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Vox Insana  /  19.7.14
Il mondo si sta muovendo “contro il dollaro USA”. Basta guardare il fatto che è stato ufficializzato il varo della New Development Bank dei Brics (Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica) con compiti di finanziamento e investimenti infrastrutturali: un organismo dotato inizialmente di un capitale pari a 100 miliardi di dollari ma differenziato in diverse valute e, quindi, non soltanto nella divisa americana. Questo significa che nel medio lungo termine è prevedibile un minore importante flusso di acquisti dall’Asia in dollari USA che porterà a un indebolimento strutturale del biglietto verde. Il che, alla fine, non dispiace per nulla agli USA i quali, con un Dollaro più debole possono mantenere alta la competitività. (FL)

La New Development Bank diventerà la banca dei Paesi emergenti a sostegno dei cosiddetti Brics (Brasile, Russia, India, Cina e Sud Africa) a partire dall’anno prossimo. Il progetto, inizializzato soltanto quattro mesi fa, pare già avviato e soprattutto sostenuto dal Fondo Monetario Internazionale “reo” di aver dato il nullaosta alla creazione di un’istituzione bancaria per i Paesi in via di sviluppo.

L’ambizioso piano è stato discusso durante l’ultimo summit lo scorso febbraio, quando i massimi vertici si sono incontrati in occasione del G-20 tenutosi a Sidney. Una banca a tutela dei Brics è considerata una strategia necessaria al fine di salvaguardare l’economia dei Paesi vulnerabili a potenziali disinvestimenti stranieri, nonché al fine di preservare lo sviluppo degli stessi attraverso il finanziamento di progetti infrastrutturali. (BMF)

E come sempre, la palla passa alla BCE e al suo immobilismo in materia. Se veramente assisteremo nel medio termine ad un indebolimento dell’USD, Draghi & Co qualcosa dovranno fare.


La moneta BRICSO

Il "Bricso", la moneta dei BRICS, rivoluzionerebbe molto di più del sistema economico mondiale è la tesi dell’ex-economista della Banca Mondiale Peter Koenig in un articolo dove riporta dettagliatamente chi prenderà le redini del mondo in questo ipotetico scenario.

Nella prima parte di una serie di articoli, Koenig dice che l’introduzione di una nuova moneta, il "Bricso", emessa dal blocco BRICS, potrebbe frustrare i piani degli Stati Uniti per la creazione di un nuovo ordine mondiale.

Come si svolgerebbero i fatti in questo caso ipotetico, e:

  • Come sarebbe il divenire economico mondiale con il Bricso?
  • La sua emissione come disturberebbe il dollaro?
  • E la popolazione in genere?

In un suo articolo, pubblicato su un portale di notizie "The Voice of Russia", Koenig risponde a queste e a altre domande e disegna un panorama mondiale radicalmente diverso dall’attuale. 

