Dietro la maschera «anti-Isis»

Quest’anno il Carnevale romano si apre il 2 febbraio, quando si esibisce alla Farnesina lo «small group», il piccolo gruppo ministeriale (23 paesi più la UE) della «Coalizione globale anti-Daesh/Isis», co-presieduto dal segretario di Stato Usa John Kerry e dal ministro degli esteri Paolo Gentiloni. Ne fanno parte, mascherati da antiterroristi, i maggiori sponsor del terrorismo di «marca islamica», da decenni usato per minare e demolire gli Stati che ostacolano la strategia dell’impero.

Alla testa della sfilata in maschera gli Stati uniti e l’Arabia Saudita. Quelli che - documenta una inchiesta del New York Times - armano e addestrano i «ribelli» da infiltrare in Siria per l’operazione «Timber Syca-more», autorizzata segretamente dal presidente Obama nel 2013, condotta dalla Cia e finanziata da Riyad con milioni di dollari. Confermata dalle immagini video del senatore Usa John McCain che, in missione in Siria per conto della Casa Bianca, incontra nel maggio 2013 Al Baghdadi, il «califfo» a capo dell’Isis.

È l’ultima delle operazioni coperte Usa-Saudite, iniziate negli anni Settanta e Ottanta: per destabilizzare l’Angola e altri paesi africani, per armare e addestrare i mujahiddin in Afghanistan, per sostenere i contras in Nicaragua. Ciò spiega perché gli Stati uniti non criticano l’Arabia Saudita per la violazione dei diritti umani e la sostengono attivamente nella guerra che fa strage di civili nello Yemen.

Fanno parte del gruppo mascherato anche la Giordania e il Qatar dove, documenta il New York Times, la Cia ha costituito le basi di addestramento dei «ribelli», compresi «gruppi radicali come Al Qaeda», da infiltrare in Siria e altri paesi.

Il Qatar fornisce per tali operazioni anche commandos, come fece quando nel 2011 inviò in Libia almeno 5mila uomini delle forze speciali. «Noi qatariani eravamo tra i ribelli libici sul terreno, a centinaia in ogni regione», dichiarò poi il capo di stato maggiore Hamad al-Atiya.

Tra gli «antiterroristi» che si esibiscono alla Farnesina ci sono anche gli Emirati Arabi Uniti, che hanno formato dal 2011 tramite la Blackwater un esercito segreto mercenario di circa 2mila contractor, di cui circa 450 (colombiani e altri latinoamericani) sono ora impegnati nell’aggressione allo Yemen. C’è il Bahrain che, dopo aver schiacciato nel sangue l’opposizione democratica interna con l’aiuto delle truppe saudite, ora restituisce il favore affiancando l’Arabia Saudita nel massacro degli yemeniti, impresa a cui partecipa il Kuwait, anch’esso membro del gruppo «antiterrorista». Di cui fa parte la Turchia, avamposto Nato della guerra contro la Siria e l’Iraq, che ha sostenuto l’Isis inviandogli ogni giorno centinaia di tir carichi di armi e altri materiali. Per aver pubblicato le prove, anche video, della fornitura di armi all’Isis da parte dei servizi segreti di Ankara, i giornalisti turchi Can Dündar e Erdem Gül sono stati arrestati e rischiano l’ergastolo.

Tra le presenze occidentali nel gruppo mascherato spiccano la Francia e la Gran Bretagna, che usano forze speciali e servizi segreti per operazioni coperte in Libia, Siria e altri paesi. Fa gli onori di casa l’Italia, che ha contribuito a incendiare il Nordafrica e Medioriente partecipando alla demolizione della Libia. Dove ora si prepara a ritornare, addirittura col ruolo «guida», per un’altra guerra sotto comando Usa/Nato, che, mascherata da «peacekeeping», mira al controllo delle zone strategiche e delle risorse energetiche libiche.

Nei saloni della Farnesina riecheggiano le note di «Tripoli, bel suol d’amore», la canzone che nel 1911 inneggiava alla guerra coloniale in Libia.

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La guerra occulta


Viviamo oggi (Siria, Palestina e Russia) l’ultima fase dell’assalto della Sovversione all’Ordine naturale e cristiano. Se vogliamo reagire contro questa aggressione satanica dobbiamo prima conoscerla. Infatti “nulla è voluto se prima non è conosciuto”. Ora una lunga cospirazione ed una guerra occulta hanno preparato, a partire dall’Umanesimo cabalistico e neopagano, tale assalto finale, che non è unicamente bellico, ma è soprattutto culturale, ossia filosofico e teologico.

Il dominio della cultura filosofica e teologica, da parte della Sovversione o della Restaurazione dell’Ordine naturale e soprannaturale, è l’arma vincente anche se meno appariscente della guerra occulta tra “la Città di Dio e la Città di satana” (S. Agostino d’Ippona).

Gramsci lo aveva ben capito: prima di conquistare il potere occorre ottenere l’egemonia culturale, che scalzi la vecchia cultura tradizionale e la sostituisca con la nuova ideologia comunista. Se ci si è impadroniti solo delle forze materiali e delle strutture politico/governative, ma non si è cambiata la mentalità dei popoli che si vuol governare, questo potere governativo non avrà vita lunga poiché sarà a capo solo dei corpi, ma non delle menti degli uomini. 

