L'avvertimento di Putin


Tutto quello che dovresti sapere ma che i "media" di regime di nascondono. Alex Jones rompe il silenzio dei media occidentali tradizionali con il supporto di Vladimir Putin che avverte i giornalisti di guerra. Il presidente russo ha incontrato i giornalisti stranieri a conclusione del San Pietroburgo International Economic Forum del 17 giugno 2016. Egli non ha lasciato nessun dubbio sul fatto che il mondo è diretto su un percorso verso il basso che potrebbe portare ad una guerra nucleare.

 

Credits: Italia Dei Dolori
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Per Londra, la propaganda è un’arte

Poiché nessun essere umano normale può accettare di vedere soffrire i bambini, essi risultano di conseguenza ottimi soggetti per la propaganda di guerra. Thierry Meyssan ritorna sull’uso dei bambini da parte della coalizione internazionale nella guerra contro la Siria.

 La stampa occidentale è plurale, ma non pluralista: tutti i grandi giornali del 20 agosto
hanno pubblicato unanimemente la stessa fotografia.

Come in tutte le guerre, quella contro la Siria dà luogo a una valanga di propaganda. E l’argomento dei bambini è sempre in auge.

Così, all’inizio della guerra, il Qatar voleva dimostrare che la Repubblica, lungi dal servire l’interesse generale, disprezzava il Popolo. La petro-dittatura ha allora trasmesso sulla sua catena televisiva Al-Jazeera la leggenda dei bambini di Deraa, torturati dalla polizia. Per illustrare la crudeltà del suo avversario, il Qatar precisava che erano state loro strappate le unghie. Naturalmente, nonostante le proprie ricerche, nessun giornalista ha trovato traccia alcuna di questi bambini. La BBC ha pur trasmesso l’intervista con due di loro, ma avevano ancora le unghie.

Siccome il mito era inverificabile, il Qatar ha poi lanciato una nuova storia: quella di un bambino, Hamza Ali Al-Khateeb (13 anni), che sarebbe stato torturato e castrato dalla polizia del "regime". Questa volta si disponeva un’immagine probante. Tutti potevano vedere un corpo senza sesso. Peccato! L’autopsia dimostrava che il corpo era stato conservato male, che si era fermentato e gonfiato. Il ventre nascondeva il sesso del bambino, che stava ancora lì.

Alla fine del 2013, i britannici si son fatti carico della guerra di propaganda. Essi dispongono di una lunga esperienza in questo campo e sono considerati gli inventori della propaganda moderna, durante la prima guerra mondiale, con l’Ufficio della propaganda di guerra. Una delle caratteristiche dei loro metodi consiste nel ricorrere sempre agli artisti, perché l’estetica neutralizza lo spirito critico. Nel 1914, reclutarono i grandi scrittori dell’epoca - come Arthur Conan Doyle, HG Wells o Rudyard Kipling - per pubblicare testi che attribuissero dei crimini immaginari al nemico tedesco. Poi, reclutarono i proprietari dei loro principali giornali affinché riprendessero le informazioni immaginarie dei loro scrittori.

Quando gli statunitensi ripresero il metodo britannico nel 1917 con il Comitato dell’Informazione Pubblica, studiarono più precisamente i meccanismi di persuasione, con l’aiuto di una star del giornalismo come Walter Lippmann e dell’inventore della moderna pubblicità, Edward Bernays (il nipote di Sigmund Freud). Ma persuasi dal potere della scienza, si scordarono l’estetica.

All’inizio del 2014, l’MI6 britannico ha creato la società Innovative Communications & Strategies (InCoStrat) [Comunicazione e strategie innovative] a cui dobbiamo per esempio i magnifici loghi dei gruppi armati, dal più “moderato” al più “estremista”. Questa società, che ha uffici a Washington e a Istanbul, ha organizzato la campagna per convincere gli europei a raccogliere 1 milione di profughi. Ha realizzato la fotografia del giovane Aylan Kurdi, annegato su una spiaggia turca, ed è riuscita in appena due giorni a farla riprendere unanimemente dai principali quotidiani atlantisti in tutti i paesi della NATO e del Consiglio di cooperazione del Golfo.

Ogni anno, prima della guerra, un centinaio di persone morivano annegate sulle spiagge turche, me nessuno ne parlava. E soprattutto, solo i giornali scandalistici mostravano cadaveri. 

Ma quella fotografia era così ben fatta ... 

Così come avevo fatto notare che un corpo non può essere rigettato dal mare perpendicolarmente alle onde, il fotografo ha in seguito spiegato di aver spostato il cadavere per le esigenze della fotografia.

La foto del piccolo Omran Daqneesh (5 anni), in un’ambulanza di Aleppo-Est è dunque accompagnata da un video. I due supporti visivi consentono di raggiungere sia la stampa scritta sia le televisioni. La scena è così drammatica che una presentatrice della CNN non ha potuto impedirsi di piangere nel vederla. Naturalmente, una volta che si riflette, il bambino non è preso in carico da soccorritori che gli prestino primi soccorsi, bensì da dei figuranti (i c.d. «White Helmets», trad. "Caschi Bianchi") che lo fanno adagiare di fronte all’obiettivo.

Gli sceneggiatori britannici fanno del bambino solo quel che loro interessa per realizzare le proprie immagini. Secondo la Associated Press, la fotografia è stata scattata da Mahmoud Raslan, che si vede anche nel video. Tuttavia, secondo il suo account di Facebook, egli risulta essere membro di Harakat Nour al-Din al-Zenki (sostenuto dalla CIA, che gli ha fornito missili anti-carro BGM-71 TOW). Sempre secondo il suo account di Facebook, confermato da un altro video, è stato lui personalmente - il 19 luglio 2016 - a sgozzare un bambino palestinese, Abdullah Tayseer Al Issa (12 anni).

Le leggi europee disciplinano rigorosamente il ruolo dei bambini nella pubblicità. Evidentemente, non si applicano alla propaganda di guerra.

Thierry Meyssan
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L’asse segreto Usa-Arabia Saudita


Nome in codice «Timber Sycamore»: così si chiama l’operazione di armamento e addestramento dei «ribelli» in Siria, «autorizzata segretamente dal presidente Obama nel 2013»: lo documenta una inchiesta pubblicata dal New York Times.
Quando è stata incaricata dal presidente di effettuare questa operazione coperta, «la Cia sapeva già di avere un partner disposto a finanziarla: l’Arabia Saudita». Insieme al Qatar, «essa ha fornito, armi e diversi miliardi di dollari, mentre la Cia ha diretto l’addestramento dei ribelli». La fornitura di armi ai «ribelli», compresi «gruppi radicali come Al Qaeda», era iniziata nell’estate 2012 quando, attra-verso una rete predisposta dalla Cia, agenti segreti sauditi avevano comprato in Croazia e nell’Europa orientale migliaia di fucili da assalto Ak-47 con milioni di proiettili e i qatariani avevano infiltrato in Siria, attraverso la Turchia, missili portatili cinesi Fn-6 acquistati sul mercato internazionale. Poiché la fornitura di armi avveniva a ruota libera, alla fine del 2012 il direttore della Cia David Petraeus convocava gli alleati in Giordania, imponendo un più stretto controllo dell’Agenzia sull’intera operazione. Pochi mesi dopo, nella primavera 2013, Obama autorizzava la Cia ad addestrare i «ribelli» in una base in Giordania, affiancata da una in Qatar, e a fornire loro armi tra cui missili anticarro Tow. Sempre con i miliardi del «maggiore contribuente», l’Arabia Saudita. Non nuova a tali operazioni.

Negli anni Settanta e Ottanta, essa aiutò la Cia in una serie di operazioni coperte. In Africa, in particolare in Angola dove, con i finanziamenti sauditi, la Cia sosteneva i ribelli contro il governo alleato dell’Urss. In Afghanistan, dove «per armare i mujahiddin contro i sovietici, gli Stati uniti lanciarono una operazione del costo annuo di milioni di dollari, che i sauditi pagarono dollaro su dollaro attraverso un conto della Cia in una banca svizzera». In Nicaragua, quando l’amministrazione Reagan varò il piano segreto per aiutare i contras, i sauditi finanziarono l’operazione della Cia con 32 milioni di dollari attraverso una banca delle Isole Cayman. Attraverso queste e altre operazioni segrete, fino all’attuale in Siria, si è cementata «la lunga relazione tra i servizi segreti degli Stati uniti e dell’Arabia Saudita». Nonostante il «riavvicinamento diplomatico» di Washington all’Iran, non gradito a Riyad, «l’alleanza persiste, tenuta a galla su un mare di denaro saudita e sul riconoscimento del mutuo interesse». Ciò spiega perché «gli Stati uniti sono riluttanti a criticare l’Arabia Saudita per la violazione dei diritti umani, il trattamento delle donne e il sostegno all’ala estremista dell’Islam, il wahabismo, che ispira molti gruppi terroristi», e perché «Obama non ha condannato l’Arabia Saudita per la decapitazione di Sheikh Nimr al-Nimr, il dissidente religioso sciita che aveva sfidato la famiglia reale».

Si aggiunge il fatto, di cui il New York Times non parla, che il segretario di stato John Kerry, in visita a Riyad il 23 gennaio, ha ribadito che «nello Yemen, dove l’insurrezione Houthi minaccia l’Arabia Saudita, gli Usa sono a fianco degli amici sauditi». Gli amici che da quasi un anno fanno strage di civili nello Yemen, bombardando anche gli ospedali, aiutati dagli Usa che forniscono loro intelligence (ossia indicazione degli obiettivi da colpire), armi (tra cui bombe a grappolo) e sostegno logistico (tra cui il rifornimento in volo dei cacciabombardieri sauditi). Gli stessi amici che il premier Renzi ha ufficialmente incontrato lo scorso novembre a Riyad, garantendo loro il sostegno e le bombe dell’Italia nella «comune lotta al terrorismo».

Quando è stata incaricata dal presidente di effettuare questa operazione coperta, «la Cia sapeva già di avere un partner disposto a finanziarla: l’Arabia Saudita». Insieme al Qatar, «essa ha fornito, armi e diversi miliardi di dollari, mentre la Cia ha diretto l’addestramento dei ribelli». La fornitura di armi ai «ribelli», compresi «gruppi radicali come Al Qaeda», era iniziata nell’estate 2012 quando, attra-verso una rete predisposta dalla Cia, agenti segreti sauditi avevano comprato in Croazia e nell’Europa orientale migliaia di fucili da assalto Ak-47 con milioni di proiettili e i qatariani avevano infiltrato in Siria, attraverso la Turchia, missili portatili cinesi Fn-6 acquistati sul mercato internazionale. Poiché la fornitura di armi avveniva a ruota libera, alla fine del 2012 il direttore della Cia David Petraeus convocava gli alleati in Giordania, imponendo un più stretto controllo dell’Agenzia sull’intera operazione. Pochi mesi dopo, nella primavera 2013, Obama autorizzava la Cia ad addestrare i «ribelli» in una base in Giordania, affiancata da una in Qatar, e a fornire loro armi tra cui missili anticarro Tow. Sempre con i miliardi del «maggiore contribuente», l’Arabia Saudita. Non nuova a tali operazioni.

Negli anni Settanta e Ottanta, essa aiutò la Cia in una serie di operazioni coperte. In Africa, in particolare in Angola dove, con i finanziamenti sauditi, la Cia sosteneva i ribelli contro il governo alleato dell’Urss. In Afghanistan, dove «per armare i mujahiddin contro i sovietici, gli Stati uniti lanciarono una operazione del costo annuo di milioni di dollari, che i sauditi pagarono dollaro su dollaro attraverso un conto della Cia in una banca svizzera». In Nicaragua, quando l’amministrazione Reagan varò il piano segreto per aiutare i contras, i sauditi finanziarono l’operazione della Cia con 32 milioni di dollari attraverso una banca delle Isole Cayman. Attraverso queste e altre operazioni segrete, fino all’attuale in Siria, si è cementata «la lunga relazione tra i servizi segreti degli Stati uniti e dell’Arabia Saudita». Nonostante il «riavvicinamento diplomatico» di Washington all’Iran, non gradito a Riyad, «l’alleanza persiste, tenuta a galla su un mare di denaro saudita e sul riconoscimento del mutuo interesse». Ciò spiega perché «gli Stati uniti sono riluttanti a criticare l’Arabia Saudita per la violazione dei diritti umani, il trattamento delle donne e il sostegno all’ala estremista dell’Islam, il wahabismo, che ispira molti gruppi terroristi», e perché «Obama non ha condannato l’Arabia Saudita per la decapitazione di Sheikh Nimr al-Nimr, il dissidente religioso sciita che aveva sfidato la famiglia reale».