  1. Prime ore di panico: Le seguenti ventiquattro ore sarebbero di autentico sconcerto. I mezzi di comunicazione impazzirebbero e la gente avrebbe paura e s’interrogherebbe sul futuro economico. Alcuni si proporrebbero di andare in banca, ma non potrebbero nemmeno cambiare i propri dollari ed Euro in "Bricso" perché almeno all’inizio questa moneta sarebbe virtuale. Altri opterebbero per il cambio dei loro conti bancari in divise BRICS, il che li metterebbe in salvo. Ci sarebbero anche persone che continuerebbero ad avere fiducia nel dollaro.      
  2. Crollo dei mercati: Dopo quarantotto ore, le borse occidentali crollerebbero; così ci assicura l’autore dell’articolo.Le autorità opterebbero per la chiusura delle banche visto il caos provocato dalla notizia. Dieci giorni dopo, la gente, senza denaro per comprare da mangiare e altri generi di prima necessità, scenderebbe in strada. Le banche dopo un certo periodo aprirebbero di nuovo, però solo per alcune ore al giorno e con limiti ristretti per il ritiro di denaro. Secondo Koenig, visualizzare uno scenario fittizio come questo non è poi così difficile oggi come oggi. L’autore dice che, di fatto, si potrebbe speculare che i sistemi bancari della UE e degli Stati Uniti si stanno preparando per una crisi di tale entità, menzionando ad esempio il recente crollo del sistema bancario cipriota.
  3. Abbandono dell’Euro: Alcuni governi europei, specialmente quelli dei paesi più deboli dell’eurozona cercheranno di uscire dall’Euro, di tornare alle monete che avevano prima e a nazionalizzarle loro banche un mese dopo l’introduzione del "Bricso". Questa misura presa permetterà loro di stampare il loro denaro e stimolare l’economia locale con un sistema di banche nazionali che promuoverà la produzione e il consumo interno creando così posti di lavoro e ristabilendo la fiducia della società.
  4. Reintroduzione del sistema aureo: Gli Stati Uniti ordinerebbero al FMI di introdurre di nuovo il sistema aureo a un tasso di 2000 dollari l’oncia e con un indebitamento di 10 a1. Gli enti bancari si divideranno in banche per investimenti e banche commerciali tradizionali il che presupporrebbe il ritorno alla legge Glass - Steagall che introdusse riforme bancarie e che Bill Clinton abrogò nel 1998.  I produttori di petrolio degli Stati del Golfo si affretteranno a trasformare le loro riserve di dollari in "Bricso" o Euro. Alla riapertura delle banche, il dollaro avrà perso circa i due terzi del suo valore nei confronti dell’Euro e della Lira sterlina.
  5. Cercando di avvicinarsi al BRICS: Fra sei mesi, Grecia, Spagna, Portogallo, Italia e Irlanda sceglieranno di uscire dalla zona Euro e di ricominciare la loro economia con moneta propria, alcuni di loro cercando in silenzio un’alleanza con i paesi del BRICS. "Con questo scenario, la rottura dall’eurozona diventa quasi inevitabile poiché i meccanismi di coercizione economica utilizzati dalla Commissione Europea si ostacoleranno per la crisi che verrà fuori". Queste sono le affermazioni dell’espero riportate nel suo articolo."Ciò che rimarrà dell’economia di mercato globalizzato occidentale annasperà". I BRICS e i suoi due membri associati, Iran e Venezuela, recupereranno rapidamente poiché la loro nuova moneta darà impulso all’economia mondiale.       
  6. Ampliamento del blocco: Durante il primo anno, Indonesia e Malesia, si uniranno al blocco dei BRICS. Il mercato dei paesi BRICS crescerà quasi in maniera esponenziale, non solo nella produzione e nel consumo, ma anche nel campo della ricerca, soprattutto per le fonti di energia alternative e rinnovabili. Il non dipendere da combustibili fossili si tradurrà in autonomia politica e spianerà il cammino verso la vera democrazia e un autentico sistema di benessere. Inoltre i BRICS e i loro alleati avranno l’autosufficienza alimentare.        
  7. Euro e Bicso: All’inizio del 2015 inizieranno le negoziazioni affinché l’Euro s’inserisca nel carrello "Bricso". Gli Europei avranno bisogno di vendere i loro prodotti ai paesi BRICS e di comprare idrocarburi in attesa che le energie rinnovabili per la viabilità siano in commercio. Con il tempo, sottolinea Koenig, si abitueranno al nuovo sistema, anche se non piacesse loro.        
  8. Scommettere sul Bricso, una moneta stabile: Siamo nel 2015. I produttori d’idrocarburi saranno consci che il Bricso è una moneta stabile che a lungo raggio dà più sicurezza del dollaro. Il commercio di idrocarburi in dollari diminuirà gradatamente. A questi livelli, il Bricso sarebbe sostenuto da nove nazioni, le economie dei cinque paesi che formano i BRICS, insieme all’Iran, al Venezuela, all’Indonesia e alla Malesia. La Mongolia, con un’economia in rapida crescita, cercherà di allearsi con il blocco. Man mano che i paesi operano in Bricso, la moneta si rafforzerà. Anzi, si trasformerà in una riserva solida e di riferimento per molte nazioni che non sono nel BRICS. In questo ipotetico scenario, inoltre, si stabilirà una tassa sull’energia che sarà gradita da molti paesi.        
  9. Creare coscienza: Dal 2015 o 2016 in poi, la gente prenderà coscienza della protezione dell’ambiente e della giustizia sociale, concetti chiave dell’educazione e della cultura. Nascerà, allo stesso tempo, tra le generazioni una nuova forma di pensare; esse saranno sempre più coscienti che quello che è realmente importante non sono le cose materiali, ma la cooperazione, al solidarietà e la pace. "I valori materiali tendono sempre a interferire con questi valori umani sostenibili" ci assicura l’ex economista. 
  10. Cambio di valori: Più o meno dal 2020 si percepirà un cambiamento dei valori materiali a quelli della vita umana. La protezione delle specie, l’ambiente e le risorse avranno sempre più forza.

Garantire una buona educazione e servizi sanitari per tutti sarà considerato come qualcosa di fondamentale; questo segnala l’articolo. Il valore delle economie non sarà più lineare, materiale e misurabile (come lo è oggi con il PIB) e includerà standard di benessere, tra cui la capacità di risolvere i conflitti. Koenig conclude dicendo che sarà un nuovo sistema monetario


Vox Insana  /  13.7.14
Il processo di Unità di Italia ha visto come protagonisti una sfilza di uomini più o meno celebri, i cosiddetti padri del Risorgimento. Dal nord al sud Italia ogni piazza o via principale si fregia di nomi illustri: Garibaldi, Mazzini, Cavour, Vittorio Emanuele etc.

Il popolo viene indottrinato fin dalla più tenera età a considerare costoro dei veri eroi, gli artisti li raffigurano esaltando il loro valore in maniera da rafforzare il mito che li circonda. Innumerevoli sono infatti le opere d’arte che ritraggono l’eroe dei due Mondi ora a cavallo…ora in piedi che impugna alta la sua spada, alcune volte indossa la celebre camicia rossa…altre volte si regge su un paio di stampelle come un martire. Tuttavia un ritratto che di certo non vedremo mai vorrebbe il Gran Maestro massone, Giuseppe Garibaldi, privo dei lobi delle orecchie. E dire che nessuna raffigurazione potrebbe essere più realistica poiché al nostro falso eroe furono davvero mozzate le orecchie, la mutilazione avvenne esattamente in Sud America, dove l’intrepido Garibaldi fu punito per furto di bestiame, si vocifera che fosse un ladro di cavalli. Naturalmente nessuna fonte ufficiale racconta questa vicenda.