Purtroppo i movimenti che s’ispirano alla Restaurazione dell’Ordine non tengono conto dell’importanza della lotta culturale e si concentrano esclusivamente su quella partitica, elettorale o bellica. Invece le forze oscure della Sovversione (Giudaismo talmudico e Massoneria) sanno benissimo che prima di conquistare le strutture governative ed i corpi occorre penetrare nelle menti e nella cultura delle Nazioni. Quindi le cause prime della Sovversione vanno individuate proprio nella rivolta culturale. Le idee e non le masse hanno cambiato il corso della storia nel bene e nel male, che non sono assoluti su questa terra, ma sempre misti a qualcosa del loro contrario. Per esempio, il Cristianesimo ha cambiato il mondo pagano antico e lo ha perfezionato come la “grazia che non distrugge la natura, ma la presuppone e la perfeziona” (S. Tommaso d’Aquino). Dall’altra parte il Nominalismo, l’Umanesimo, il Rinascimento, il Luteranesimo, l’Illuminismo, il Liberalismo e il Comunismo hanno depravato l’Ordine del mondo classico perfezionato dalla Rivelazione divina e cristiana.  Le Rivoluzioni politiche sono sempre precedute e originate da errori filosofico/teologici. Infatti “si agisce conseguentemente a come si vive e a come si è”; perciò, se una civiltà abbandona i princìpi saldi e veri da cui è nata e si abbevera alle fonti avvelenate dell’errore teoretico e quindi si imbratta nella degenerazione morale, è destinata alla malattia e poi alla morte per essere rimpiazzata da un cadavere putrefatto che si chiama Sovversione. Ad esempio, il pensiero nichilistico di Nietzsche e l’allucinazione dissociatoria psicanalitica di Freud hanno influenzato il neo-comunismo della Scuola di Francoforte e dello Strutturalismo francese, che con il 1968 hanno portato i princìpi del bolscevismo del 1917 sin dentro la mente e l’animo dell’uomo odierno, rendendolo un “animale selvaggio” mediante il sensismo empirista (Claude Lévi-Strauss) o una bestia istintiva e passionalmente degenerata mediante il pansessualismo (Sigmund Freud).

Per combattere un male così abissale come le imperscrutabili profondità dell’animo umano e così universale, che non ha risparmiato neppure l’ambiente ecclesiale e il singolo uomo, non basta fermarsi agli aspetti esteriori della Sovversione, ma occorre andare alle radici della deformazione mentale, che è iniziata con il soggettivismo e il relativismo filosofico ed è giunta alla distruzione nichilistica di ogni valore metafisico, morale e logico, ossia alla dissociazione mentale eretta a filosofia.

In Italia la DC è stata l’emblema di tale miopia, che ha cercato solo il potere politico e economico, lasciando al Comunismo il potere culturale tramite il quale si è giunti alla legalizzazione del divorzio, dell’aborto, delle droghe, o all’accettazione pratica (per lo meno sino ad ora) delle unioni omosessuali, dell’eutanasia e al trionfo del pensiero selvaggio strutturalista e della perversione pansessualista freudiana. Dopo tanto sfacelo cosa resta di un Popolo, di una Civiltà e di una Religiosità? Solo le macerie!

L’ultimo bastione della resistenza alla Sovversione spirituale, che è il vertice del disordine come la grazia è la perfezione della natura e dell’Ordine, è la sana dottrina filosofica teologica e spirituale. Di fronte alla Sovversione a-teologica del postmodernismo entrato nell’ambiente ecclesiale bisogna reagire con la pura ed integra verità e non con le mezze verità, che oggi soprattutto sarebbero più nocive dell’errore aperto. Infatti non basta un compromesso pratico per salvare la situazione, ma bisogna ritornare alle nostre fonti zampillanti, limpide e piene alle quali si è abbeverata la nostra civiltà greco/romana e cristiana. La via delle concessioni e dei compromessi è pericolosa, poiché la Sovversione modernista è un nemico insaziabile, è “l’eresia essenziale” e non si accontenta di qualcosa, ma vuol ammodernare o rivoluzionare tutta la religione mediante la lente deformante del soggettivismo.

Il modernismo è “l’eresia essenziale, il collettore di tutte le eresie” (S. Pio X), perciò se lo si vuol combattere occorre farne tabula rasa, contrastarlo totalmente e diametralmente non solo a metà, parzialmente e moderatamente. Bisogna andare a colpire la sua essenza, che è “l’agnosticismo, il soggettivismo e il culto dell’uomo” (S. Pio X) e non fermarsi ai suoi sintomi superficiali, che possono essere le innovazioni sgradevoli della vita ecclesiale. Infatti non si cura un avvelenato somministrandogli un po’ meno di veleno o del veleno diluito in acqua zuccherata, occorre dargli l’antidoto. Non si estirpa un cancro con l’aspirina, ci vuole il bisturi. Il vero antimodernista sa cogliere l’essenziale, ossia ciò che si cela sotto le apparenze o i fenomeni sensibili. Egli non confonde l’accessorio, l’occasionale, l’accidentale con la sostanza, la natura e l’essenza delle cose.