Si aggiunge il fatto, di cui il New York Times non parla, che il segretario di stato John Kerry, in visita a Riyad il 23 gennaio, ha ribadito che «nello Yemen, dove l’insurrezione Houthi minaccia l’Arabia Saudita, gli Usa sono a fianco degli amici sauditi». Gli amici che da quasi un anno fanno strage di civili nello Yemen, bombardando anche gli ospedali, aiutati dagli Usa che forniscono loro intelligence (ossia indicazione degli obiettivi da colpire), armi (tra cui bombe a grappolo) e sostegno logistico (tra cui il rifornimento in volo dei cacciabombardieri sauditi). Gli stessi amici che il premier Renzi ha ufficialmente incontrato lo scorso novembre a Riyad, garantendo loro il sostegno e le bombe dell’Italia nella «comune lotta al terrorismo».

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Il genocidio dei popoli europei



L’immigrazione di massa è un fenomeno le cui cause sono tutt’oggi abilmente celate dal Sistema e che la propaganda  multietnica si sforza falsamente di rappresentare come inevitabile. Con questo articolo intendiamo dimostrare una volta per tutte che non si tratta di un fenomeno spontaneo. Ciò che si vorrebbe far apparire come un frutto ineluttabile della storia è in realtà un piano studiato a tavolino e preparato da decenni per distruggere completamente il volto del Vecchio continente.

LA PANEUROPA

Pochi sanno che uno dei principali ideatori del processo d’integrazione europea fu anche colui che pianificò il genocidio programmato dei popoli europei. Si tratta di un oscuro personaggio di cui la massa ignora l’esistenza, ma che i potenti considerano come il padre fondatore dell’Unione Europea. Il suo nome è Richard Coudenhove Kalergi. Egli muovendosi dietro le quinte, lontano dai riflettori, riuscì ad attrarre nelle sue trame i più importanti capi di stato, che si fecero sostenitori e promotori del suo progetto di unificazione europea. Nel 1922 fonda a Vienna il movimento “Paneuropa” che mira all’instaurazione di un Nuovo Ordine Mondiale basato su una Federazione di Nazioni guidata dagli Stati Uniti. L’unificazione europea avrebbe costituito il primo passo verso un unico Governo Mondiale. 

Con l’ascesa dei fascismi in Europa, il Piano subisce una battuta d’arresto, e l’unione Paneuropea è costretta a sciogliersi, ma dopo la Seconda Guerra Mondiale Kalergi, grazie ad una frenetica e instancabile attività, nonché all’appoggio di Winston Churchill, della loggia massonica B’nai B’rith e di importanti quotidiani come il New York Times, riesce a far accettare il suo progetto al Governo degli Stati Uniti.




L’ESSENZA DEL PIANO KALERGI

Nel suo libro «Praktischer Idealismus», Kalergi dichiara che gli abitanti dei futuri “Stati Uniti d’Europa” non saranno i popoli originali del Vecchio continente, bensì una sorta di subumanità resa bestiale dalla mescolanza razziale. Egli afferma senza mezzi termini che è necessario incrociare i popoli europei con razze asiatiche e di colore, per creare un gregge multietnico senza qualità e facilmente dominabile dall’elite al potere.

"L’uomo del futuro sarà di sangue misto. La razza futura  eurasiatica-negroide, estremamente simile agli antichi egiziani, sostituirà la molteplicità dei popoli, con una molteplicità di personalità"

Ecco come Gerd Honsik descrive l’essenza del Piano Kalergi.

Kalergi proclama l’abolizione del diritto di autodeterminazione dei popoli e, successivamente, l’eliminazione delle nazioni per mezzo dei movimenti etnici separatisti o l’immigrazione allogena di massa. Affinchè l’Europa sia dominabile dall‘elite, pretende di trasformare i popoli omogenei in una razza mescolata di bianchi, negri e asiatici. A questi meticci egli attribuisce crudeltà, infedeltà e altre caratteristiche che, secondo lui, devono essere create coscientemente perché sono indispensabili per conseguire la superiorità dell‘elite.
Eliminando per prima la democrazia, ossia il governo del popolo, e poi il popolo medesimo attraverso la mescolanza razziale, la razza bianca deve essere sostituita da una razza meticcia facilmente dominabile. Abolendo il principio dell’uguaglianza di tutti davanti alla legge e evitando qualunque critica alle minoranze con leggi straordinarie che le proteggano, si riuscirà a reprimere la massa.
I politici del suo tempo diedero ascolto a Kalergi, le potenze occidentali si basarono sul suo piano e le banche, la stampa e i servizi segreti americani finanziarono i suoi progetti. I capi della politica europea sanno bene che è lui l’autore di questa Europa che si dirige a Bruxelles e a Maastricht. Kalergi, sconosciuto all’opinione pubblica, nelle classi di storia e tra i deputati è considerato come il padre di Maastricht e del multiculturalismo.
La novità del suo piano non è che accetta il genocidio come mezzo per raggiungere il potere, ma che pretende creare dei subumani, i quali grazie alle loro caratteristiche negative come l’incapacità e l’instabilità, garantiscano la tolleranza e l’accettazione di quella “razza nobile”.

DA KALERGI AI NOSTRI GIORNI

Benché nessun libro di scuola parli di Kalergi, le sue idee sono rimaste i principi ispiratori dell’odierna Unione Europea. La convinzione che i popoli d’Europa debbano essere mescolati con negri e asiatici per distruggerne l’identità e creare un’unica razza meticcia, sta alla base di tutte le politiche comunitarie volte all’integrazione e alla tutela delle minoranze. Non si tratta di principi umanitari, ma di direttive emanate con spietata determinazione per realizzare il più grande genocidio della storia.

In suo onore è stato istituito il premio europeo Coudenhove-Kalergi che ogni due anni premia gli europeisti che si sono maggiormente distinti nel perseguire il suo piano criminale. Tra di loro troviamo nomi del calibro di Angela Merkel o Herman Van Rompuy.


L’incitamento al genocidio è anche alla base dei costanti inviti dell’ONU ad accogliere milioni di immigrati per compensare la bassa natalità europea. Secondo un rapporto diffuso all’inizio del nuovo millennio “Population division” dalle Nazioni Unite a New York, intitolato: “Migrazioni di ricambio: una soluzione per le popolazioni in declino e invecchiamento" l’Europa avrebbe bisogno entro il 2025 di 159 milioni di immigrati. 

Ci si chiede come sarebbe possibile fare stime così precise se l’immigrazione non fosse un piano studiato a tavolino. È certo infatti che la bassa natalità di per sé potrebbe essere facilmente invertita con idonei provvedimenti di sostegno alle famiglie ad è altrettanto evidente che non è attraverso l’apporto di un patrimonio genetico diverso che si protegge il patrimonio genetico europeo, ma che così facendo se ne accelera la scomparsa. L’unico scopo di queste misure è dunque quello di snaturare completamente un popolo, trasformarlo in un insieme di individui senza più alcuna coesione  etnica, storica e culturale. In breve, le tesi del Piano Kalergi hanno costituito e costituiscono tutt’oggi il fondamento delle politiche ufficiali dei governi volte al genocidio dei popoli europei attraverso l‘immigrazione di massa. G. Brock Chisholm, ex direttore dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), dimosta di avere imparato bene la lezione di Kalergi quando afferma:

"Ciò che in tutti i luoghi la gente deve fare è praticare la limitazione delle  nascite e i matrimoni misti (tra razze differenti), e ciò in vista di creare una sola razza in un mondo unico dipendente da un’autorità centrale"

Se ci guardiamo attorno il piano Kalergi sembra essersi pienamente realizzato. Siamo di fronte ad una vera terzomondializzazione dell’Europa. L’assioma portante della “Nuova civiltà” sostenuta dagli evangelizzatori del verbo multiculturale, è l’adesione all’incrocio etnico forzato. Gli europei sono naufragati nel meticciato, sommersi da orde di immigrati afro-asiatici. La piaga dei matrimoni misti produce ogni anno migliaia di nuovi individui di razza mista: i “figli di Kalergi”. Sotto la duplice spinta della disinformazione e del rimbecillimento umanitario operato dai mezzi di comunicazione di massa si è insegnato agli europei a rinnegare le proprie origini, a disconoscere la propria identità etnica. I sostenitori della globalizzazione si sforzano di convincerci che rinunciare alla nostra identità è un atto progressista e umanitario, che il “razzismo” è sbagliato, ma solo perché vorrebbero farci diventare tutti come ciechi consumatori. È più che mai necessario in questi tempi reagire alle menzogne del sistema, ridestare lo spirito di ribellione negli europei. Occorre mettere sotto gli occhi di tutti il fatto che l’integrazione equivale a un genocidio. Non abbiamo altra scelta, l’alternativa è il suicidio etnico.
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Le mega-banche comprano acqua



Un’inquietante tendenza sta accelerando in tutto il mondo. Come già accennato in un post datato 23 Gennaio 2014 [Acqua, il petrolio di domani] i nuovi "baroni dell’acqua" – le banche di Wall Street e le élites  multimiliardarie – stanno comprando acqua in tutto il mondo, ad un ritmo senza precedenti.

Mega-banche e potenti società d’investimento, come ad esempio “Goldman Sachs”, “JP Morgan Chase”, “Citigroup”, “UBS”, “Deutsche Bank”, “Credit Suisse”, “Macquarie Bank”, “Barclays Bank”, “Blackstone Group”, “Allianz” e “HSBC”, stanno consolidando il loro controllo su questo settore.

Ricchi magnati come T. Boone Pickens, l'ex Presidente George H. Bush con la sua famiglia, Li Ka-shing (Hong Kong), Manuel V. Pangilinan (Filippine) ed altri ancora, stanno acquistando terreni posti su falde acquifere, laghi, dirittidi sfruttamento dell'acqua, servizi idrici, società d’ingegneria idraulica ed aziende tecnologiche in tutto il mondo.

La seconda inquietante tendenza è che, mentre i nuovi “baroni” stanno comprando acqua in tutto il mondo, i governi stanno rapidamente muovendosi per limitare la capacità dei cittadini a diventare autosufficienti nell’approvvigionamento idrico (come dimostra il caso di Gary Harrington. Lo Stato dell’Oregon ha criminalizzato la raccolta di acqua piovana che egli aveva fatto in tre laghetti posti su un terreno di sua proprietà, giudicandolo colpevole di nove capi d’accusa, e condannandolo a 30 giorni di carcere).

Mettiamo questa condanna in prospettiva: il miliardario T. Boone Pickens, ad esempio, può possedere più diritti di sfruttamento (dell’acqua) rispetto a qualsiasi altra persona in America (compreso il diritto a drenare 65 miliardi di galloni dalla falda acquifera di Ogallala), ma il cittadino Gary Harrington non può raccogliere le acque piovane sui 170 acri del suo terreno privato!

E’ un Nuovo Ordine Mondiale veramente strano quello in cui i multimiliardari e le banche elitarie possono tranquillamente possedere falde acquifere e laghi, ma i cittadini comuni non possono nemmeno raccogliere l'acqua piovana nei propri cortili e nei propri terreni​​.

"L'acqua è il petrolio del 21° secolo", ha dichiarato Andrew Liveris, CEO della “Dow Chemical Company” (citato nella rivista The Economist, il 21 Agosto 2008).

Nel 2008, nell’articolo “Why Big Banks May Be Buying up Your Public Water System”, ho sostenuto di come sia i media mainstream che quelli alternativi abbiano la tendenza a concentrarsi, quando parlano di acqua, sulle singole aziende e sui super-investitori, ma non su chi controlla il settore attraverso l’acquisto dei diritti di sfruttamento e dei relativi servizi idrici.