È dunque lecito chiedersi quante altre accuse infanghino le gesta degli eroi risorgimentali? Quante altre macchie vennero lavate a colpi d’inchiostro da una storiografia corrotta e pilotata? Ma soprattutto quale fu il ruolo dei banchieri Rothschild nel processo di Unità d’Italia?

La Banca Nazionale degli Stati Sardi era sotto il controllo di Camillo Benso conte di Cavour, grazie alle cui pressioni divenne una autentica Tesoreria di Stato. Difatti era l’unica banca ad emettere una moneta fatta di semplice carta straccia. Inizialmente la riserva aurea ammontava ad appena 20 milioni ma questa somma ben presto sfumò perché reinvestita nella politica guerrafondaia dei Savoia. Il Banco delle Due Sicilie, sotto il controllo dei Borbone, possedeva invece un capitale enormemente più alto e costituito di solo oro e argento, una riserva tale da poter emettere moneta per 1.200 milioni ed assumere così il controllo dei mercati.

Cavour e gli stessi Savoia avevano ormai messo in ginocchio l’economia piemontese, si erano indebitati verso i Rothschild per svariati milioni e divennero in breve due burattini nelle loro mani. Fu così che i Savoia presero di mira il bottino dei Borbone. La rinascita economica piemontese avvenne mediante un operazione militare espansionistica a cui fu dato il nome in codice di Unità d’Italia, un classico esempio di colonialismo sotto mentite spoglie. L’intero progetto fu diretto dalla massoneria britannica, vero collante del Risorgimento. Non a caso i suddetti eroi furono tutti rigorosamente massoni.

La storia ufficiale racconta che i Mille guidati da Giuseppe Garibaldi, benché disorganizzati e privi di alcuna esperienza in campo militare, avrebbero prevalso su un esercito di settanta mila soldati ben addestrati e ben equipaggiati quale era l’esercito borbonico. In realtà l’impresa di Garibaldi riuscì solo grazie ai finanziamenti dei Rothschild, con i loro soldi i Savoia corruppero gli alti ufficiali dell’esercito borbonico che alla vista dei Mille batterono in ritirata, consentendo così la disfatta sul campo. Dunque non ci fu mai una vera battaglia, neppure la storiografia ufficiale ha potuto insabbiare le prove del fatto che molti ufficiali dell’esercito borbonico furono condannati per alto tradimento alla corona. Il sud fu presto invaso e depredato di ogni ricchezza, l’oro dei Borbone scomparve per sempre. Stupri, esecuzioni di massa, crimini di guerra e violenze di ogni genere erano all’ ordine del giorno. L’unica alternativa alla morte fu l’emigrazione. Il popolo cominciò a lasciare le campagne per trovare altrove una via di fuga. Ben presto il malcontento generale fomentò la ribellione dei sopravvissuti, si trattava di poveri contadini e gente di fatica che la propaganda savoiarda bollò con il dispregiativo di “briganti”, così da giustificarne la brutale soppressione.

A 150 anni di distanza si parla ancora di questione meridionale. Anche i più distratti scoveranno diverse analogie con quella che oggi viene invece definita questione palestinese. Stesse tecniche di disinformazione, stesse mire espansionistiche e soprattutto stesse famiglie di banchieri.

Solo che un tempo gli oppressi erano chiamati briganti…oggi invece sono i cattivi terroristi.

di Enrico Novissimo per collana eXoterica

Vox Insana  /  6.7.14
Nella società moderna il denaro, da utile strumento di scambio economico, è diventato un forte emblema di status sociale e simbolo di potere. Senza di esso si crede che nulla sia possibile, e a buon ragione si può parlare di una vera e propria religione basata sul culto del denaro.

Praticamente tutto al giorno d’oggi è mercificato e sottoposto alla dittatura del denaro. I valori umanistici, artistici e spirituali non contano più niente, oppure sono snaturati e/o ingabbiati dall’onnipresente mercificazione. L’interiorità, l’etica e tante altre caratteristiche che hanno a che vedere con l’essenza dell’essere umano, non hanno più valore.

Il culto del denaro prevede la totale dittatura dell’apparenza, l’assoluta inesistenza di limiti (etici, morali e naturali) e promuove un atteggiamento basato sull’istinto predatorio e antisociale. Il problema non è tanto il denaro in sé, ma il ruolo simbolico che esso ha assunto nella nostra società. Esso è infatti diventato il “valore” primario per la maggioranza della popolazione, che crede che lo scopo della vita sia quello di accumularne sempre di più e che tutto il resto sia secondario. Si segue e si cerca di imitare questo o quel vip, pensando che esso sia in qualche modo “superiore/migliore”, e sopratutto tra i giovani, è importante dare sfoggio di questo o quell’altro prodotto costoso, che simboleggi un determinato status sociale.

Al giorno d’oggi, il denaro è non più solo uno strumento di scambio ma soprattutto un mezzo di potere e un mezzo del potere. Il vertice più alto della piramide del potere, è occupato dai creatori del denaro, i banchieri. I banchieri sono una moderna casta sacerdotale da cui dipende tutta la vita “spirituale” (al giorno d’oggi economica) della società.