S. Pio X vide benissimo la vera natura del modernismo, ossia il soggettivismo, che dal di dentro corrode e trasforma la sostanza del cristianesimo lasciando intatte le parole, i nomi e le apparenze. Egli vide veramente, con lo sguardo dell’aquila, “i segni dei tempi” e dei tempi reali e tristissimi. Invece i falsi “profeti dell’ottimismo” vogliono illudersi di stravedere o di immaginare la primavera della Chiesa quando il neomodernismo ha ripreso, in maniera radicale e parossistica, la lotta contro la religione ancora più ferocemente che sotto S. Pio X. Papa Sarto scorse l’antagonismo e la lotta mortale tra due religioni opposte: quella del Dio trascendente, che si è incarnato e quella dell’uomo, che si vuol far Dio “immanente al mondo”. Ne scorse anche l’inconciliabilità e non cercò di conciliar l’inconciliabile, ossia il teocentrismo con l’antropocentrismo. Capì che oramai si trattava della lotta finale di due epoche e di due idee irreconciliabilmente contrapposte e non usò mezze misure né mezzi termini, ma combatté con tutta la forza il modernismo e i modernisti, sperando con tutta la carità soprannaturale nella conversione dei modernisti.

Pio X sapeva perfettamente che il modernismo militava sotto lo “Stendardo di Lucifero” (S. Ignazio da Loyola), con il “Partito del Serpente infernale” (S. Luigi de Montfort), con la “Città di satana” (S. Agostino d’Ippona) e quindi voleva la morte della Sposa di Cristo, la Chiesa romana. L’unica tattica era, perciò, quella di schiacciare il suo capo come la Beata Vergine Maria schiaccia quello del serpente dell’Eden. S. Pio X non cercò di dialogare con lui come fece Eva, né cercò alcun compromesso, ma ingaggiò una lotta all’ultimo sangue, lotta che continua in maniera più grave tuttora. Purtroppo umanamente oggi non si vede nulla di simile all’agire di papa Sarto. Allora non resta che l’intervento divino con la sua Misericordia e poi con la sua Giustizia, la quale ultima è l’unica cosa che possa toccare le menti degli uomini contemporanei oramai abbrutite dalla rivoluzione studentesca e neomodernista, come fu ai tempi di Noè e di Sodoma.

Quindi per ben vivere oggi occorre ben pensare e conoscere le cause remote dell’attuale pervertimento delle menti e dello spirito, della filosofia e della teologia, degli uomini di Stato e di Chiesa. Questa revisione storica, filosofica e teologica è indispensabile per non morire di peste. Se ci ostiniamo come il don Ferrante dei Promessi sposi a negare la realtà della peste, che ha invaso il mondo, faremo la sua stessa fine. Come insegna il Vangelo non si può mettere un rattoppo buono (dottrina tradizionale) su un vestito lacero (modernismo), altrimenti il vestito si strappa totalmente e il rattoppo va perduto. La lotta o meglio il conflitto attuale è innanzitutto metafisico, teologico e poi sociale, economico e bellico. Ci troviamo nel bel mezzo di una guerra religiosa e nella sua fase finale e decisiva. Non si tratta solo del conflitto che in Siria, in Palestina e in Ucraina vede contrapposte Usa, Israele e Russia e quindi potrebbe diventare mondiale e atomico; non si tratta neppure della invasione da parte di milioni di musulmani qaedisti dell’Europa, invitati e riforniti dal Supergoverno mondiale ed europeo, che potrebbe diventare un massacro interno alla Vecchia Europa oramai incapace di difendersi poiché corrotta da mezzo secolo di freudismo e strutturalismo. Si tratta soprattutto della lotta tra la Chiesa di Cristo e la contro-chiesa di satana, che mediante il neomodernismo ha infiltrato la prima e ne ha occupato i posti di comando mediante uomini di Chiesa imbevuti di idee modernistiche e sovversive. 

L’infedele è penetrato dentro il Santuario, ne ha occupato le leve di comando e forma un campo omogeneo con le forze che sino a ieri combattevano Cristo e la sua Chiesa: il Giudaismo talmudico, la Massoneria, il Socialismo, il Liberalismo. Di fronte a questo esercito compatto quanto all’intento anche se disomogeneo quanto ai mezzi da usare non vi è più a partire dal 1945 in Europa un altro fronte compatto deciso a combattere la Sovversione demo/pluto/giudaico/massonica. Tuttavia un tale fronte resta nel Vicino e Medio Oriente e in Russia e la battaglia bellica finale si sta giocando proprio lì in questi mesi. Si rivive la situazione dei due blocchi contrapposti durante il 1914-1918 e poi il 1939-1945, situazione dalla quale uno dei due uscirà annientato poiché questa è, come le prime due guerre mondiali, una guerra religiosa, metafisica, filosofico/teologica e in tale guerra non si fanno prigionieri, ma si annienta il nemico, che viene visto come il “male assoluto” mentre il vincitore si presenta come il “bene assoluto”.