Ma la storia nascosta è decisamente molto più complicata. La vera storia del settore idrico globale è veramente contorta, e coinvolge il “capitale globalizzato interconnesso".

Wall Street e le società d’investimento globali, le banche e le altre imprese private –  valicando i confini nazionali e collaborando fra di loro, ma anche con le banche e gli hedge-funds, con le aziende tecnologiche e con i colossi assicurativi, con i fondi-pensione (pubblici e regionali) e con i fondi-sovrani – si stanno muovendo con molta rapidità non solo per acquistare i diritti di sfruttamento e le tecnologie di trattamento delle acque, ma anche per privatizzare i servizi idrici e le infrastrutture pubbliche.

Ora, nel 2012, stiamo assistendo all’accelerazione di questo trend volto al consolidamento globale del settore, da parte delle banche elitarie e dei vari tycoons. In un documento di  “equity research” (divisione bancaria che si occupa dell’analisi dettagliata di una società o di un  settore, ndt) della “JP Morgan”, si afferma chiaramente che: “Wall Street appare ben consapevole delle opportunità d’investimento nelle infrastrutture per l’approvvigionamento idrico, nel trattamento delle acque reflue e nelle tecnologie per la gestione della domanda".

Wall Street, in effetti, sta preparandosi ad impossessarsi (nel corso del prossimo decennio) delle riserve idriche globali. La “Goldman Sachs”, ad esempio, ha accumulato a partire dal 2006 più di 10 miliardi di Dollari per investirli nelle infrastrutture, comprese quelle per l’acqua.

Un articolo del “New York Times” del 2008 ha rilevato di come “Goldman Sachs”, “Morgan Stanley”, “Credit Suisse”, “Kohlberg Kravis Roberts” ed il “Carlyle Group”, abbiano "raccolto una cifra stimata in 250 miliardi di Dollari – gran parte della quale negli ultimi due anni – per finanziare numerosi progetti infrastrutturali negli Stati Uniti e nel mondo”.

Con il termine "acqua", intendo i diritti di sfruttamento (acque sotterranee, falde acquifere e fiumi), i terreni dotati di riserve d'acqua (ovvero laghi, stagni, sorgenti naturali o sotterranee), i progetti di desalinizzazione, le tecnologie per la depurazione ed il trattamento delle acque, l’irrigazione e le tecnologie per la perforazione dei pozzi, i servizi idrici ed igienico-sanitari di pubblica utilità, la costruzione e la manutenzione delle infrastrutture idriche (condotti per il trasporto su grandi distanze e per la piccola distribuzione, impianti di depurazione per usi residenziali, commerciali, industriali e comunali), i servizi di ingegneria (progettazione e costruzione di impianti idrici), il settore della vendita al dettaglio (produzione e vendita di acqua in bottiglia, distributori automatici, trasporto di acqua in bottiglia e servizi di consegna, autobotti etc.).

LE MEGA-BANCHE CONSIDERANO L’ACQUA COME UN BENE CRITICO

Dal 2008, molte mega-banche e super-investitori hanno acquisito quote di mercato nel settore idrico, identificando l'acqua come un bene fondamentale, molto più “caldo” del petrolio.

GOLDMAN SACHS: L'ACQUA E' IL PROSSIMO PETROLIO


Nel 2008 la “Goldman Sachs”, nell’ambito della conferenza annuale sui “Top Five Risks”, ha definito l’acqua come "il petrolio del prossimo secolo", e gli investitori che sapranno cavalcare il boom delle infrastrutture ne trarranno dei guadagni enormi.

Secondo i relatori di questa conferenza, l'acqua è un settore che vale 425 miliardi di Dollari, ed una sua disastrosa carenza potrebbe costituire, per l’umanità del 21° secolo, una minaccia ancor più grave di quella alimentare ed energetica. La “Goldman Sachs” ha convocato numerose conferenze e ha anche pubblicato lunghe e penetranti analisi, oltre che sull’acqua, anche che su altri settori critici (cibo, energia).

La “Goldman Sachs” sta preparandosi a divorare aziende del servizio idrico, società d’ingegneria e risorse idriche in tutto il mondo. Dal 2006 è diventata uno dei più grandi gestori di fondi d’investimento attivi nelle infrastrutture, comprese quelle idriche, e ha raccolto un capitale pari a 10 miliardi di Dollari.

Nel Marzo del 2012 la “Goldman Sachs” ha posto sotto osservazione la “Veolia”, una “utility” del settore idrico inglese, stimandola 1,2 miliardi di Sterline. Nel successivo mese di Luglio ha acquistato con successo la “Veolia Water”, che serve 3,5 milioni di persone nel sud-est dell'Inghilterra.

In precedenza, nel Settembre del 2003, la “Goldman Sachs” aveva collaborato con una delle più grandi società al mondo di “private equity”, il “Blackstone Group”, ma anche con l’“Apollo Management”, per acquistare la “Ondeo Nalco” (azienda-leader nella fornitura di servizi, processi e sostanze chimiche volti al trattamento delle acque, con più di[masked] dipendenti ed attività in 130 paesi) da una società francese del settore, la “Suez SA”, per 4,2 miliardi di Dollari.
Nell'Ottobre del 2007 la “Goldman Sachs” ha collaborato con la “Deutsche Bank” e con altri partners per tentare, senza successo, l’acquisto della “U.K.’s Southern Water”. Nel Novembre dello stesso anno ha cercato di acquistare, anche questa volta senza successo, la “utility” inglese “Kelda”.

La “Goldman Sachs” sta cercando di acquistare, comunque, altre aziende del settore. Nel Gennaio del 2008 ha guidato un team composto da vari fondi (tra i quali il “Liberty Harbor Master Fund” ed il “Pinnacle Fund”) con l’obiettivo di acquistare delle “obbligazioni convertibili” (per un controvalore di 50 milioni di Dollari) della “China Water and Drinks Inc.”, fornitrice di acqua purificata ad aziende come la “Coca-Cola” e la “Uni-President” (la più importante società di bevande di Taiwan).

La “China Water and Drinks” è anche la società-leader cinese nella produzione e nella distribuzione di acqua in bottiglia, che vende anche con etichette private (ad esempio la “Sands Casino” di Macao).
Da quando la Cina è diventata il paese asiatico con i più grossi problemi per le forniture d’acqua, ed al contempo quello dotato della più vasta classe media emergente, il settore cinese delle bottiglie d'acqua è stato quello che più è cresciuto nel mondo, e sta realizzando dei profitti enormi.

Inoltre, la drammatica scarsità d'acqua ed il grave inquinamento potrebbero alimentare, in questo paese, "una notevole domanda di acqua pulita, con la necessità di investimenti a lungo termine pari a 14,2 miliardi di Dollari" (Reuters, 28 Gennaio 2008).

La autorità locali di Reno, Nevada, sono state avvicinate dalla “Goldman Sachs”, che proponeva loro “un contratto di leasing a lungo termine degli assets idrici della città, che avrebbero potuto generare degli incassi notevoli alle tre TMWA [Truckee Meadows Water Authority]. Il programma prevedeva la locazione degli assets per 50 anni, con pagamento anticipato in contanti" (Reno News & Review, 28 Agosto 2008).
In sostanza, la “Goldman Sachs” voleva privatizzare l’acqua di Reno per 50 anni. Vista la diminuzione delle entrate fiscali di questa città, la proposta era finanziariamente attraente. Ma alla fine è stata respinta, per la forte opposizione e le proteste dell'opinione pubblica.

CITIGROUP: IL MERCATO DELL’ACQUA PRESTO ECLISSERA’ QUELLO DEL PETROLIO, DELL’AGRICOLTURA E DEI METALLI PREZIOSI

Nel 2011 il principale economista della “Citigroup”, Willem Buitler, ha sostenuto che il mercato dell'acqua diventerà più “caldo” di quello del petrolio: "L'acqua – intesa come asset class – diventerà, a mio avviso, la più importante commodity-fisica, e farà impallidire petrolio, rame, materie prime agricole e metalli preziosi".

Nella “Water Investment Conference” del 2012, la “Citigroup” ha identificato i 10 top-trends del settore idrico:

1 . Sistemi di desalinizzazione
2 . Tecnologie di riutilizzo dell'acqua
3 . Produzione di acqua/utilities relative all’acqua
4 . Membrane per la filtrazione
5 . Disinfestazione con i raggi ultravioletti (UV)
6 . Tecnologie per trattamento dei serbatoi d’acqua
7 . Desalinizzazione diretta attraverso l’osmosi
8 . Tecnologie e prodotti per migliorare i rendimenti
9 . Sistemi di trattamento nei punti d’utilizzo
10 . Competitori cinesi

Un'opportunità molto redditizia per il settore è, in particolare, quella della fratturazione idraulica (il fracking), perché genera una massiccia domanda d’acqua e di servizi idrici. Ogni pozzo di petrolio ben sviluppato richiede dai 3 ai 5 milioni di galloni d'acqua, e l'80% di quest’acqua non può essere riutilizzata, perché è da 3 a 10 volte più salata dell'acqua di mare.

Citigroup consiglia ai proprietari dei diritti per lo sfruttamento di vendere l’acqua a società di fracking, anziché agli agricoltori, perché le prime pagano fino a 3.000 Dollari per acro-piede (sistema di misura americano, si consulti Wikipedia, ndt), invece dei 50 Dollari pagati dagli agricoltori.

Il settore del trattamento dei serbatoi d’acqua, attualmente pari a 1,35 miliardi di Dollari l'anno, dovrebbe presto raggiungere i 30-50 miliardi. Il mercato dei sistemi di filtrazione è previsto superi quello delle attrezzature: il “Dow” stima che questo mercato andrà a superare i 5 miliardi di Dollari l'anno, invece del miliardo attuale. La “Citigroup” sta raccogliendo fondi con notevole aggressività, per partecipare anche all’ondata di privatizzazioni nel settore delle infrastrutture: nel 2007 ha istituito una nuova unità denominata “Citi Infrastructure Investors”, divisione della “Citi Alternative Investments”.

Secondo la Reuters, “la Citigroup ha messo insieme alcuni fra i più grandi nomi nel settore delle infrastrutture, ed allo stesso tempo sta costruendo un fondo pari a 3 miliardi di Dollari, compresi 0,5 miliardi di capitale proprio. Questo fondo, secondo persone ben informate, sarà riservato a pochi investitori esterni, e verrà focalizzato sugli assets dei mercati sviluppati" (16 Maggio 2007).

Per il suo primo fondo infrastrutturale, la “Citigroup” ha raccolto inizialmente solo 3 miliardi di Dollari, ma ne sta cercando altri 5 per la fine di Aprile del 2008 (Bloomberg, 7 Aprile 2008). Nel Novembre del 2007 la “Citigroup” ha collaborato con la “HSBC Bank”, la “Prudential” ed altri partners minori, nell’acquisto della “Kelda” (Yorkshire Water). A Dicembre del 2012, in partnership con la “John Hancock life Insurance Company” ed un operatore privato canadese, ha concluso con la città di Chicago un contratto di locazione per 99 anni del “Midway Airport”.

Addetti ai lavori hanno riferito che la “Citigroup” ha fatto un’offerta anche per la società statale “Letiste Praha”, che gestisce l'aeroporto di Praga nella Repubblica Ceca (Bloomberg, 7 Febbraio 2008). Come ben illustrato dalle cinque offerte per l’acquisto di “utilities” del settore idrico fatte nel Regno Unito, nessuna banca d'investimento, o fondo di “private equity”, possiede singolarmente l'intera infrastruttura, ma partecipa in collaborazione con molti altri partners.

La “Citigroup” sta ora entrando nel mercato delle infrastrutture indiano, attraverso una partnership con il “Blackstone Group” e due società finanziarie private indiane. Nei prossimi 5 anni, l’India avrà bisogno di investimenti infrastrutturali per circa 320 miliardi di Dollari (The Financial Express, 16 Febbraio 2007).