La politica è fortemente succube del loro potere. Anche Francesco Cossiga nel suo libro “Fotti il Potere” disse che: “I politici sono ormai marionette nelle mani dei banchieri e sul fiume di denaro ‘corrotto’ navigano le carriere e le fortune personali di molti di loro”

Il celebre poeta e saggista Ezra Pound disse che: “I politici sono i camerieri dei banchieri”. Come ammesso recentemente anche dalla Bank of England, il sistema monetario odierno è una truffa. 

L’economista Maurice Allais, già premio Nobel nel 1988, affermò che: “L’attuale creazione di denaro dal nulla operata dal sistema bancario è identica alla creazione di moneta da parte di falsari. La sola differenza è che sono diversi coloro che ne traggono profitto”.

Lo strumento politico di controllo e ricatto usato dai banchieri internazionali è l’arma del debito pubblico, di cui già Karl Marx aveva parlato nel 1848, descrivendo l’indebitamento pubblico come: “l’interesse diretto dell’aristocrazia finanziaria quando governa e legifera per mezzo delle Camere”. L’arma del debito pubblico viene quindi usata come strumento di controllo dei governi, da parte dell’oligarchia finanziaria. Nella storia contemporanea, esempi del suo utilizzo sono state le politiche neo-colonialiste portate avanti per volere del FMI e della Banca Mondiale (organizzazioni che praticamente fanno l’interesse dei banchieri) in Africa e Sud America, e al giorno d’oggi nella stessa Europa.

Thomas Sankara, presidente del Burkina Faso, dal 1983 sino all’anno del suo assassinio nell’87, fece un celebre discorso sul debito, ancora molto attuale. Disse: “La questione è molto semplice, i governi per racimolare risorse devono rivolgersi ai banchieri e di conseguenza indebitarsi, e quando non riescono a ripagare il debito e gli interessi su di esso, devono smantellare lo stato sociale, aumentare le tasse e privatizzare a buon mercato buona parte del patrimonio pubblico, consegnando il paese in mano ai banchieri”.

Sia Abraham Lincoln che John Fitzgerald Kennedy provarono a sfidare il sistema monetario dominante. Il primo facendo stampare delle banconote prive di interessi bancari, le greenbacks, il secondo firmando l’ordine esecutivo 11110, grazie al quale la moneta poteva essere direttamente stampata dal Tesoro, senza delegare alla Fed, la famigerata banca centrale statunitense legata ai banchieri internazionali. Entrambi furono assassinati e secondo alcuni ricercatori, questo loro rifiuto di sottostare ai diktat dei banchieri, può essere senz’altro considerata una delle cause del loro omicidio.

L’alta finanza è particolarmente legata al militarismo: difatti per i banchieri la guerra è una delle maggiori opportunità per guadagnare e per estendere la propria influenza e potere. Mayer Amschel Rothschild, il fondatore dell’impero bancario dell’omonima dinastia, disse: “La nostra politica è quella di fomentare le guerre, ma dirigendo Conferenze di Pace, in modo che nessuna delle parti in conflitto possa avere guadagni territoriali. Le guerre devono essere dirette in modo tale che le nazioni, coinvolte in entrambi gli schieramenti, sprofondino sempre di più nel loro debito e, quindi, sempre di più sotto il nostro potere”.

Come ha affermato l’ex amministratore delegato di Goldman Sachs, Nomi Prins (ora capo del gruppo di analisti internazionali presso la Bear Stearns a Londra): “Per tutto il secolo che ho esaminato, che ha avuto inizio con il Panico del 1907… quello che ho rilevato è che nel corso di numerosi eventi e periodi particolari, i banchieri sono sempre stati in costante comunicazione con la Casa Bianca, e non solo riguardo a temi finanziari e di politica economica, e quindi di politica commerciale, ma anche riguardo ad argomenti strettamente legati alla I e II Guerra Mondiale e poi alla Guerra Fredda, in termini di piani di espansione politica dell’America come superpotenza del mondo, alimentata dalla sua espansione finanziaria attraverso lo sviluppo della sua comunità bancaria”.

I banchieri più potenti hanno quindi beneficiato delle guerre, riuscendo a consolidare e ad aumentare il proprio impero sulle macerie e sulla pelle di persone che credevano di combattere per degli ideali. Essi hanno avuto abile gioco nel finanziare entrambi gli schieramenti contendenti, riuscendo naturalmente sempre a guadagnarci. Sempre Pound disse che: “Le guerre si fanno per creare debiti. La guerra è il sabotaggio massimo, il sabotaggio più atroce”. Inoltre, come rivelato dal Financial Times e riportato su un articolo del Corriere della Sera del 2009, la potente dinastia finanziaria dei Rothschild fu coinvolta anche nella tratta degli schiavi. Colonialismo, schiavismo, guerre e rivoluzioni violente, sono stati la fonte di una buona parte dell’arricchimento dei Rothschild e delle altre famiglie di banchieri internazionali che formano l’elite dell’1%, come è stata ribattezzata dai manifestanti di “Occupy Wall Street”.