Certamente la vittoria non verrà dalla Vecchia Europa, che è già stata debellata dall’occidentalismo atlantico supercapitalista e dall’oriente bolscevico e collettivista. Ora la battaglia finale si combatte in Siria e Russia, ma siccome gli uomini sono stati talmente abbrutiti da non poter più leggere negli avvenimenti umani e nemmeno nelle guerre la mano divina che castiga la perversione di questo mondo, penso sia indispensabile anche un intervento direttamente e chiaramente divino (come ai tempi di Noè) per far aprire gli occhi all’umanità, che sta scivolando verso il baratro senza rendersene conto. La lotta di oggi ci viene presentata come la “crociata della democrazia” contro l’oscurantismo medievale arabo/russo, proprio come nel 1914 ci veniva presentata contro la barbarie medievale della monarchia asburgica e nel 1939 contro il Patriottismo sociale e antiliberale. Ma la guerra della democrazia moderna è la rivolta del Basso contro l’Alto, degli Inferi contro il Cielo, del Disordine contro l’Ordine, della Quantità contro la Qualità, della Materia contro lo Spirito.

Quindi vi sono due concezioni filosofico/politiche diametralmente opposte: la prima vede in chi comanda colui che sta in alto poiché riceve l’Autorità da Dio, l’Altissimo: “non est potestas nisi a Deo” (S. Paolo), mentre la seconda vede tutto all’incontrario: chi comanda sta in basso poiché riceve l’autorità dal basso e dal popolo: “non est potestas nisi ab homine et ab inferis”. In breve fa coincidere chi deve obbedire con chi deve comandare e produce solo anarchia e caos. Il sì è il no e il no è il sì. Invece Gesù ci ha insegnato: “il vostro parlare sia sì sì no no”. Tale rivolta degli inferi contro l’Alto giunse quasi al suo vertice in Russia nel 1917 e sparse i suoi errori, grazie all’aiuto atlantico, dopo il 1945 in mezzo mondo. Tuttavia doveva ancora toccare l’apice o lo zero. Il Comunismo classico aveva distrutto la famiglia, la proprietà e opprimeva la religione. Invece il neocomunismo strutturalista e pansessualista sessantottino ha distrutto l’uomo in ciò che lo rende tale: la ragione e la libera volontà, avendolo reso un animale selvaggio e passionale. La parabola di Nietzsche secondo cui l’uomo moderno avrebbe ucciso Dio si è rovesciata nell’uccisione dell’uomo reso una “bestia parlante” come insegna il Talmud.

La democrazia moderna è il mezzo di cui si è servita la contro-chiesa per togliere all’Autorità il potere venuto dall’Alto sul popolo e per asservire il popolo a se stessa e sostituirsi all’Autorità legittima che viene da Dio. «I veri amici del popolo sono i “tradizionalisti” e non i rivoluzionari», diceva san Pio X. Infatti per la Rivoluzione il popolo è l’oggetto della sua guerra occulta per ottenere il dominio mondiale e non il soggetto del potere. 

Attenzione! il ritorno ai princìpi della filosofia perenne sui quali si è formata la Cristianità non equivale al ritorno cronologico al passato, al calesse, al cavallo, alle candele, ma significa rifarsi alla dottrina immutabile, che conforma l’intelletto alla realtà e non presume di creare la realtà col pensiero, come ha presunto di fare la modernità filosofica dalla quale è nata la modernità religiosa (Luteranesimo), nella quale è il pensiero dell’individuo a farsi una propria religione, e la modernità politica (Rousseau), nella quale è l’ideologia del singolo individuo a formare lo Stato e non la natura dell’uomo socievole per la sua stessa essenza. In breve bisogna ritornare allo spirito che ha saputo edificare, conoscere il vero e fare il bene per combattere ciò che la Sovversione opera e studia per il male. Platone nella Repubblica asseriva che la contemplazione (conoscere razionalmente con amore) ha una dimensione politica o sociale, poiché la conoscenza della Verità somma e del Bene supremo salva non solo l’individuo, ma la famiglia e l’insieme delle famiglie che formano la polis o città (= viver assieme in una società perfetta di ordine temporale). La democrazia moderna è una contraddizione nei termini, una illogicità lampante. Infatti ciò che sta in basso non coincide con ciò che sta in alto, chi obbedisce non equivale a chi comanda. Se si prende la volontà del popolo per fonte di Autorità, verità e bontà, la strada per il bolscevismo è aperta, anzi spalancata. Si vede così che il Comunismo è la conclusione logica del democraticismo moderno. La democrazia moderna proclama l’eguaglianza assoluta degli uomini e l’inesistenza delle classi. Invece il comunismo meno utopisticamente e meno ipocritamente ha respinto tutte queste utopie ed ha proclamato che l’ineguaglianza delle classi è la strada regia per giungere alla rivoluzione bolscevica e alla dittatura del proletariato o meglio del Partito sul proletariato conseguentemente il capitalismo del Partito o dello Stato proletario.