UBS: LA CARENZA D’ACQUA E’ PER DEFINIZIONE LA CRISI DEL 21° SECOLO

Nel 2006 la “UBS Investment Research”, una divisione della svizzera “UBS AG”, la più grande banca europea per valore degli assets, ha titolato la sua relazione "Q-Series: Water" in questo modo: "Carenza d’acqua: per definizione la crisi del 21° secolo?" (10 Ottobre 2006). Nel 2007 la “UBS”, insieme alla “JP Morgan” e all’“Australia’s Challenger Fund”, ha acquistato l’inglese “Southern Water” per 4.2 miliardi.

CREDIT SUISSE: L’ACQUA E’ IL PRINCIPALE MEGA-TREND DEL NOSTRO TEMPO


Il “Credit Suisse” ha pubblicato la sua relazione sull’acqua nell’ambito del “Credit Suisse Water Index” (21 Gennaio 2008), e ha così esortato gli investitori: "Un modo per approfittare di questa tendenza è quello di investire in società orientate alla produzione di acqua, alla sua conservazione, alle infrastrutture per il suo trattamento, ed infine alla sua desalinizzazione. Il nostro Indice permette agli investitori di partecipare ai rendimenti delle aziende più interessanti ....".

La tendenza in questione, secondo il “Credit Suisse”, è così descritta: "l’esaurimento delle riserve di acqua dolce attribuibile all’inquinamento, alla scomparsa dei ghiacciai (la principale fonte di riserve d'acqua dolce) ed alla crescita della popolazione, rischia di far diventare l'acqua una risorsa decisamente scarsa”.

Il “Credit Suisse” riconosce l'acqua come "fondamentale mega-trend del nostro tempo", perché la crisi nell’approvvigionamento idrico potrebbe causare dei "gravi rischi sociali" nei prossimi 10 anni, considerando che due terzi della popolazione mondiale, entro il 2025, potrebbe trovarsi a vivere in condizioni di carenza d’acqua. Per affrontarne la scarsità, ha identificato nella desalinizzazione e nel trattamento delle acque reflue le due tecnologie più importanti. Conseguentemente, tre settori dove poter fare dei buoni investimenti sono i seguenti:

- Membrane per la desalinizzazione ed il trattamento delle acque reflue.
- Infrastrutture idriche (resistenza alla corrosione, tubi, valvole e pompe).
- Prodotti chimici per il trattamento dell'acqua.

Ha inoltre creato il “Credit Suisse Water Index”, con lo “equally-weighed index” (si consulti Wikipedia, ndt) basato su 30 fra i 128 titoli relativi alle riserve idriche globali. Inoltre, nel Giugno 2007 ha lanciato il "Credit Suisse PL100 World Water Trust", dotato di 112,9 milioni di Dollari.

Il “Credit Suisse”, nel Maggio del 2006, ha costituito una joint-venture con la “General Electric Infrastructure” dotandola di 1 miliardo di Dollari, da investire in assets infrastrutturali globali.

Ognuno dei due partners si è impegnato per 500 milioni di Dollari, da investire nella generazione e nella trasmissione di energia elettrica, nei gasdotti e nello stoccaggio del gas, nei servizi idrici, negli aeroporti (e nel controllo del traffico aereo), nei porti, nelle ferrovie e nelle strade a pedaggio di tutto il mondo.

Questa joint-venture ha stimato che, nei prossimi 5 anni, le opportunità del settore infrastrutturale, nei paesi sviluppati, ammonteranno a 500 miliardi di Dollari, mentre quelle nei paesi emergenti ammonteranno a 1.000 miliardi di Dollari (comunicato stampa del Credit Suisse, 31 Maggio 2006).

Nell'Ottobre del 2007 il “Credit Suisse” ha operato in partnership con il “Cleantech Group” (società di consulenza del Michigan) e con il “Consensus Business Group” (società di investimenti del miliardario inglese Vincent Tchenguiz) per investire a livello mondiale nel settore delle tecnologie pulite (cleantech). Queste tecnologie comprendono, ovviamente, anche quelle per l'acqua pulita.

Durante una conferenza sugli investimenti in Asia, il “Credit Suisse” ha sostenuto che "l'acqua è senz’altro un punto di riferimento nel settore delle materie prime strategiche globali. Analogamente al petrolio l'offerta è limitata, ma la domanda sta crescendo notevolmente e, a differenza del petrolio, non ci sono alternative" (4 Febbraio 2008). Il “Credit Suisse” valuta che il mercato globale dell'acqua sia destinato a passare, negli Stati Uniti, dai 190 miliardi del 2005 ai 342 miliardi del 2010. Inoltre, vede opportunità di crescita ancora più significative in Cina.

JP MORGAN CHASE: COSTRUIRE WAR-CHESTS PER ACQUISTARE UTILITIES ED INFRASTRUTTURE PUBBLICHE IN TUTTO IL MONDO

Una delle più grandi banche del mondo, la “JPMorgan Chase”, ha trattato aggressivamente l’acquisto di infrastrutture idriche in tutto il mondo. Nel mese di Ottobre 2007 ha battuto i rivali della “Morgan Stanley” e della “Goldman Sachs” nell’acquisto della “Southern Water” (Società di servizi idrici del Regno Unito), avendo come partner la “UBS” e lo “Australia’s Challenger Fund”.

Quest’impero bancario (JPMorgan Chase) è controllato dalla famiglia Rockefeller. Il patriarca, David Rockefeller, è un membro del “Bilderberg Group”, del “Council on Foreign Relations” e della “Trilateral Commission”. La “JPMorgan” considera il finanziamento delle infrastrutture come un fenomeno globale, ed è affiancata da altri investitori e da altri Istituti Bancari nel raccogliere capitali da investire nell'acqua e nelle infrastrutture. I suoi analisti stimano che il mercato delle infrastrutture nei mercati emergenti varrà circa[masked] miliardi di Dollari nel prossimo decennio.

La “JPMorgan”, ad Ottobre del 2007, ha creato un fondo di 2 miliardi di Dollari per seguire i progetti infrastrutturali in India. E’ interessata al settore del “trasporto” (ovvero strade, ponti e ferrovie) e delle “utilities” (gas, elettricità ed acqua). Il Ministro delle Finanze indiano ha stimato che l'India avrà necessità, entro il 2012, di investimenti infrastrutturali per circa 500 miliardi di Dollari. La “JPMorgan” è affiancata dalla “Citigroup”, dal “Blackstone Group”, dal “3i Group”  (seconda più grande società di “private equity” in Europa) e dalla “ICICI Bank” – seconda più grande banca indiana (International Herald Tribune, 31 Ottobre 2007).

La “JPMorgan Asset Management”, inoltre, ha istituito lo “Asian Infrastructure & Related Resources Opportunity Fund”, con una raccolta iniziale di 500 milioni di Dollari, che si concentrerà su Cina, India ed altri paesi del sud-est asiatico (“Private Equity Online, 11 Agosto 2008). Obiettivo del fondo è di raccogliere 1,5 miliardi di Dollari.

Da rilevare che la divisione “JPMorgan’s Global Equity Research” ha pubblicato un rapporto di 60 pagine intitolato "Watch Water: Una guida per valutare i rischi aziendali in un mondo assetato" (1 Aprile 2008). Nel 2010, inoltre, la “JP Morgan Asset Management” e la “Water Asset Management” hanno fatto un’offerta pari a 275 milioni di Dollari per l’acquisto della “South West Water” (Gran Bretagna).

ALLIANZ GROUP: L’ACQUA E’ SOTTOVALUTATA E SOTTOPREZZATA

Fondato nel 1890, il l’“Allianz Group” (Germania), presente in 70 paesi, è uno dei principali fornitori di servizi globali nel settore assicurativo, bancario e del risparmio gestito. Nell'Aprile del 2008 l’”Allianz SE” ha lanciato lo “Allianz RCM Global Water Fund”, per investire in azioni di società idriche di tutto il mondo, enfatizzando l'apprezzamento a lungo termine del capitale investito.

Insieme alla “Dresdner Bank AG” ha lanciato nel 2007 il “Global EcoTrends” (Business Wire, 7 Febbraio 2007), sostenendo che "gli investimenti nel settore dell’acqua offrono delle importanti opportunità: l’aumento dei prezzi del petrolio oscura la nostra percezione di una carenza ancora più grave: l'acqua. L'economia globale dell'acqua ha necessità sia di investimenti multimiliardari che di un’importante modernizzazione. La “Dresdner Bank” vede in questo settore delle interessanti opportunità di guadagno per gli investitori, con un orizzonte d'investimento a lungo termine". (Francoforte, 14 Agosto 2008)

Esattamente come la “Goldman Sachs”, l’”Allianz” crede che l'acqua sia sotto-prezzata. Un co-gestore del “Water Fund” di Francoforte ha detto che: "la questione-chiave nel settore dell'acqua è che il suo vero valore non viene riconosciuto ... l'acqua tende ad essere sottovalutata in tutto il mondo, generando una carenza di investimenti ... forse è proprio questa una delle ragioni per cui ci sono così tanti luoghi con uno scarso approvvigionamento idrico. Con questo in mente, ha decisamente senso investire in società impegnate nel miglioramento della qualità delle acque e delle infrastrutture". L’”Allianz” vede due investimenti-chiave nel settore idrico: potenziamento delle vecchie infrastrutture nel mondo sviluppato e nuova urbanizzazione ed industrializzazione nei paesi in via di sviluppo, come ad esempio la Cina e l’India.

BARCLAYS PLC: UN FONDO WATER-INDEX ED UN FONDO EXCHANGE-TRADED

La “Barclays PLC”, fondata a Londra nel 1690, è un importante fornitore globale di servizi finanziari. Opera attraverso le sue controllate “Barclays Bank PLC” e “Barclays Capital”.

La “Barclays Global Investors”, una divisione della “Barclays Bank”, gestisce un fondo exchange-traded (ETF) denominato “iShares S & P Global Water”. E’ quotato alla Borsa di Londra e può essere acquistato come una qualsiasi azione ordinaria attraverso un mediatore.

Lo “iShares S & P Global Water” offre "un’ampia selezione di azioni delle maggiori società idriche del mondo, comprese quelle del settore dei servizi e delle attrezzature". Il 31 Marzo 2007 questo fondo è stato valutato 33,8 milioni di Dollari. La “Barclays Bank PLC”, nel Gennaio del 2008, ha lanciato anche un fondo climate-index (indicizzato all’andamento del clima, ndt), il “SAM Indexes GmbH”, e ha concesso in licenza il suo “Dow Jones Sustainability Index” alla “Barclays Capital”, perché lo commercializzasse in Germania ed in Svizzera. Anche molte altre banche hanno un fondo climate-index o sustenaibility-index.

Nell'Ottobre del 2007, inoltre, la “Barclays Capital” ha collaborato con la “Protected Distribution Limited” (PDL) per lanciare un nuovo Fondo d'investimento legato all’acqua (con rendimenti annui attesi per essere fra il 9 all’11%), chiamato “Protected Water Fund”.

Questo nuovo fondo, con sede legale nell'Isola di Man, richiede un investimento minimo di[masked] Sterline, ed è strutturato come un investimento a 10 anni, con la “Barclays Bank” che fornisce il 100% di protezione del capitale fino alla sua scadenza (11 Ottobre 2017).

Il “Protected Water Fund” sarà investito in alcune fra le più grandi aziende idriche del mondo, mentre le decisioni d’investimento saranno prese sulla base di un indice creato dalla “Barclays Capital”, il “Barclays World Water Strategy”, che traccia le prestazioni di alcuni fra i più importanti titoli mondiali legati all’acqua (Investment Week e Reuters, 11 Ottobre 2007 – Business Week, 15 Ottobre 2007).