Il controllo della moneta è la base del potere dell’oligarchia finanziaria. Come disse sempre Mayer Amschel Rothschild: “Permettetemi di emettere e controllare la moneta di una nazione e non mi importa chi fa le sue leggi”. Quello che dà più fastidio all’elite è la riappropriazione da parte degli individui e dei popoli della propria sovranità monetaria, una delle basi fondamentali per il funzionamento di un’equilibrato sistema democratico. I banchieri internazionali spingono essenzialmente verso un mondo sempre più dipendente dalla dittatura del denaro. Il loro sogno è un mondo completamente schiavo del denaro (anche elettronico) e totalmente mercificato, dove ogni individuo terrestre sia essenzialmente dipendente dal sistema finanziario e privato di ogni radice. Un mondo totalitario unito dalla fede nel Dio Denaro e nei suoi creatori.

Per uscire da questo sistema, urge un deciso cambio di paradigma, che miri alla riappropriazione della sovranità monetaria, alla diffusione di sistemi economici e finanziari alternativi (la finanza etica, ad esempio) per la costruzione di una società libera, consapevole e responsabile, non più dipendente dalla dittatura del denaro e dai suoi creatori.


Vox Insana  /  2.7.14
Il FMI ha ultimamente pubblicato numeri che danno la certezza matematica che l’Italia non può essere risanata e portata nei parametri dell’Eurosistema: è vero che dal 2008 al 2017 sarà leader nell’avanzo primario, ma questo conta ben poco rispetto al fatto che il suo pil, in quel periodo, calerà dell’1,7%, mentre quello USA aumenterà del 20,3, quello francese del 10, quello tedesco dell’8,8, quello cinese del 116. Il rapporto debito/pil italiano peggiora del 13,2%.

Ciò basta a porre l’Italia fuori del circolo dei paesi del Primo Mondo (già nella precedente fase di crescita era rimasta indietro di molti punti dall’Eurozona e dall’America) e ad escludere che possa rispettare il Fiscal Compact (riduzione del 20% all’anno della quota di debito pubblico eccedente il 60% del pil).

Quindi, a breve termine, l’Italia sarà o fuori dall’Euro, oppure governata direttamente dai finanzieri del Meccanismo Europeo di Stabilità, cioè di Berlino, con costi, reazioni sociali, controreazioni repressive, potenzialmente estremi. Anche in Spagna e Grecia le ricette “europee” (cioè quelle dettate dalla Germania a tutela del suo c.d. “modello economico renano”), stanno portando l’economia al disastro. E continuano a venire imposte.

Le richieste di tasse e sacrifici da parte di un governo sono legittime se il governo dimostra che sono necessarie e idonee a un programma realistico e utile al paese. 

Quelle del governo Monti, Letta e del salvatore della patria Renzi non sono necessarie, perché il governo dovrebbe prima tagliare spese pubbliche parassitarie e gonfiate, e non lo fa; non sono idonee, perché, conti alla mano, non risolvono la crisi ma paiono aggravarla con l’avvitamento fiscale; inoltre non rientrano in un programma di interesse nazionale, anzi non si capisce nemmeno che fine stia perseguendo il governo, date le grandezze sopra riportate.

I tagli previsti alla spesa pubblica indebita per beni e servizi sono di 4,2 miliardi su un totale di 147, quindi è chiaro che non si liberano risorse per investimenti produttivi né per alleggerimenti fiscali, ma rimane intatto il sistema di produzione di consenso e profitto partitico e mafioso mediante scialo e appalti gonfiati. Item per le opere pubbliche, sistematicamente gonfiate.

E per la spesa per un personale elefantiaco e poco efficiente. Tagliare la spesa pubblica parassitaria significherebbe peraltro eliminare quel sistema e i suoi titolari, e ciò è impossibile per un governo che dipenda dai partiti.

Dato quanto sopra, ciò a cui sta lavorando il governo e chi lo appoggia, con tanti tagli e tante tasse, non è, non può essere, un piano di risanamento e rilancio del paese, che essi sanno benissimo essere irrealizzabile; dunque è un piano con un fine diverso.

Probabilmente è un piano di liquidazione del paese (ossia di raccolta e distribuzione tra potentati esterni ed esterni dei valori in esso presenti: risparmio, proprietà private e pubbliche) e al contempo di sua collocazione, in posizione subalterna, entro una nuova architettura “europea” di poteri reali e formali, con un ampio haircut dei diritti e delle garanzie civili, politici, fiscali, sindacali; e con forte compressione fiscale e bancaria delle piccole imprese italiana, onde far posto nel mercato italiano ad imprese straniere.

Remunerando l’appoggio parlamentare dei partiti politici con la conservazione dei loro privilegi e feudi, si tiene insieme il paese per il tempo necessario a liquidare i suoi assets e a completare il lavoro di ingegneria sociale.

Poi, quando il paese salta, lo si fa cadere in una gabbia appositamente predisposta. Questo mi pare lo scenario più verosimile, anche se spero di sbagliarmi.

Come previsto da Paul Krugman già nel 1991, continua la meridionalizzazione (desertificazione industriale) della periferia europea, ossia continua il processo di concentrazione dei capitali e delle competenze nelle aree, perlopiù tedesche, dove il capitale e le competenze rendono di più, e dove realizzano surplus commerciali che consentono, da un lato, di aumentare il gap di efficienza sistemica, con un continuo calo del costo comparato del lavoro tra Germania e PIIGS (feedback positivo, anziché correttivo, del mercato); e dall’altro lato di fare shopping di assets nei paesi periferici - shopping ulteriormente favorito, se questi paesi svalutano uscendo dall’euro.