Inoltre il comunismo ha concentrato in un blocco monolitico tutti i frustrati e gli scontenti per sfondare il fronte nemico diviso orizzontalmente tramite i nazionalismi esagerati e verticalmente tramite la democrazia moderna. L’Europa, perciò, si è divisa e si è scontrata orizzontalmente tra nazionalismi sciocchi; le classi delle medesime Nazioni si sono odiate verticalmente e il comunismo ne ha goduto. Poi il comunismo si è servito del problema africano per lanciare la razza nera contro quella bianca ed oggi il Giudaismo, padre del bolscevismo, si serve dell’islamismo wahabita per far scannare tra loro gli Arabi e per mettere a ferro e a fuoco quel che ancora resta della Vecchia Europa invasa da milioni di musulmani radicali. Individui della stessa Nazione in guerra interna tra di loro, Nazioni dello stesso Continente, l’una contro l’altra e Continenti contro altri Continenti. Questa è la tattica del Giudaismo, che si cela dietro il comunismo bolscevico e il neocomunismo sessantottino libertario ed anarcoide. Il motore del comunismo è l’odio che rivela quale sia l’origine di esso. “Dio è amore” (S. Giovanni) e il diavolo è “omicida sin dall’inizio”, omicida perché colmo di odio, come ha detto Gesù ai suppositi principali di satana: “mi hanno odiato gratuitamente, senza ragione o senza un motivo reale”, ossia per puro odio ispirato dall’invidia e dalla gelosia. “Voi avete per padre il diavolo” si può, quindi, dire dei comunisti come dei farisei. Infatti per odiare la fede cristiana non basta non averla: uno zero non può produrre nulla, nemmeno l’odio. Occorre avere una fede contraria, una per-fidia. In un’epoca di tolleranza totale come spiegare l’odio contro Cristo? Solo l’influsso del diavolo e del suo accolito principale, il Giudaismo talmudico, possono spiegare l’odio comunista. L’economia materialistica non è la natura del comunismo; no, esso è una contro-religione fondata sull’odio diabolico contro Dio e i suoi rappresentanti. Il comunismo non si spiega col materialismo, ma con lo spirito e con lo spirito maligno, anche se si serve del materialismo come mezzo per scatenare l’odio di classe.

L’esistenza del comunismo mutatosi nell’anarchismo libertario sessantottino è l’argomento di convenienza dell’esistenza del diavolo e della contro-chiesa. Vi è nella storia umana una corrente parallela e avversa a quella di Dio e di Cristo, che agisce per odio metafisico e spirituale come Dio agisce per amore disinteressato. È questa la “Guerra occulta” che si cela dietro quella visibile agli occhi umani e che può essere conosciuta per convenienza solo con la ragione illuminata dalla certezza della fede. Se il corpo ci accomuna alle bestie l’anima ci fa simili agli angeli. Se l’anima è buona è simile all’angelo buono, se invece è cattiva è simile al diavolo, che è un angelo decaduto. Così l’umanità a partire da Adamo ed Eva si è divisa in due parti: i figli di Abele e i figli di Caino; la lotta tra di essi non è lotta di classe, ma capitanata dagli angeli buoni o cattivi, che durerà sino alla fine del mondo. Schierarci con la parte buona dipende dalla nostra buona volontà aiutata dalla grazia divina, che non è negata a nessuno.

San Tommaso insegna: «Mediante la volontà ci gioviamo di tutto ciò che si trova in noi. Per cui è chiamata buona non la persona intelligente, ma quella che ha la buona volontà» (S. Th., I, q. 5, a. 4, ad 3). Infatti la nostra anima mantiene la grazia infusa da Dio in forza della buona volontà (S. Th., I, q. 83, a. 2, sed contra).
La libertà vera consiste nella scelta libera di voler amare Dio e «più amiamo Dio, più siamo liberi» (In III Sent., dist. 29, a. 8, quaestiunc. 3, n. 106, sed contra). Per cui «la vera libertà è libertà dal peccato; mentre la vera schiavitù è la schiavitù del peccato» (S. Th., II-II, q. 183, a. 4). Se l’intelligenza rende l’uomo dotto, la volontà lo fa virtuoso. Il peccato, perciò, è l’obitorio della vera libertà. Come d’altra parte insegna anche il Vangelo: è “la Verità che vi farà liberi”, poiché chi cade nell’errore è schiavo di esso.

L’Imitazione di Cristo ci insegna che il giorno del Giudizio non ci verrà chiesto ciò che abbiamo letto, detto o scritto, ma ciò che abbiamo voluto e fatto. L’ideale è la retta scienza accompagnata dalla buona volontà (“doctus cum pietate, pius cum doctrina”), conoscere per amare e voler conoscere per poter amare sempre meglio. Senza dimenticare che abbiamo un corpo con i suoi sensi e le passioni, che vanno educate e innalzate dalla conoscenza amorosa del Fine ultimo e non represse, altrimenti scoppiano e si rivoltano. “Chi vuol far l’angelo, finisce per diventare una bestia”. 

L’uomo è un’unità sostanziale di anima e corpo, sensibilità, intelletto/volontà e tutto deve essere utilizzato in armonia e gerarchia allo scopo finale. L’uomo completo dovrebbe tendere, pian piano e soprattutto con l’aiuto di Dio, ad acquisire una intelligenza profonda, chiara, riflessiva, penetrante, agile, viva e rapida, non superficiale, non fredda, arida o egoista, ma accompagnata da un caldo e intenso amore di Dio e del prossimo, ed una volontà forte, ferma, costante, attiva e tenace, non timida, ma impavida e accompagnata dalla bontà di cuore, evitando la pignoleria e la meticolosità ristrette, la durezza, l’ostinazione, l’insensibilità. Infine la sensibilità, controllata da intelletto e volontà, dovrebbe arricchire l’appetito irascibile con la benignità, la serenità, la compassione, l’affabilità e l’espansività, senza durezza di cuore e l’appetito concupiscibile con la padronanza di sé e la flemma, la costanza, la metodicità, la perseveranza e la prudenza, schivando l’angelismo come pure la schiavitù o la dipendenza dalle passioni o dagli istinti disordinati. Per cui intelletto, volontà e sensibilità debbono concorrere al perfezionamento dell’uomo assieme e subordinatamente per fare il bene, evitare il male e reagire alla guerra occulta contro Dio, la sua Chiesa e la Civiltà cristiana.