LA DEUTSCHE BANK INVESTE 2 MILIARDI DI EURO NELLE INFRASTRUTTURE EUROPEE: IL MEGA-TREND COSTITUITO DAGLI INVESTIMENTI NEL SETTORE DELL’ACQUA, DEL CLIMA, DELLE INFRASTRUTTURE E DELL’AGROALIMENTARE

La “Deutsche Bank” è uno dei principali investitori mondiali nel settore idrico. I suoi consulenti hanno identificato nell'acqua una parte importante delle strategie d’investimento sul clima. Nel rapporto "Global Warming: implicazioni per gli investitori", hanno individuato nelle quattro aree a seguire i settori principali su cui investire:
  • Distribuzione e gestione: 1) fornitura e riciclaggio, 2) distribuzione dell’acqua e fognature, 3) gestione delle risorse idriche ed ingegneria.
  • Depurazione delle acque: 1) depurazione delle acque reflue, 2) disinfezione, 3) desalinizzazione, 4) monitoraggio.
  • Efficienza (dal lato della domanda): 1) installazione iniziale, 2) riciclo delle acque grigie, 3) contatori.
  • Acqua e Nutrizione: 1) Irrigazione, 2) acqua in bottiglia.
Oltre a quello dell'acqua, due nuovi settori su cui investire sono costituiti  dall’agro-alimentare (pesticidi, sementi geneticamente modificate, concimi minerali, macchine agricole etc.) e dalle energie rinnovabili (solare, eolico, geotermico, biomasse, idroelettrico etc.).

La “Deutsche Bank” ha istituito un fondo di 2 miliardi di Euro, attivo negli assets infrastrutturali europei, attraverso il suo “Structured Capital Markets Group” (SCM), parte della divisione “Global Markets”. La banca ha già parecchi "beni infrastrutturali estremamente interessanti", tra cui la “East Surrey Holdings”, proprietaria del “Sutton & East Surrey Water”, una “utility” inglese del settore idrico (comunicato stampa della Deutsche Bank, 22 Settembre 2006).

La “Deutsche Bank”, inoltre, ha incanalato 6 miliardi di Euro su fondi legati al cambiamento climatico, ovvero ad aziende che forniscono prodotti per il taglio dei gas-serra, o che aiutano le persone ad adattarsi ad un mondo più caldo, in settori che vanno dall'agricoltura alla generazione di elettricità, passando per il settore delle costruzioni (Reuters, 18 Ottobre 2007).

Oltre alla “SCM”, la “Deutsche Bank” possiede il Fondo “RREEF Infrastructure”, parte dello “RREEF Alternative Investments”, con sede a New York e sedi principali a Sydney, Singapore e Londra. “RREEF Infrastructure” ha in gestione più di 6,7 miliardi di Euro di assets. Uno dei suoi principali obiettivi è costituito dalle “utilities”, comprese le reti elettriche, le operazioni di trattamento e distribuzione delle acque, ed infine le reti per la distribuzione di gas naturale.

Nell'Ottobre del 2007, la “RREEF” ha collaborato con “Goldman Sachs”, “GE “, “Prudential”, e “Babcok & Brown Ltd.” per presentare un'offerta, peraltro senza successo, per l’acquisto della britannica “Southern Water”. 

Ma non solo: facendo seguito al boom degli investimenti nelle infrastrutture europee, il fondo “RREEF” ha raccolto, dall’Agosto del 2007, 2 miliardi di Euro. Da rilevare che il mercato delle infrastrutture, in Europa, è valutato  tra i 4.000 e i 6.000 miliardi di Dollari (Dow Jones Financial News Online, 7 Agosto 2007).
  • Bulgaria – La “Deutsche Bank Bulgaria” sta progettando di partecipare a grandi progetti infrastrutturali pubblico-privato nel settore delle acque, comprese quelle reflue, per un importo fino a 1 miliardo di Euro (Sofia Echo Media, 26 Febbraio 2008).
  • Medio Oriente – Insieme alla “Ithmaar Bank B.S.C.” (una banca d'investimento di “private equity” del Bahrain), la “Deutsche Bank” ha investito 2 miliardi di Dollari nella “Shari'a-Compliant Infrastructure” e nel “Growth Capital Fund”, e prevede di indirizzare 630 miliardi di Dollari nelle infrastrutture regionali.
Questo caso, ancora una volta, è un esempio della natura complessa che ha assunto, oggi, la proprietà dei servizi idrici, con Istituzioni di vario tipo che attraversano i confini nazionali collaborando tra di loro nel detenere partecipazioni nel settore idrico. Con il suo imponente war-chest (cfr. Wikipedia, ndt) dedicato all'acqua, al cibo ed alle infrastrutture, la “Deutsche Bank” è destinata a diventare uno dei principali attori mondiali del settore idrico.

ANCHE ALTRE MEGA–BANCHE GUARDANO ALL’ACQUA COME AD UN INVESTIMENTO “CALDO”

La “Merrill Lynch” (prima di essere acquistata dalla “Bank of America”) ha pubblicato un rapporto dal titolo "La scarsità d'acqua: un problema più grande di quanto fosse stato ipotizzato" (6 Dicembre 2007). Questa banca ha sostenuto che la carenza idrica "non è limitata ai soli paesi con climi aridi". La “Morgan Stanley”, nella sua pubblicazione "Emerging Markets Infrastructure: Just Getting Started" (Aprile 2008), raccomanda tre aree di opportunità negli investimenti sull’acqua: servizi idrici, operatori globali (come la “Veolia Environment”) ed aziende tecnologiche (produzione delle membrane e delle sostanze chimiche utilizzate nel trattamento delle acque).

FONDI COMUNI E HEDGE FUNDS SI UNISCONO PER INVESTIRE NEL SETTORE DELL’ACQUA


I fondi che investono nel settore dell’acqua sono in aumento, fra i più noti ci sono:
  1. “Calvert Global Water Fund” (CFWAX) – 42 milioni di Dollari di assets a partire dal 2010, di cui il 30% nei servizi idrici, il 40% in società infrastrutturali ed il 30% in società tecnologiche.
  2. “Allianz RCM Global Fund Water” (AWTAX) – Assets per 54 milioni di Dollari a partire dal 2010, la maggior parte dei quali relativi a servizi idrici.
  3. “PFW Water Fund” (PFWAX) – Assets per 17 milioni di Dollari a partire dal 2010 (si entra con un investimento minimo di 2.500 Dollari), con l’80% investito in società legate all'acqua.
  4. “Kinetics Water Infrastructure Advantaged Fund” (KWIAX) – Assets per 26 milioni di Dollari a partire dal 2010 (si entra con un investimento minimo di 2.500 Dollari).
A seguire un breve elenco di hedge-funds centrati sull’acqua:

Master Water Equity Fund — Summit Global AM (United States)
Water Partners Fund — Aqua Terra AM (United States)
The Water Fund — Terrapin AM (United States)
The Reservoir Fund — Water AM (United States)
The Oasis Fund — Perella Weinberg AM (United States)
Signina Water Fund — Signina Capital AG (Switzerland)
MFS Water Fund of Funds — MFS Aqua AM (Australia)
Triton Water Fund of Funds — FourWinds CM (United States)
Water Edge Fund of Funds — Parker Global Strategies LLC (United States)

Molte banche, oltre a quelle già citate, hanno lanciato dei fondi d’investimento centrati sull’acqua. Fra i più noti si possono includere lo “Pictet Water Fund”, il “SAM – Sustainable Water Fund”, il “Sarasin Sustainable Water Fund”, lo “Swisscanto Equity Water” ed il “Tareno Waterfund”.

Fra i tanti prodotti strutturati legati all’acqua, offerti dalle principali banche d’investimento, si possono citare lo “ABN Amro Water Index Certificate”, il “BKB Basket Water”, lo “ZKB Sustanaible Basket Water”, il “Wagelin Water Shares Certificate”, lo “UBS Water Strategy Certificate” ed il “Certificate on Vontobel Water Index”.

Ci sono anche parecchi water-indexes ed index-funds, come ad esempio:

Credit Suisse Water Index
HSBC Water, Waste, and Pollution Control Index
Merrill Lynch China Water Index
S&P Global Water Index
First Trust ISE Water Index Fund (FIW)

A seguire un piccolo campione di altri fondi centrati sull’acqua (non esaustivo dell’attuale gamma di prodotti che sono a disposizione):

Allianz RCM Global EcoTrends Fund
Allianz RCM Global Water Fund
UBS Water Strategy Certificate – gestisce azioni di 25 società internazionali del settore
Summit Water Equity Fund
Maxxwater Global Water Fund
Claymore S&P Global Water ETF (CGW)
Barclays Global Investors’ iShares S&P Global Water
Barclays and PDL’s Protected Water Fund – basato sul Barclays World Water Strategy
Invesco’s PowerShares Water Resources Portfolio ETF (PHO)
Invesco’s PowerShares Global Water (PIO)
Pictet Asset Management’s Pictet Water Fund e Pictet Water Opportunities Fund
Canadian Imperial Bank of Commerce’s Water Growth Deposit Notes
Criterion Investments Limited’s Criterion Water Infrastructure Fund

Per giustificare la corsa delle banche d'investimento al controllo dell'acqua, si è spesso sentito dire che le "le utilities sono degli assets relativamente sicuri in tempi di crisi economica, perché più isolati rispetto alla crisi globale del credito, conseguenza della bolla dei mutui subprime statunitensi" (Reuters, 9 Ottobre 2007).

Un analista londinese della “HSBC Securities” ha dichiarato alla “Bloomberg News” che l'acqua è un buon investimento perché "si acquista un qualcosa a prova d’inflazione, senza particolari minacce per i guadagni. E' un investimento molto stabile, che può essere liquidato ogni volta che si vuole" (Bloomberg, 8 Ottobre 2007).

FONDI PENSIONE CHE INVESTONO NEL SETTORE DELL’ACQUA

Molti fondi-pensione sono entrati nel settore idrico perché lo considerano un settore relativamente sicuro. Il “British Telecom Pension Scheme”, ad esempio, ha acquistato nel 2012 una partecipazione nella “Thames Water”, mentre due fondi-pensione canadesi, “Caisse de dépôt et placement du Québec” e “Canada Pension Plan Investment Board”, hanno acquistato azioni rispettivamente della “England’s South East Water” e della “Anglian Water”,  come riferito dalla “Reuters”.

INVESTIMENTI DEI FONDI SOVRANI NEL SETTORE DELL’ACQUA

Nel Gennaio del 2012 la “China Investment Corporation” ha acquistato l’8,68% della “Thames Water”, la più grande “utility” inglese del settore idrico, che serve, tra le altre, parti della Greater London, della Thames Valley e del Surrey. Nel Novembre del 2012 anche un altro dei più grandi fondi-sovrani, lo ”Investment Authority Abu Dhabi”, ne ha acquistato il 9,9%. Ma a “succhiare” acqua ci sono anche dei miliardari come George H. Bush e la sua famiglia, Li Ka- shing, alcuni magnati filippini ed altri ancora. Non solo le mega-banche, quindi, ma anche i tycoons investono pesantemente nell’acqua.

AGGIORNAMENTO SU HONG KONG


Nell'Estate del 2011 il multimiliardario di Hong Kong Li Ka-shing, proprietario del “Cheung Kong Infrastructure” (CKI), ha acquistato la “Northumbrian Water”, che serve 2,6 milioni di persone nel nord-est dell'Inghilterra, per 3,9 miliardi di Dollari (nello stesso anno il “CKI” ha venduto la “Cambridge Water”, per 74 milioni di Sterline, alla “HSBC”).
Non soddisfatto di controllare solo il settore idrico, nel 2010 il “CKI”, attraverso un consorzio, ha acquistato le reti elettriche della “EDF” (Électricité de France) nel Regno Unito per 5,8 miliardi di Sterine. Attualmente, Li Ka-shing sta collaborando anche con la “Samsung” nel settore del trattamento delle acque.

WARREN BUFFET ACQUISTA LA NALCO, UNA SOCIETA’ ATTIVA NEL SETTORE DELLA CHIMICA E DELLE TECNOLOGIE PER IL TRATTAMENTO DELLE ACQUE

Attraverso la sua “Berkshire Hathaway”, Warren Buffet è il più grande investitore istituzionale della “Nalco Holding Co.”, una controllata della “Ecolab”. La “Nalco”, produttrice di sostanze chimiche per il trattamento delle acque e per le tecnologie di processo, è stata nominata “2012 Water Technology Company of the Year”.

La “Nalco” non produce solo membrane, ma anche il famigerato disperdente tossico “Corexit”, utilizzato per disperdere le macchie di petrolio all'indomani della sua fuoriuscita dai pozzi della “BP” nel Golfo del Messico (2010). Prima di essere venduta alla “Ecolab”, la società madre della “Nalco” era la “Blackstone”.