Monti e molti altri lavorano a questo processo di riforma del sistema-europa, processo infrastrutturale rispetto a quello sovrastrutturale della riforma giuridica che dissolve gli stati nazionali.

Per tali ragioni, è strutturalmente prevedibile che l’eurosistema si rompa a breve, e a quel punto è interesse dei PIIGS sciogliersi anche dal Mercato Unico, al fine di poter adottare misure protettive contro il take-over dei capitali tedeschi e altre forme di imperialismo e colonizzazione depredante.

In tale scenario, è ovvio che i cittadini ritengano che le tasse siano non solo eccessive, ma anche contrarie agli interessi della nazione, perché esse vanno a sostenere un’operazione di quel tipo.

Se uscire dall’Eurosistema è inevitabile, tanto vale uscire al più presto, prima che il processo di demolizione dell’economia nazionale produca ulteriori danni, e con ancora qualche soldo in tasca. Se ci lasciamo portar via le ultime risorse, dopo saremo in balia del capitale dominante sostanzialmente tedesco, mentre anticipando i tempi potremmo ripartire i danni con i paesi amici.

Il popolo e le imprese hanno quindi interesse ad attivarsi per sventare il disegno di liquidazione del paese, rovesciando il tavolo. E a ricordare alla Germania che il Nazismo e la II GM sono conseguenza dell’austerità imposta ad essa stessa per il pagamento dei suoi debiti.

In termini di senso comune, Monti può essere considerato un nemico dell’Italia perché fa interessi stranieri contro quelli italiani. Però a livello più profondo egli, come pure Napolitano, sta semplicemente assecondando un processo oggettivo, impersonale, probabilmente inevitabile.

Hollande potrebbe allearsi con Berlino concordando di appoggiare la politica economica che Berlino sta imponendo agli altri nel proprio interesse, in cambio di una partecipazione al “bottino” di surplus e di shopping estero che Berlino sta realizzando e realizzerà.

Ossia può accordarsi per spartirsi l’Europa con la Germania, inserendo il nord-est della Francia nella grande area industriale centro-europea che assorbe i distretti industriali periferici.

In ogni caso, conviene prepararsi a un cambiamento valutario, quindi alla probabilità che i depositi bancari e gli altri crediti denominati in Euro siano convertiti in Lire o altra valuta, con una forte svalutazione rispetto all’Euro e con una perdita di potere d’acquisto.

Vox Insana  /  29.6.14
15 mesi fa  - I capelli, sono pettinati con la riga rigorosamente a destra. Lo sguardo è vagamento perso. Il naso è pronunciato. Il labbro inferiore sporge leggermente, mostrando un po' di saliva, a causa della pronuncia blesa... quando parla, infatti, la lingua va a toccare la fila superiore dei denti.

Questo è Matteo Renzi... questo è, nel senso che oltre la facciata non vi è altro. Il contenuto manca. Falso come l'ottone è il detto che più di qualsiasi altra cosa meglio lo rappresenti. Matteo Renzi a prima vista sembra un oggetto fatto d'oro, ma basta una grattatina e si scopre che l'oro, invece, è ottone.

Matteo Renzi rappresenta la destra conservatrice e liberale, quanto di più vecchio e inutile vi è per rispondere all'esigenza di un mondo nuovo e più giusto. Il problema è che, essendosi trovato all'interno di uno schieramento di sinistra, evidentemente solo per la convenienza del momento, adesso ci vogliono far credere che Matteo Renzi rappresenti il futuro della sinistra in Italia. Mala tempora.

E la cosa ancora più sorprendente è che Matteo Renzi, finora, non ha dimostrato di saper fare qualcosa. Aver amministrato una provincia non è nota di merito... lo saprebbe fare pure il mio gatto, senza che la Corte dei Conti avesse poi da ridire sul suo operato, come invece è avvenuto per Renzi. Il sindaco lo sa fare? È presto per dirlo, bisogna attendere la fine della legislatura. Intanto, si può ricordare che il Maggio Fiorentino, di cui il sindaco di Firenze è di diritto presidente del consiglio di amministrazione, dopo 80 anni di storia, rischia di chiudere. Se il buongiorno si vede dal mattino...

Ma i riferimenti culturali di Matteo Renzi sono altri... Lui pensa ad Amici e alla De' Filippi. In fondo, che male c'è. Il suo pubblico è quello. Quella è la sua base elettorale. Di fatto, Matteo Renzi spinge perché il PD faccia un accordo di governo con Berlusconi oppure che si torni a votare. Ci mancherebbe che Bersani possa anche tentare di fare un governo che ottenga il consenso di volta in volta sulla base dei provvedimenti presentati per poi andare al voto con una nuova legge elettorale. Per Matteo Renzi sarebbe una jattura, come per Berlusconi, di cui di nascosto ha frequentato la casa, facendolo sembrare quasi un'olgettina.

Nella confusione totale in cui l'Italia naviga grazie a Berlusconi, Grillo e Napolitano, Matteo Renzi non poteva pensare di restar fuori dalla mischia. Anche lui doveva partecipare alla contesa. Questi personaggi di terza categoria si stanno sbranando per il loro esclusivo interesse personale, utilizzando una nazione come campo di gioco. Triste spettacolo.