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L'avanzata del Nuovo Ordine Mondiale


Il mondialismo ha cercato di “dissolvere e coagulare” anche il vicino e medio oriente (Egitto, Libia, Tunisia), ma – arrivato alla Siria (2011) – ha trovato la Russia di Putin a sbarrargli il passo ed infine dopo quasi quattro anni ha dovuto recedere, almeno temporaneamente.

Quanto a Putin occorre sapere che di fronte allo sfacelo dell’Urss (1989) ha capito che il comunismo non poteva salvare la sua Patria come neppure il liberismo transatlantico/europeo e, divenuto Presidente della Russia nel 2000, è corso ai ripari.

Vladimir Putin è nato il 7 ottobre 1952 a  San Pietroburgo. Il nonno era cuoco di Lenin e poi di Stalin, il padre sommergibilista nell’armata rossa. Egli è stato membro del Pcus e colonnello del Kgb. Nel 2000 è diventato Presidente della Russia e continua la sua opera ancora oggi, dopo aver risollevato la sua Patria dal fallimento in cui l’avevano gettata il marxismo e Eltsin, che l’aveva svenduta a pochi “oligarchi” e “magnati” quasi tutti israeliti.

In un discorso tenuto il 19 settembre 2013 al Valdai Club Putin ha enunziato il suo nuovo pensiero politico diametralmente opposto al marxismo leninista e al mondialismo israelo/statunitense: “ci siamo lasciati alle spalle l’ideologia sovietica senza ritorno, ma nello stesso tempo non ci ispiriamo al liberalismo occidentalista. […]. Una neo-barbarie morale bussa alle porte e vuol distruggere le Patrie mediante la depravazione morale, soprattutto la parificazione della famiglia tradizionale e naturale con le coppie omosessuali, la perdita di fede in Dio e la credenza in satana. Occorre difendere i valori naturali e tradizionali. […].  Ogni Stato deve avere forze militari, tecnologiche ed economiche, ma quel che conta soprattutto è la forza morale, intellettuale e spirituale dei suoi cittadini. Il tragico passato dell’Urss è stato dovuto soprattutto alla mancanza di valori morali e spirituali. […]. Bisogna tornare alla mentalità della responsabilità verso se stessi, verso la società e il diritto; se non sapremo uscire dalla attuale crisi morale e spirituale non ci risolleveremo”.

Poi Putin è passato alla pratica ed ha legiferato a favore dell’incremento della natalità, contro la pratica dell’aborto, contro la pedo/pornografia via web e contro i matrimoni omosessuali, ha eliminato ogni riferimento ideologico e “liturgico” a Lenin, Stalin e al Pcus.

Naturalmente un uomo così e a capo di una Nazione malgrado tutto ancora potente e forte dà fastidio al “Nuovo Ordine Mondiale” transatlantico e neo/europeistico, che va dagli Usa a Israele passando per l’Europa. Quindi, avendo osato impedire l’invasione statunitense della Siria e poi dell’Iran,  deve essere abbattuto. Ecco il perché della rivoluzione ucraina e crimeana, che ha indotto il Presidente statunitense Barac Obama a stanziare 1 miliardo di dollari (3 maggio 2014) a favore delle difese armate dell’Europa orientale ai confini con la Russia e a chiedere all’Europa occidentale di armarsi maggiormente in vista di un eventuale conflitto. La triste realtà è questa: siamo in  stato di avan-guerra con la Russia, l’Iran e la Siria, a rimorchio di Netanyahu, Obama e Cameroon.

Naturalmente i mass media politicamente corretti presentano Putin come l’attuale Male assoluto, il nuovo Hitler da abbattere.

Quindi dopo aver tentato invano, tramite i ribelli di al-Qaida foraggiati dall’Arabia Saudita, da Israele e dagli Stati Uniti, di invadere la Siria, il “Nuovo Ordine Mondiale” ha dovuto fermarsi un momento e prendere atto che l’ostacolo da rimuovere è soprattutto la Russia di Putin.

Gordon Duff, un marine veterano del Vietnam e consultato dai Governi della sicurezza, capo-redattore della rivista online New Oriental Outlook, scrive: “in Siria nel 2011 le forze speciali statunitensi, aiutate dal Qatar e dall’Arabia Saudita, da Israele e dalla Giordania, istituirono vari campi d’addestramento e cominciarono un diffuso reclutamento da tutto il mondo integralista musulmano ed hanno messo in piedi al-Qaeda in maniera ben strutturata. Ora al-Qaeda, sostenuta dagli islamisti della Georgia e della Cecenia, va in Ucraina, si affianca al regime filo-europeo di Kiev, ma sempre diretta dalla Cia e dall’MI6”.