LA FAMIGLIA DELL’EX PRESIDENTE DEGLI STATI UNITI, GEORGE H. BUSH, HA ACQUISTATO IN SUD AMERICA[masked] ACRI DI TERRENO POSTI SULLA PIU’ GRANDE FALDA ACQUIFERA DEL MONDO, L’ACUIFERO GUARANI'

Nel mio articolo del 2008 ho trascurato i grandi acquisti di terreni [masked] acri, per l'esattezza) fatti dalla famiglia Bush nel 2005 e nel 2006. Nel 2006, durante un viaggio in Paraguay per conto dell’UNICEF, Jenna Bush (figlia dell'ex Presidente George W. Bush, e nipote dell'ex Presidente George H. Bush) ha riferito di aver acquistato[masked] acri (1 acro = 4.046,87 m2) di terreno nel Chaco (Paraguay), nei pressi della triplice frontiera fra Bolivia, Brasile e Paraguay, che si sommano ai [masked] acri acquistati da suo nonno, George H. Bush, nel 2005.

Le terre acquistate dalla famiglia Bush si trovano al di sopra della più grande falda acquifera non solo del Sud America, ma anche del mondo, l’Acuifero Guaranì, che si trova sotto Argentina, Brasile, Paraguay ed Uruguay. Questa falda sotterranea è più grande del Texas e della California messi insieme.

La rivista politica online “Counterpunch”, ha citato il pacifista argentino Adolfo Perez Esquivel, vincitore nel 1981 del Premio Nobel per la Pace: “ … egli ha avvertito che la vera guerra sarà combattuta non per il petrolio, ma per l'acqua, e ha ricordato che l’Acuifero Guaranì è una delle più grandi riserve idriche sotterranee del Sud America ...".

Secondo Wikipedia, questa falda copre 1,2 milioni di km2, con un volume d’acqua di circa[masked] km3 ed uno spessore compreso tra 50 e 800 m, posta ad una profondità massima di circa 1.800 m.

Si tratta probabilmente della più grande falda acquifera sotterranea del mondo (anche se il volume complessivo delle singole falde che costituiscono il “Great Artesian Basin”, Australia, è molto più grande), con un tasso di ricarica pari a circa 166 km3/anno, derivato dalle precipitazioni. Questo vasto serbatoio sotterraneo potrebbe fornire acqua potabile a tutto il mondo per 200 anni.

IL TYCOON FILIPPINO MANUEL V. PANGILINAN, INSIEME AD ALTRI, HA ACQUISTATO ALCUNE PARTECIPAZIONI NEI SERVIZI IDRICI DEL VIETNAM

Nel mese di Ottobre del 2012 l’uomo d'affari filippino Manuel V. Pangilinan è andato in Vietnam per valutare delle opportunità d’investimento, in particolare nel settore delle strade a pedaggio e dei servizi idrici.
Il Signor Pangilinan ed altri miliardari filippini, come ad esempio i proprietari della “Ayala Corp.”, che a sua volta controlla la “Manila Water Co.”, hanno annunciato l’acquisto di una quota del 10% nella “Ho Chi Minh City Infrastructure Investment Joint Stock Co.” (società-leader nel settore delle infrastrutture), ed una quota del 49% nella “Kenh Dong Water Supply Joint Stock Co.” (società-leader nelle forniture d’acqua), entrambe con sede a Ho Chi Minh City.

L’ACCAPARRAMENTO DELL’ACQUA E’ INARRESTABILE


La febbre per la privatizzazione dell’acqua e delle infrastrutture è inarrestabile: molti governi, sia locali che statali, soffrono per la diminuzione delle entrate, e sono sotto tensione sia finanziaria che di bilancio. Non possono più assumersi la responsabilità di mantenere e migliorare le proprie “utilities”. Di fronte alle offerte milionarie della “Goldman Sachs”, della “JPMorgan Chase”, della “Citigroup”, della “UBS” e delle altre banche d'élite, per l’acquisto delle loro “utilities”, le città e gli stati troveranno estremamente difficile rifiutare.

Le élites multinazionali e le banche di Wall Street si sono preparate per anni  in attesa di questo momento d'oro. Nel corso degli ultimi anni hanno accumulato imponenti war-chests per la privatizzazione dell'acqua, dei servizi comunali e delle “utilities” di tutto il mondo. Sarà estremamente difficile invertire questa tendenza.
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Maiorem Dei Gloriam



Ora i gesuiti hanno in mano praticamente tutto. Si completa un vero e proprio risiko del fronte gesuita-massonico a livello mondiale, avendo tra le loro schiere il Papa, Obama, Draghi, il Presidente europeo, il presidente (abusivo ndr) del Consiglio Italiano, e tanti altri... Nelle loro mani gran parte della finanza internazionale, centinaia di università e centri di ricerca. Era già tutto deciso. I gesuiti avevano già sostanzialmente distrutto le altre correnti durante il papato di Ratzinger.

Un’ombra ancora più scura si allargherà, dittatoriale, sul Vaticano. Fino ad ora gioco di correnti, entrambe corrotte, ma ora un esercito ben armato dai grandi poteri ha conquistato il Vaticano e non farà prigionieri. Ne vedremo gli effetti anche sul quadro politico italiano, dove chi era vicino al vecchio circuito opusdeista, piduista, ciellino, ecc…, vedrà crollare le basi del proprio potere.

E quello che ha preso possesso della cattedra di Pietro non è un potere che vuole la crescita delle coscienze umane, ma che in altre forme - rinnovate - vuole comunque mantenere una Chiesa basata sul principio di autorità. Lo farà cavalcando il nuovo, non più la conservazione e questo creerà grande confusione e tante illusioni dietro alle quali ci sarà la regia ferrea di una incredibile alleanza di poteri spirituali, finanziari, politici, uniti in un gruppo di potere mondialista compatto e formidabile.

La beffa è che chi rappresenta questo potere autoritario ha preso il nome di un Santo, Francesco, che era proprio il contrario di tutto ciò. 

Mala tempora currunt… Occorrerà una grande vigilanza delle coscienze in un’epoca di crescente manipolazione.

Ma perchè hanno fatto questa incredibile alleanza di potere? Cosa li ha spinti? Una emergenza molto grave per i poteri di manipolazione: la grande onda di crescita dele coscienze, che rischia di occupare i vecchi spazi del potere e di liberare parti crescenti dell'umanità. Una emergenza alla quale rispondono accentrando, verticalizzando e concentrando il potere.

Come potremo ripondere a questo golpe planetario? Semplice: continuando ad alimentare la crescita di coscienze libere, serenamente e senza preoccuparsi. Il nero si arrocca perchè il bianco sta vincendo nelle coscienze umane.

Una volta c'era un Papa bianco a San Pietro ed un Papa nero, il capo dei gesuiti. Ora ce ne sono due dello stesso colore. E il Bianco? Ormai è solamente un problema nostro... Parla bene, dice cose meravigliose…

Una grande capacità di comunicare in modo semplice forme pensiero buone ed importanti. La povertà della Chiesa e l’attenzione verso i poveri, lo spirito di servizio, verità bontà e bellezza, il Cristo al centro dell’attenzione e non la Chiesa, ecc. Semplicità di modi e riduzione degli orpelli; questo piace molto, e crea entusiasmi.

Ma è sufficiente a giustificare questi entusiasmi?
E’ necessario dire delle cose buone o vestire in modo più semplice per essere buoni?

Lo speriamo vivamente, ma intanto ragioniamoci sopra perchè questo è il dovere di ogni libera coscienza.

Il grande fenomeno dell’onda di risveglio di coscienze che vogliono il Bene non solo per se stesse, impone a tutte le organizzazioni del potere un aggiornamento dei propri programmi, delle proprie agende e della propria immagine. In Vaticano fino ad ora aveva prevalso una tesi sostenuta fortemente dal cardinale Ratzinger fin dai primi tempi di Woityla; al nuovo che rischia di travolgere la Chiesa, si rispondeva “resistendo” con un arroccamento che richiamava un modo di fare medievale. Per resistere all’ondata invasiva del laicismo e delle nuove spiritualità la risposta era quella di chiudersi dentro le alte mura dogmatiche di borghi fatti da cattolici puri e obbedienti al papato. Meno fedeli, ma più "fedeli"  all'autorità centrale. Mentre i gesuiti, allora perdenti, ritenevano che la Chiesa non fosse in grado di resistere all’onda, ma che dovesse “guidarla”... anche a costo di rinunciare ad elementi tradizionali e dogmatici pur di mantenere il proprio potere spirituale e temporale. Abbiamo visto il Vaticano woityliano respingere ogni vento nuovo, mentre i gesuiti si dedicavano ad insegnare meditazione, yoga, discipline esoteriche new age, e a seguire e a indirizzare i fermenti di liberazione anticapitalistica in continenti come l’America Latina. Nel farlo si alleavano paradossalmente alla grande finanza internazionale ed ai poteri mondialisti.

Scopo della strategia gesuita era avere una Chiesa che potesse sedere al tavolo della formazione del superstato mondiale come uno dei principali azionisti, mentre nel caso della opzione opusdeista e woityliana, rischiava di restare fuori dalla guida del nuovo ordine mondiale e di rimanere vittima di una tenaglia mortale tra coscienze che avanzano e poteri mondialisti.

I gesuiti già allora perseguivano una strategia che voleva - al contrario - sfruttare entrambi i lati di questa tenaglia per mantenere e consolidare il potere della Chiesa. La struttura curiale vaticana di allora era contro questa tesi ed i gesuiti l’hanno infiltrata, combattuta, coinvolta in scandali, fino a spingere lo stesso caposcuola del ritorno al medio evo, Ratzinger, a dimettersi.

Ratzinger sapeva con chi aveva a che fare fin dalla sua elezione che fu condizionata proprio dai voti gesuiti. Nella messa inaugurale del proprio pontificato (24 aprile 2005), disse una frase che allora pochissimi compresero: “Pregate per me, perché io non fugga, per paura, davanti ai lupi”.

Fu profetico Benedetto XVI. I lupi sono arrivati e lo hanno costretto a fuggire.

Ora, dopo aver agguantato il soglio di Pietro, i lupi si vestono da agnelli  per cavalcare il nuovo. Non è solo un cambio di forme, ma un cambio di strategia radicale quello che è cominciato il 13 marzo 2013 (13/3/13) con la nomina di Papa Bergoglio, che incarna pienamente la linea gesuita. Un strategia del potere che è però obbligata a sposare alcuni temi del risveglio di coscienza.

Temi positivi, quindi. E allora accettiamoli con gioia, e sosteniamoli.

Una Chiesa povera?
Bene. Se avverrà sarà bello vedere la diffusione di costumi diversi nelle strutture ecclesiastiche. Certo non sarà facile con la maggioranza del clero abituata a comportarsi in certi modi ...a meno di campagne inquisitorie e purghe delle quali i gesuiti sono maestri, ma una bella pulizia di costumi e di atteggiamenti ci vuole senz’altro.

Una maggiore attenzione ai temi ecologisti e verdi?
Bene, sarebbe ora che la Chiesa avesse un ruolo più attivo nella difesa del Creato, purché questo non significhi schierarsi con l’ecologismo forzato e strumentale dei club mondialisti, come il Club di Roma, le agenzie ONU, i vertici del WWF, ecc.

Una chiesa per i poveri?
Magari, ne saremmo felici. Ma questo richiede una particolare qualità umana che solo una parte del clero ha manifestato fino ad ora. E gli altri? Esodati o nascosti in qualche convento al confino a fare penitenza? E come si farà a migliorare la qualità umana del clero? Attraverso le scuole gesuite? Ecumenismo? Nei primi discorsi Bergoglio non ha pronunciato la parola Papa, ma solo "Vescovo di Roma", e questo sembra andare nella direzione giusta. Bene! Purché non sia un modo sottile di abbassare i toni formali del papismo per tentare poi di dominare sostanzialmente le altre confessioni cristiane attraverso infiltrazioni o altro.