Vox Insana  /  29.6.14
Al sesto anno di crisi, con il debito avviato verso il 135% del Pil, per il Tesoro è il momento di rompere un nuovo tabù. Vanno ceduti altri pezzi importanti del capitale di Eni e di Enel. Lo Stato non ha più assoluto bisogno di mantenersi sopra il 30%, la quota di controllo, nelle sue più grandi società quotate. Può anche scendere di un altro 10% senza dover temere per questo scalate ostili di investitori esteri. La speranza è che anche il premier Matteo Renzi se ne convinca. Il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, e la sua squadra ci stanno riflettendo seriamente, perché conoscono alla perfezione i vincoli entro i quali il Paese si muove. Il debito pubblico era intorno al 120% del prodotto lordo nel 2011 e, secondo le stime del Documento di economia e finanza (Def), salirà al 134,9% quest’anno.

Noi andiamo a dare un’occhiata alla porte girevoli nostrane e mondiali, giusto per rinfrescare la memoria di tutti coloro che andranno a votare, per sostenere questa Europa, si l’Europa che ho descritto nel mio editoriale sul Giornale l’Adige di cui ben pochi parlano, anzi…

In questi giorni è uscito un rapporto pubblicato da Corporate Europe Observatory, un gruppo di ricerca indipendente che vuole far conoscere e sfidare l’accesso privilegiato e l’influenza che godono i gruppi di pressione nel processo decisionale europeo, un esercito di 1.700 lobbisti con a disposizione un fatturato annuo di oltre 120 milioni di euro, forniti da banche e altre imprese del settore per sostenerne le attività. Non solo, nei primi mesi del 2013 un quotidiano inglese ha reso noti documenti secondo i quali, a Bruxelles, hanno stanziato milioni di euro per intervenire sui social network nei dibattiti sulla moneta unica, cercando di influenzare l’opinione degli utenti, in direzione unica.

Ma prima solo una precisazione, con l’augurio che questo post possa girare il più rapidamente possibile per far comprendere a tutti come la democrazia è stata ormai definitivamente sequestrata dalla plutocrazia finanziaria mondiale!

Ma non aveva forse detto Matteo Renzi recentemente … “L’Eni è oggi un pezzo fondamentale della nostra politica energetica, della nostra politica estera, della nostra politica di intelligence". Cosa vuol dire intelligence? I servizi, i servizi segreti“….?

E ancora a proposito di un suo recente incontro alla City… ha poi raccontato, con riferimento al suo incontro con gli investitori della City: "Ieri a Londra mi hanno detto che potrei vendere Eni. Ma noi non vendiamo i nostri gioiellini". (Il Sole 24 Ore)

Giusto per mettere le cose in prospettiva e rinfrescare la memoria degli italiani ma non solo il suo amico Davide Serra, il finanziere che fa la morale in Italia e paga le tasse nei paradisi fiscali …

Serra: "la City colpita positivamente" da Renzi. Un faccia a faccia con imprenditori e alta finanza della City, quello andato in scena questa mattina all’ambasciata italiana a Londra. Renzi, si è intrattenuto per oltre un’ora e mezza ascoltando e prendendo la parola quasi esclusivamente per porre domande ai propri ospiti. A riferirlo è stato uno strenuo sostenitore di Renzi, il patron del fondo Algebris, Davide Serra: "La sala è rimasta positivamente colpita: per la prima volta è arrivata una persona che ascolta", ha raccontato Serra. (Il Sole 24 Ore)

Giusto per mettere i puntini sulle i queste sono le spettacolari performance dei fondi dell’amico di Renzi…

Un po’ ci si è messa anche la sfortuna, ma per Davide Serra il mese di Aprile non deve essere stato troppo entusiasmante. Intanto le performance dei suoi fondi:

  •  -6.9% per l’Algebris Global Financials Fund (-6% da inizio anno)
  •  -4,28% per l’Ms Algebris Global Financials Ucits Fund
  •  -2,97% per il Long Only Global Financials Fund, poco sotto lo zero il Financial Income Ucits Fund. 

In positivo solo il Financial Credit Ucits (1,46%) e il Financial CoCo Fund (2,16%). 
Si tratta delle stime inviate a un panel di interlocutori di Algebris, la società che Serra guida. ai lavori. Tutti i dolori del giovane Davide Serra – Formiche

Ma proseguiamo!

Quindi se Renzi giustamente dopo quello che ha pubblicamente dichiarato è molto perplesso allora è un’ideuccia di Padoan quella di vendersi un 10% di ENI e ENEL, non è che qualcuno ha promesso qualcosa in giro?

No sai perchè ho appena saputo che … Grilli assunto in Jp Morgan L’ex ministro del Tesoro diventa presidente per l’area Europa, Medio Oriente e Africa per la banca d’affari USA. Si occuperà di corporate e investment bank. Stava per passare a Jp Morgan già tre anni fa, prima della chiamata di Monti

MILANO - Le aveva definite “voci infondate e dannose”, quando il giorno prima del varo del governo Monti, il 14 novembre del 2011, era stato ipotizzato un suo passaggio a Jp Morgan. Allora Vittorio Grilli era direttore generale del Tesoro e a luglio si era parlato di lui come di un possibile successore di Mario Draghi alla guida di Banca d’Italia. Il suo sponsor era Giulio Tremonti, un astro in discesa che non riuscì a piazzare il suo protetto al vertice di Via Nazionale. Grilli aveva chiesto l’appoggio per salire sul trono dei banchieri italiani anche a Massimo Ponzellini, il discusso presidente della Banca Popolare di Milano, finito al centro di un’inchiesta per finanziamenti facili a un giro di “amici”. Ma non gli valse a nulla, la spuntò Ignazio Visco.