Lada Ray, inoltre, ha scritto su Trencast (6 maggio 2014): “L’organizzazione islamista dell’Ucraina, affiliata ad al-Qaeda, ha annunciato che 5.000 mercenari islamisti qaedisti arriveranno in Ucraina dalla Germania, Turchia, Georgia e Azerbaigian”. Circa 200 paramilitari filorussi sono stati uccisi in Ucraina, che da sola non avrebbe la forza per compiere azioni simili. I siti alternativi parlano di paramilitari polacchi addestrati dalla Cia.

La storia delle rivoluzioni primaverili (Egitto, Libia, Tunisia e Siria) continua e si sposta in Ucraina con l’appoggio in pompa magna degli Usa stanziatisi in Europa. Ma ora non ci si trova più davanti a Mubarak, Gheddafi, Ben Alì, occorre fare i conti con la Russia di Putin, che già si è alleata con la Cina.

Fonte
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Il fine giustifica i mezzi

Attentati di Parigi: il ritorno.
Non sappiamo più se ridere o piangere: dopo l ’11 Settembre 2001, non non c’è più stato nemmeno un attacco terroristico senza che i colpevoli - che di solito dovrebbero nascondersi - non si facciano riconoscere perché hanno lasciato in giro un documento. Per il sociologo Jean-Claude Paye, l’ apparente e ripetuta stupidità dei terroristi deve essere interpretata come un artificio retorico del potere per confondere la gente. Questo perché diventa assurdo contestare tutta la commedia ufficiale, non si può e non si deve.
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Continuiamo così, facciamoci del male.

La corruzione si infiltra nei governi da molto tempo. La sua onnipresenza intossica. Il suo permanere si basa sulla sua natura strutturale quasi impossibile da sradicare. La sua potenza è tale che è arrivata ad essere considerata "naturale" nell'ambito della società. E' stata assorbita come parte del paesaggio, e ci si convive senza scandalizzarsi.

Questo fenomeno culturale è penetrato con una tale forza nel tessuto sociale che non solo i corrotti credono di essere nel giusto e sono convinti che chiunque farebbe lo stesso al loro posto, ma anche quella minoranza che possiede ancora un briciolo di coscienza, sembrano essere caduti nella trappola della bonomia.

Il danno generato da questa perversa abitudine è ancora più complesso, e la portata del deterioramento morale è molto più profonda di quanto immaginiamo. E' incredibile osservare come si sia spostata la soglia che traccia la linea tra le persone oneste e i criminali. La saggezza popolare metterà nella lista dei corrotti chi delinque per oscenità, chi lo fa con una gran faccia tosta, e chi agisce senza scrupolo.

I furbi (moderatori), i più educati (leccaculi) e i meno cafoni, rimarranno fuori da ogni responsabilità. E' l'esperienza quotidiana che ci dice che tutti coloro che guidano i destini del governo, dovranno farlo in un modo o nell'altro, quindi ciò che importa è la forma [...] non la sostanza [...] e non necessariamente adottando una certa disciplina comportamentale.

Gli ultimi tre governi "abusivi" hanno praticamente svolto lo stesso ruolo senza "sostanza", ma Monti, Letta e Renzi hanno avuto cura di non assomigliare troppo - nella forma - l'uno agli altri.

E' tempo che la società si sinceri del tutto e si animi a rendere espliciti quali sono i suoi veri valori morali. E' importante essere consapevoli che a questi livelli la corruzione è assolutamente inaccettabile. Non si può chiudere gli occhi dinanzi all'insolenza e alla grossolanità di questi spregevoli personaggi. 

Queste sono persone più o meno intelligenti, che hanno studiato, che non hanno problemi economici tali da condizionare la loro esistenza. Ecco; queste persone sono coloro che militano con più veemenza in questa eterna e inspiegabile doppia morale.

Fanno dichiarazioni contro i malfattori criticando la loro indecenza cronica, ma con lo stesso entusiasmo idolatrano personaggi dalla dubbia reputazione. Sono i corrotti di "serie B" poichè per loro esiste un indulto sociale del tutto incomprensibile.

E' il quadro patetico di questo periodo. Una fetta importante della nostra società aspira solo a eleggere i ladroni più civilizzati, simpatici e discreti. Chi cerca di intraprendere la via del cambiamento si trova di fronte un muro invalicabile. In pochi hanno perseverato e ancora seguono quel difficile cammino. Altri hanno deciso di desistere davanti alle infinite e insormontabili difficoltà.

Lasciate ogni speranza, voi ch' intrate...
Un gruppo importante di coloro che sono entrati in politica per portare diversità, regolarità e diligenza, hanno deciso di cambiare rotta ed accettare le impietose regole del gioco, claudicando sulle proprie convinzioni e adottando la dura legge della politica che non tollera la "politica come principio". 

E' importante non rassegnarsi con tanta docilità e credere che tutto continuerà a essere uguale solo per il fatto che è sempre stato così. I cambiamenti si ottengono solo se si è convinti di raggiungere uno scopo. Le utopie smettono di esserlo quando si agisce in sintonia con i propri sogni.

E' ovvio che ci sono determinate circostanze nelle quali bisogna scegliere il male minore. Il pragmatismo non va messo da parte quando ci si trova davanti ad una situazione limite, ma molte volte si tratta proprio di scegliere l'alternativa meno gradevole.