Apertura alle altre religioni?
Bene, purché non sia solo una connessione di superficie limitata a qualche preghiera pubblica recitata insieme su un palco, ma vada oltre, verso il riconoscimento della unità di un mondo spirituale in dialogo diretto con una sola umanità, con le religioni a dare una mano al dialogo, invece di farsene ognuna l'indispensabile collo di bottiglia in competizione con gli altri.

Saremo felici di vedere dei cambiamenti ma certo non sembra una buona idea che questo papa sia già trattato come una santo rivoluzionario quando per ora ha solo cambiato stile e vestiti. Aspettiamo e vediamo quale sarà la parte positiva e quale quella meno. La fretta del giudizio sentimentalistico o fanatico non è buona consigliera.

Tanto per fare un esempio, moltissimi hanno sperato che Obama portasse la pace nel mondo, ma poi hanno visto che l’unica cosa che lo collega alla pace è un Nobel che gli è stato stupidamente e frettolosamente assegnato prima che la pace la facesse nei fatti... Anche lui “santo prima di subito”.

L’onda di entusiasmo per questo papa rischia di togliere lucidità alla valutazione di quello che dovra' ancora fare e proprio per questo cercheremo di vedere con serenità e lucidità quello che accadrà senza alcun pregiudizio. Un serio problema che già si evidenzia è che la gente ha voglia di bei prodotti a scatola chiusa, ha voglia di affidarsi, di fidarsi e di non pensare. Di farsi guidare nel tempestoso mare della vita e della società, di non assumersi tutta la responsabilità di se stessi, ma di aspettare il buono da fuori, la “salvezza” da qualcun altro che non siamo noi.

E allora stiamo già entrando in una fase nella quale questo papa dice cose così belle e viene subito dipinto in modo entusiastico dai media, che si potrà parlarne solo bene per non incorrere in fulmini e anatemi di vario tipo ma allo stesso tempo non si potranno rilevare con serenità i problemi di quello che non viene fatto, di quello che viene nascosto, dei condizionamenti posti dalle strategie di potere e di alcune prese di posizione che non ci piaceranno.

Un grande pregiudizio positivo dominerà la scena mediatica e di gran parte dell'opinione pubblica.

Non si potrà notare quello che non va a cuor leggero, perché tanti si sentiranno colpiti, offesi, non comprendendo che la cosa migliore non è prendere il “buono” apparente a scatola chiusa, ma valutarlo nei suoi limiti, e guardarne bene le possibili ombre proprio per rafforzare il Bene e tentare di togliere forza a ciò che lo ostacola.

Del resto non si può dimenticare la storia perversa dell’ordine gesuita dal quale questo papa non si è dimesso ma rimanendone uno dei principali esponenti a livello mondiale. Il grillismo, l’obamismo, il bergoglismo, sono anche forme di seduzione. Per renderle positive occorre non farsi abbagliare dalla loro immagine ma guardare bene anche ai loro aspetti negativi altrimenti ti addormentano nella melassa di argomenti e sentimenti che ti piacciono così tanto da non farti capire come veramente stanno le cose.
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Ecco come la Turchia sostiene i jihadisti


La Russia ha sollevato la questione del futuro della Turchia, rimettendo al Consiglio di sicurezza una relazione d’intelligence sulle attività di sostegno di quel paese a favore dei jihadisti. Il documento include una decina di rivelazioni che mettono in questione il comportamento del MIT. Il problema è che ciascuna delle operazioni citate si riferisce ad altre operazioni in cui gli stessi attori hanno lavorato con gli Stati Uniti o i loro alleati contro la Russia. Queste indicazioni d’intelligence si aggiungono a quelle già disponibili sui legami personali del presidente Erdoğan con il banchiere di Al-Qa’ida e sulla ricettazione da parte di suo figlio del petrolio rubato da Daesh.

La Russia ha fatto circolare presso i membri del Consiglio di Sicurezza dell’ONU un rapporto di intelligence sulle attività della Turchia in favore dei jihadisti che operano in Siria. Questo documento consegna una decina di fatti che - presi uno per uno - violano una o più risoluzioni del Consiglio.


Così facendo, la Russia mette il Consiglio davanti alle sue responsabilità e, per estensione, diverse altre organizzazioni intergovernative. In base al diritto, il Consiglio dovrebbe chiedere le relative prove di queste affermazioni e convocare la Turchia per ottenere spiegazioni. Nel caso in cui fosse stabilita la colpevolezza della Turchia, dovrebbe decidere in merito a delle sanzioni da adottare ai sensi del capitolo VII della Carta, vale a dire ricorrendo all’uso della forza. Da parte loro, l’Organizzazione del Trattato del Nord Atlantico e l’Organizzazione della cooperazione islamica dovrebbero escludere dai loro ranghi questo Stato canaglia, mentre l’Unione europea dovrebbe far cessare i negoziati di adesione.

Tuttavia, una lettura attenta del rapporto di intelligence russo dimostra che i capi d’accusa potrebbero far aprire ben altri fascicoli e mettere in causa altre potenze. Quindi è più probabile che non si discuterà pubblicamente questa relazione, ma che si negozierà a porte chiuse il futuro della Turchia.

Il caso Mahdi Al-Harati
Nato in Libia nel 1973, Mahdi al-Harati è emigrato in Irlanda e lì si è fatto una famiglia.
Nel maggio 2010, si trova a bordo della Mavi Marmara, la nave ammiraglia della "Freedom Flotilla", organizzata dall’ONG turca IHH per consegnare aiuti umanitari a Gaza. Le imbarcazioni sono piratate in alto mare da parte dell’esercito israeliano, provocando uno scandalo internazionale. I passeggeri sono prelevati da Tsahal, sequestrati in Israele e infine rilasciati. L’allora primo ministro, Recep Tayyip Erdoğan, si reca in un ospedale per confortare gli attivisti feriti. Il suo ufficio di gabinetto diffonde una fotografia che mostra uno di loro mentre lo abbraccia come fosse suo padre. Si tratterebbe di un turco-irlandese, El Mehdi El Hamid El Hamdi, in realtà il libico-irlandese Mahdi al-Harati.


Nel luglio 2011, la sua casa a Rathkeale (Irlanda) viene svaligiata. La sua compagna, Eftaima al-Najar, chiama la polizia e dice che i ladri si sono impadroniti di preziosi gioielli egiziani e libici, oltre a 200.000 euro in banconote da 500. Contattato al telefono, Mahdi al-Harati ha confermato alla polizia di aver incontrato le autorità del Qatar, della Francia e degli Stati Uniti e di aver ricevuto questa somma dalla CIA per aiutare a rovesciare Muammar al-Gheddafi. Ritornerà ancora sulle sue prime dichiarazioni, nel momento in cui la Resistenza libica si prenderà cura del caso.

Nel periodo luglio-agosto 2011, comanda la Brigata di Tripoli - di cui il fratello, Hosam al-Najjair, è ugualmente membro -, un’unità di Al-Qa’ida inquadrata da legionari francesi, incaricata dalla NATO di prendere l’hotel Rixos. Ufficialmente, l’hotel è il centro della stampa internazionale, ma l’Alleanza è stata informata dal costruttore turco dell’edificio che ricomprende un piano interrato, accessibile dall’esterno, dove si rifugiano vari membri della famiglia Gheddafi e dirigenti della Jamahiriya. Per diversi giorni, combatte assieme ai francesi contro i soldati di Khamis Gheddafi.

Nel settembre 2011, la NATO lo nomina come vice di Abdelhakim Belhaj, leader storico di Al-Qa’ida diventato «governatore militare di Tripoli». Si dimette l’11 ottobre presumibilmente dopo una lite con Belhaj.

Tuttavia, nel novembre 2011, a fianco di Abdelhakim Belhaj, comanda un gruppo composto da 600-1500 jihadisti di Al-Qa’ida in Libia - ex membri del Gruppo combattente islamico in Libia (LIFG) - che vengono registrati come rifugiati e trasportati via mare in Turchia sotto la supervisione di Ian Martin, ex segretario generale della Fabian Society e di Amnesty International, diventato rappresentante speciale di Ban Ki-moon.

Arrivati in Turchia, i jihadisti sono trasferiti in autobus, scortati dal MIT (servizi segreti turchi), verso la Siria. Si stabiliscono a Jabal al-Zouia dove creano per conto della Francia l’Esercito siriano libero (ESL). Per quasi due mesi, Abdelhakim Belhaj e Mahdi al-Harati ricevono tutti i giornalisti occidentali che cercano di coprire l’evento passando dalla Turchia presso quel che trasformano in un "villaggio Potemkin". Il gabinetto del primo ministro Erdoğan li mette in contatto con dei contrabbandieri che li trasportano in moto a Jabal al-Zouia. Là, vedono con i propri occhi migliaia di persone manifestare «contro la dittatura di Bashar al-Assad e per la democrazia». Una vota conquistata, la stampa occidentale deduce che ci sia una rivoluzione, fino a quando un giornalista del quotidiano spagnolo ABC, Daniel Iriarte, constata che i manifestanti non sono in maggioranza siriani, mentre riconosce i loro capi libici Abdelhakim Belhaj e Mahdi al-Harati. Poco importa, lo spettacolo della Brigata dei falchi del Levante (Suqour al-Sham Brigade) ha avuto il suo effetto. Il mito di un ESL composto da «disertori dell’Esercito arabo siriano» è ormai nato e i giornalisti che lo hanno alimentato non riconosceranno mai di essere stati ingannati.

Nel settembre 2012, Mahdi al-Harati raggiunge la Libia per ragioni mediche, non senza aver prima formato con suo cognato un nuovo gruppo di jihadisti, Liwa al-Umma (la Brigata della Umma).

Nel marzo 2014, Mahdi al-Harati scorta un nuovo gruppo di jihadisti libici che arrivano in Turchia via mare. Secondo il rapporto dell’intelligence russa, è preso in consegna dal numero 2 del regime, Hakan Fidan, il capo del MIT (servizi segreti), che è stato appena reintegrato nelle sue funzioni. Si uniscono a Daesh dal punto di frontiera di Barsai. Questa decisione fa seguito a un incontro organizzato a Washington dalla consigliera nazionale di sicurezza Susan Rice, con i capi dei servizi segreti del Golfo e della Turchia al fine di affidare loro la continuazione della guerra contro la Siria, possibilmente senza dover utilizzare Al-Qa’ida e Daesh.

Nell’agosto 2014, Mahdi al-Harati è "eletto" sindaco di Tripoli con l’appoggio del Qatar, del Sudan e della Turchia. Dipende dal governo di Tripoli, dominato dai Fratelli Musulmani e ripudia quello di Tobruk, sostenutao dall’Egitto e dagli Emirati Arabi Uniti.

Il percorso di Mahdi al-Harati attesta i legami tra Al-Qa’ida in Libia, Esercito siriano libero, Daesh e la Fratellanza Musulmana, riducendo a nulla la teoria di una rivoluzione democratica in Siria. Dimostra anche il sostegno che questa rete ha beneficiato da parte degli Stati Uniti, della Francia e della Turchia. 

Il trasferimento di combattenti di Daesh dalla Siria allo Yemen
Il rapporto dell’intelligence rivela che i servizi segreti turchi hanno organizzato il trasferimento di combattenti di Daesh dalla Siria allo Yemen. A seconda dei casi potrebbero essere stati trasportati in aereo o in nave verso Aden.

Questa imputazione era già stata formulata, il 27 ottobre 2015, dal portavoce dell’Esercito arabo siriano, il generale Ali Mayhub. A suo dire, almeno 500 jihadisti di Daesh erano stati aiutati dal MIT turco a recarsi in Yemen. Erano stati caricati su due aerei della Turkish Airlines, uno della Qatar Airways e uno degli Emirates. Arrivati ad Aden, i jihadisti sono stati divisi in tre gruppi. il primo è andato allo stretto di Bab el-Mandeb, il secondo a Marib, e il terzo è stato inviato in Arabia Saudita.

Queste informazioni, che erano state largamente sviluppate dai media arabi filo-siriani, sono state ignorate dalla stampa occidentale. Dal lato yemenita, il generale Sharaf Luqman, portavoce di soldati fedeli all’ex presidente Saleh, ha confermato l’accusa siriana e ha aggiunto che i jihadisti in Yemen sono stati accolti dai mercenari della Blackwater Academi. 



