 1941). Che qui egli metta largamente in opera "il gioco delle induzioni psicologiche", è dimostrato dal fatto che, in un'altra opera, egli anticipa tranquillamente di un anno e mezzo la data della fatidica "decisione" del Führer: "Il programma del partito nazionalsocialista esigeva l'eliminazione degli ebrei dalla comunità tedesca; tra il 1933 e il 1939 essi furono metodicamente maltrattati, spogliati, costretti ad emigrare; la decisione di ucciderli fino all'ultimo risale anch'essa all'inizio della guerra".

Al riguardo, Arthur Eisenbach dichiara: "Oggi è un fatto accertato che i piani dello sterminio in massa della popolazione ebraica d'Europa erano stati preparati dal governo nazista prima dello scoppio della seconda guerra mondiale e furono poi attuati gradualmente secondo la situazione politica e militare europea".

Secondo Helmut Krausnick, Hitler impartì l'ordine segreto di sterminare gli ebrei "al più tardi nel marzo del 1941". La motivazione 79 della sentenza del processo Eichmann di Gerusalemme asserisce invece che l'ordine di sterminio fu dato da Hitler stesso, poco prima dell'invasione della Russia, mentre la sentenza del processo di Norimberga sancisce: "Il piano di sterminio degli ebrei fu elaborato subito dopo l'aggressione all'Unione Sovietica". 

Pertanto, tutto ciò che gli storici di regime possono affermare con certezza, per riprendere l'espressione di Poliakov, è che la pretesa decisione del Führer fu presa - e il preteso "ordine di sterminio" - fu impartito nell'arco di tempo di quasi due anni. Altrettanto fantomatico è il preteso ordine di Himmler che avrebbe posto fine allo sterminio ebraico. Kurt Becher, ex SS-Standartenführer, asserì che Himmler decretò tale ordine tra la metà di settembre e la metà di ottobre del 1944, il che è in contraddizione con la testimonianza di Reszö Kastner, secondo il quale Kurt Becher gli aveva riferito che Himmler il 25 o il 26 novembre aveva ordinato di far distruggere i crematori e le "camere a gas" di Auschwitz e di sospendere lo "sterminio" ebraico.

Stranamente questo ordine, che anche il "Kalendarium" di Auschwitz fa risalire al 26 novembre 28, giunse ai crematori di Auschwitz nove giorni prima che l'ordine stesso fosse impartito, cioè il 17 novembre 29. Secondo un'altra testimonianza riportata in "Het doedenboek van Auschwitz", l'ordine in questione sarebbe giunto da Berlino ancora prima: il 2 novembre 1944. 

Dieter Wisliceny, ex SS-Hauptsturmführer, dichiarò a Norimberga che il contro-ordine di Himmler fu emanato nell'ottobre del 1944. In conclusione, non esiste alcun documento comprovante la realtà del "piano di sterminio ebraico" per cui "è difficile dire come, quando, e chi esattamente dette l'ordine di sterminare gli ebrei".

Il mito dello sterminio Ebraico di Carlo Mattogno
Prima pubblicazzione: Sentinella d'Italia, Via Buonarroti, 4, Monfalcone, Italia, 1985.
Traduzione francese: Annales d'histoire révsionniste, n. 1, printemps, 1987, p. 15-107.
Traduttore: Jean Plantin. 
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