A proposito di ENI ed ENEL, il popolo di Icebergfinanza sa cosa sia un ” DIVIDEND YIELD” vero. Beh se non lo sapete faciamo un pò di financial literacy aiutandoci con Wikipedia…

In finanza ed economia finanziaria, il dividend yield o rapporto dividendo-prezzo corrisponde al rapporto tra l’ultimo dividendo annuo per azione corrisposto agli azionisti o annunciato e il prezzo in chiusura dell’anno di un’azione ordinaria. Esso è utilizzato come indicatore del rendimento immediato indipendentemente dal corso del titolo azionario. (Grafico)

Quindi come potete vedere, il rendimento medio lordo di un’azione eni dal 2006 in poi è stato del 6 % minimo e noi che paghiamo oggi il 3 % a dieci anni sul nostro debito pubblico e in media il 4 % arrotondando per difetto, ripeto noi andiamo a vendere il 10 % di una gallina dalle uova d’oro che rende il 6 %  per ripagare un debito che ci costa il 4 %!

Favoloso, voglio anch’io dei consulenti finanziari meravigliosi come questi o magari come qualche professorino italiano che insegna in America, che ogni tanto fa campagna elettorale in Italia per lo zero virgola. Ma prima di tornare a Grilli facciamo un piccolo elenco delle REVOLVING DOORS mondiali, ovvero le porte girevoli dalle quali entrano ed escono a piacimento banchieri che diventano ministri e viceversa. Il caso più ecclatante è quello americano, una nazione amministrata da banchieri…(Foto 1) (Foto2)

Poi c’è quella europea dove ex uomini di hanno amministrato il fallimento dell’Europa e tuttora lo stanno amministrando …(Foto)

Per carità di patria è meglio non dire nulla del recente governo Monti intriso di banchieri o amministratori di banche da Passera alla Fornero, ma passiamo direttamente a quella che è la squadra di Goldman Sachs italiana, ma non solo anche Deutsche Bank e via dicendo…

MILANO - L’ ex presidente dell’ IRI Romano Prodi è in avanzate trattative con la merchant-bank americana Goldman Sachs che gli ha chiesto di diventare suo consulente strategico per il mercato italiano. La notizia, confermata da fonti vicine allo stesso Prodi, soddisfa finalmente le curiosità da tempo concentrate sulle occupazioni del professore di Bologna dopo la sua uscita dalle Partecipazioni Statali.

Ve lo ricordate  Giuliano Amato? Dutsche Bank: "Giuliano Amato senior advisor in Italia"

In questo ruolo, secondo quanto apprende Radiocor, Amato supportera’ Deutsche Bank in Europa e soprattutto in Italia dando un contributo all’interpretazione degli scenari politici e macroeconomici e nella valutazione degli interventi e delle normative del Governo, fornendo la propria consulenza ai principali clienti attuali e potenziali della banca.

Ve lo ricordate Gianni Letta? Si, l’ombra di Silvio Berlusconi: altro nome da brivido che circola come possibile presidente della Repubblica come Prodi… "Gianni Letta nominato advisor di Goldman Sachs".

Ve lo ricordate Blair? Si, quello che dovrebbe essere un modello per Renzi.

Ebbene anche quello…La seconda vita di Blair, consulente superpagato per la JPMorgan…  

LONDRA - Fare il primo ministro non è un lavoro semplice. Polemiche, tensioni, stress. E in più le soddisfazioni per aver lavorato bene possono arrivare solo dopo, all’indomani dell’addio al governo. Però a volte si tratta di soddisfazioni di tutto rispetto. Tony Blair, per esempio, ha appena firmato un contratto da superconsulente per la banca d’affari americana Jp Morgan che gli frutterà un milione di dollari all’anno. In questo modo Blair non avrà il minimo problema a estinguere il pesante mutuo (24.000 euro al mese) della casa da 5 milioni di euro comprata a Londra nel quartiere di Bayswater.

Devo andare avanti magari elencando qualche altro psicopatico che si crede essere la mano di Dio o predicatore di un nuovo vangelo? Di cosa volete parlare oggi; di democrazia? O più di Europa ... mentre qualcuno si sciroppa qualche telenovelas o la solita partita di calcio?

Siete immersi nella più colossale truffa della storia della finanza mondiale: frodi , manipolazioni, indici, valute, commodity, tassi manipolati, e soprattutto udite udite…

…questa è una crisi di debito PUBBLICO, mica di debito PRIVATO!

Aveva ragione Prezzolini… la parabola dei fessi e dei furbi …italiani popolo di fessi!

Mi dispiace ma questa è la pura e semplice realtà, bisogna prenderne atto, come noi facciamo da anni, mentre altri vi illudono inutilmente, in direzione sempre e solo ostinata e contraria!


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