Il trasferimento dei combattenti di Daesh da un teatro operativo all’altro attestano il coordinamento delle operazioni in Siria e in Yemen. Mette in causa Turchia, Qatar, Emirati Arabi Uniti, Arabia Saudita e Blackwater Academi.

Il "villaggio tartaro"
Il rapporto di intelligence russo evoca anche il caso del "villaggio tartaro", un gruppo etnico tartaro, inizialmente basato ad Antalya, poi trasferito dal MIT più a nord, a Eskişehir. Anche se specifica che include i combattenti di Al-Qa’ida e che aiuta i combattenti islamisti in Siria, non spiega né il motivo per cui questo gruppo sia stato spostato più lontano dalla Siria, né quali siano le sue specifiche attività.

I tartari costituiscono la seconda minoranza russa e sono molto rari quelli che aderiscono all’ideologia jihadista dei Fratelli Musulmani o dello Hizb-ut-Tahrir.

- Tuttavia, nel marzo 2012, islamisti arabi del Tatarstan hanno devastato una mostra sulla Siria «culla della civiltà» al Museo di Kazan. Poco tempo dopo, il 5 agosto 2012, dei jihadisti, sia arabi sia tartari, si incontrano segretamente a Kazan, compresi i rappresentanti di Al-Qa’ida.

- Nel dicembre 2013, gli jihadisti tatari pan-turchisti del movimento Azatlyk (Libertà), lasciano il teatro siriano per raggiungere l’Ucraina e assicurare il servizio d’ordine in piazza, nella EuroMaidan di Kiev, in attesa del colpo di Stato; intanto altri militanti della stessa organizzazione manifestavano a Kazan.

- Il 1 ° agosto 2015, un Congresso Mondiale di Tatari è organizzato ad Ankara con il sostegno e la partecipazione dei governi ucraino e turco. È presieduto da un famoso agente della CIA durante la guerra fredda, Mustafa Abdülcemil Qırımoğlu (Cemilev), e decide di creare una " Brigata musulmana internazionale" per "liberare" la Crimea. Cemilev viene senza indugio ricevuto ufficialmente dal presidente Erdoğan. La Brigata dispone di un’installazione a Kherson (Ucraina). Organizza vari atti di sabotaggio in Crimea, tra cui un gigantesco black-out (che interrompe la corrente dall’Ucraina), dopo di che, non riuscendo a entrare massicciamente in Russia, va a rafforzare le truppe ucraine nel Donbass.

Se il Consiglio di sicurezza si mettesse a scavare sulla questione del "villaggio tartaro", non mancherebbe di osservare che gli Stati Uniti, la Turchia e l’Ucraina sponsorizzano i jihadisti tatari in Siria, in Crimea e nel Tatarstan, compresi membri di Al-Qa’ida e di Daesh.

I turcomanni della Brigata Sultan Abdulhamid
Anche se la Turchia non ha mosso un dito per soccorrere i turcomanni iracheni massacrati da Daesh, si è appoggiata sui turcomanni siriani contro la Repubblica araba siriana. Sono organizzati dai "Lupi grigi", un partito politico paramilitare turco, storicamente legato ai servizi segreti della NATO nella loro lotta contro il comunismo (la rete "Gladio"). Sono loro, per esempio, ad aver organizzato il tentato assassinio di Papa Giovanni Paolo II nel 1981. I Lupi grigi sono presenti in Europa, soprattutto in seno ai socialdemocratici belgi e ai socialisti olandesi. Hanno installato un coordinamento europeo a Francoforte. In realtà non sono un partito in sé, ma formano l’ala paramilitare del Partito d’azione nazionalista (MHP Milliyetçi Hareket Partisi).

Le Brigate turcomanne organizzano con il MIT il saccheggio delle fabbriche di Aleppo. Esperti turchi vanno a smantellare le macchine utensili che vengono spedite e riassemblate in Turchia. Contemporaneamente, occupano la zona di confine della Turchia, dove il MIT installa e controlla i campi di addestramento dei jihadisti.

Nel novembre 2015, è la star dei turcomanni siriani, il turco Alparslan Çelik -membro dei Lupi grigi e uno dei comandanti della Brigata Sultan Abdoulhamid-, a dare l’ordine di abbattere i due piloti del Sukhoi-24 distrutto poc’anzi dai caccia turchi assistiti da un AWACS saudita. Uno di loro sarà effettivamente fucilato.

Risulta che, nel 1995, i Lupi grigi avevano organizzato, con la società immobiliare turco-statunitense Celebiler isaat (che finanzia le campagne elettorali di Hillary Clinton), un vasto reclutamento di 10.000 jihadisti per andare a combattere in Cecenia. Una base di addestramento fu installata nella cittadella universitaria di Top Kopa a Istanbul. Uno dei figli del generale Dzhokhar Dudayev dirigeva il trasferimento dalla Turchia attraverso l’Azerbaigian a fianco del MIT.

Il rapporto di intelligence russo ha rivelato che il MIT ha costituito la Brigata Sultan Abdoulhamid -che comprende le principali milizie turcomanne - e che essa ha addestrato i propri membri presso la base di Bayır-Bucak sotto la direzione di istruttori delle forze d’intervento speciale dello stato maggiore dell’esercito turco e del MIT. Precisa che la Brigata turcomanna collabora con Al-Qa’ida.

Ogni ricerca un po’ più approfondita avrebbe portato il Consiglio di Sicurezza a riaprire vecchi fascicoli criminali e a constatare collegamenti tra la Brigata Sultan Abdoulhamid, i Lupi grigi, la Turchia, gli Stati Uniti e Al-Qa’ida. 

L’IHH e İmkander
Il rapporto di intelligence russo rivela il ruolo di tre ONG umanitarie turche nella fornitura di armi ai jihadisti, IHH, İmkander e Öncü Nesil. La Dichiarazione finale del Gruppo di sostegno internazionale alla Siria (ISSG), riunito a Monaco di Baviera l’11 e il 12 febbraio, sembra confermare questa accusa, poiché stabilisce che d’ora in poi gli Stati Uniti e la Russia vigileranno affinché i convogli umanitari in Siria trasportino solo materiali umanitari. Fino ad allora, il governo di Damasco e la stampa accusavano costantemente le ONG di sostenere i jihadisti, ma non venivano ascoltati. A settembre 2012, una nave da carico noleggiata dal IHH trasportatova armi alla Siria, a nome dei Fratelli Musulmani.

Conosco soltanto le prime due delle organizzazioni citate.
La IHH è un’associazione fondata e animata dal Partito della Prosperità turco (Refah) di Necmettin Erbakan, ma senza collegamento statutario o organico con esso. Fu dapprima registrata in Germania a Friburgo nel 1992 con il nome di Internationale Humanitäre Hilfe (HHI), poi in Turchia, a Istanbul, nel 1995, sotto il nome di İnsani Yardım Vakfı. Poiché il suo nuovo acronimo era İYV e non IHH, ha fatto precedere il suo nome da İnsan Hak ve Hürriyetleri, vale a dire, in turco, "Diritti umani e libertà". Sotto l’apparenza di aiuti umanitari ai musulmani della Bosnia e dell’Afghanistan, li ha riforniti di armi, cosa che s’inscriveva nella strategia della NATO. Successivamente, ha sostenuto militarmente l’Emirato islamico di Ichkeria (Cecenia). Nel 2006, ha organizzato presso la moschea Fatih di Istanbul dei grandi funerali, senza il corpo ma con decine di migliaia di attivisti, alin onore del jihadista ceceno Shamil Basayev, che era stato appena ucciso dalle forze russe dopo il massacro di cui era stato il mandante nella scuola di Beslan.

L’IHH ha acquisito una fama mondiale organizzando con l’AKP (successore del Refah) la "Freedom Flotilla", che doveva portare aiuti umanitari a Gaza rompendo il blocco israeliano, ancora una volta con l’approvazione della Casa Bianca che cercava di umiliare il primo ministro Benjamin Netanyahu. Tra i passeggeri della flottiglia si trovava il sunnominato Mahdi al-Harati. Il rapporto della Commissione delle Nazioni Unite presieduta da Geoffrey Palmer conferma che, contrariamente a quanto dichiarato, la flottiglia non trasportava alcun carico umanitario. Il che porta a concludere che l’IHH sapeva che non sarebbe mai arrivata a Gaza e solleva la questione degli obiettivi reali di questa spedizione.

Il 2 gennaio 2014, la polizia turca -che arriva a interpellare i figli di tre ministri e il direttore di una grande banca per riciclaggio di denaro - intercetta un camion di armi dell’IHH destinato ai jihadisti siriani. Successivamente, perquisisce la sede dell’IHH. Convoca nei suoi uffici Halis B., sospettato di essere il leader di Al-Qa’ida in Turchia, e Ibrahim Ş., comandante in seconda dell’organizzazione per il Vicino Oriente. Il governo riesce a licenziare i poliziotti e fa liberare i sospetti.

İmkander (in turco Fratellanza, con riferimento ai Fratelli Musulmani) è un’altra associazione "umanitaria", fondata nel 2009 a Istanbul. Si è specializzata nell’assistenza ai ceceni e nella difesa dei jihadisti del Caucaso. Così ha organizzato una campagna mediatica in Turchia, quando il rappresentante di Doku Umarov (l’auto-proclamato "Emiro del Caucaso"), Berg-Khazh Musaev (detto Emir Khamzat) viene assassinato a Istanbul. All’epoca, il FSB si considerava in guerra contro gli Stati che sostenevano militarmente i jihadisti e non esitava a liquidarli in questi paesi (come Zelimkhan Yandarbiyev in Qatar, e Umar Israilov in Austria). İmkander organizzò un grande funerale alla moschea Fatih di Istanbul.

Il 12 e il 13 maggio 2012, con l’appoggio del comune di Istanbul, İmkander organizzò un congresso internazionale - nella tradizione dei congressi della CIA durante la guerra fredda - per sostenere gli indipendentisti del Caucaso. Al termine della manifestazione, fu creato in modo permanente il Congresso dei Popoli del Caucaso che riconosceva l’unica autorità dell’Emirato del Caucaso di Doku Umarov. I delegati accusarono l’Impero russo, l’Unione Sovietica e la Federazione russa di aver praticato il genocidio dei caucasici. In un video, l’emiro Doku Umarov faceva appello a tutti i popoli del Caucaso affinché si unissero al jihad. La Russia ha reagito vivacemente.

Nel 2013, la Russia ha chiesto al Comitato delle sanzioni 1267/1989 del Consiglio di sicurezza di collocare İmkander sulla lista delle organizzazioni legate ad Al-Qa’ida. Il Regno Unito, la Francia e il Lussemburgo si sono opposti. In effetti, se İmkander rivendica di sostenere politicamente Al-Qa’ida nel Caucaso, la Russia non ha portato prove che fossero ritenute sufficienti da parte dell’Occidente in merito alla partecipazione alle operazioni militari.

Queste due ONG sono direttamente coinvolte nel traffico di armi nel caso dell’IHH e nel sostegno politico nel caso di İmkander. Dispongono del sostegno dell’AKP, il partito che il presidente Erdoğan ha creato per sostituire il Refah bandito dalla Corte costituzionale.  

Che fare del rapporto di intelligence russo?
È poco probabile che il Consiglio di sicurezza esamini il rapporto di intelligence russo. La questione del ruolo dei servizi segreti è di solito trattata in segreto. In ogni caso, gli Stati Uniti dovranno chiarire che cosa intendano fare del loro alleato turco che è stato preso in castagna nel violare le risoluzioni del Consiglio.

Questi dati d’intelligence si aggiungono a quelli già disponibili sui legami personali del presidente Erdoğan con Yasin al-Qadi, il banchiere di Al-Qa’ida, e sul ruolo del figlio Bilal nel commercio del petrolio rubato da Daesh.

Indubbiamente, le spacconate turche che annunciano una possibile invasione militare in Siria sono solo un diversivo. In ogni caso, se scoppiasse una guerra tra la Turchia e la Russia, questo rapporto di intelligence sarebbe sufficiente a privare Ankara del sostegno dell’Alleanza atlantica (articolo 5 della Carta della NATO).

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