Quello che è inammissibile è diventare un entusiasta propulsore di un gruppo di banditi, con l'aggravante di dissimulare deliberatamente i propri vizi inoccultabili, di minimizzare i propri difetti per trasformarli in campioni artificiali dell'efficienza e dell'onestà. 

Il team degli ultimi tre governi sono l'emblema dell'inefficacia e dell'irresponsabilità delle loro azioni. Persone messe lì a governare senza nè titolo, nè corrispondenza con quello che si sono trovati a fare (?!). La "ministra" della salute - a capo di un ministero che urge di essere risanato dalle sue fondamenta - ha un semplice diploma di liceo classico.    
Continuiamo così, facciamoci del male ...
... oppure facciamo finta che questa sia solo parte di una "infelice transizione" politica che ci permetta  - poi - di iniziare a costruire una classe politica diversa e di cui essere fieri. Quella che vale la pena promuovere e per la quale si possa provare un orgoglio genuino.

Dobbiamo essere più critici. Anche i ricchi (quelli più estremisti) dovranno aiutarci, ed essere disposti a far parte di una costruzione realmente virtuosa ed evitare l'infantile compiacenza di sempre.
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La "falsa" crisi dei rifugiati


Un’ondata di emozioni ha brutalmente sommerso le persone che vivono nello spazio della NATO. Improvvisamente si sono rese conto del dramma dei profughi nel Mediterraneo; una tragedia che durava da anni nella loro indifferenza permanente.

Questa inversione è dovuta alla pubblicazione d’una fotografia che mostra un bimbo annegato, derelitto su una spiaggia turca. Non importa che questa immagine sia in sé una montatura grossolana: il mare rigetta i corpi parallelamente alle onde, mai perpendicolarmente. Poco importa che essa sia stata immediatamente riprodotta in prima pagina da quasi tutti i giornali dell’area NATO in meno di due giorni. Vi è stato già detto che la stampa occidentale è libera e pluralista.

Proseguendo sulla stessa falsariga, le televisioni hanno moltiplicato i servizi concernenti l’esodo di migliaia di siriani, a piedi, attraverso i Balcani. Particolare attenzione è stata rivolta alla traversata dell’Ungheria, che dapprima ha costruito un’inutile barriera in filo spinato, poi ha moltiplicato delle decisioni contraddittorie di modo che si potesse riprendere delle moltitudini marciare lungo le ferrovie e prendere d’assalto i treni.

"Reagendo" all’emozione che hanno causato presso i loro concittadini, i dirigenti europei "sorpresi" e addolorati si tormentano su come portare aiuto a questi rifugiati. Antonio Guterres, ex presidente dell’Internazionale socialista e attuale Alto Commissario delle Nazioni Unite per i rifugiati, s’invita al loro dibattito perorando «la partecipazione obbligatoria di tutti gli Stati membri dell’UE. Secondo le stime preliminari, i paesi europei hanno una potenziale necessità di accrescere le opportunità di reinsediamento a 200mila posti», dichiara.

Qual è il problema reale, chi lo strumentalizza e per quale scopo?

I rifugiati del Mediterraneo
Sin dalla "primavera araba" nel 2011, il numero di persone che cercano di attraversare il Mediterraneo e di entrare nell’Unione europea è aumentato considerevolmente. È più che raddoppiato e si è innalzato nel 2014 fino a 626mila unità.

Tuttavia, contrariamente a un diffuso luogo comune, non si tratta di un’onda nuova e ingestibile. Nel 1992, quando l’Unione comprendeva solo 15 dei 28 stati attuali, ne riceveva ancora di più: 672mila per 380 milioni di abitanti. Vi è quindi un notevole margine prima che i migranti possano destabilizzare l’economia europea e i suoi attuali 508 milioni di abitanti.

Questi migranti sono per più di due terzi uomini. Secondo le loro dichiarazioni, più della metà di loro sono tra i 18 ei 34 anni. In generale, non si tratta quindi di famiglie.

Contrariamente all’idea attualmente diffusa dai media, solo meno di un terzo sono rifugiati in fuga dalle zone di guerra: il 20% sono siriani, il 7% afghani e il 3% iracheni. Gli altri due terzi non provengono da paesi in guerra e sono principalmente migranti economici.

In altre parole, il fenomeno delle migrazioni è solo marginalmente legato alla "primavera araba" e alle guerre. I poveri lasciano il proprio paese e cercano fortuna nei paesi ricchi in virtù dell’ordine post-coloniale e della globalizzazione. Questo fenomeno, dopo il calo avutosi nel periodo 1992-2006, ha ripreso e sta aumentando progressivamente. Attualmente rappresenta solo lo 0,12% annuo della popolazione dell’UE, ovvero - se viene gestito correttamente - non rappresenta alcun pericolo a breve termine per l’Unione.

Il presidente della Federazione dell’industria tedesca, Ulrich Grillo, auspica ulteriori 800mila lavoratori stranieri in Germania. Poiché gli accordi europei lo vietano e l’opinione pubblica è ostile a ciò, ha partecipato alla messa in scena della "crisi dei rifugiati" per far evolvere il quadro delle regole.

I migranti rappresentano un problema?
Questo flusso di migranti riguarda popolazioni europee, ma viene celebrato dal padronato tedesco. Nel dicembre 2014, il "capo dei capi" tedeschi Ulrich Grillo, dichiarava a DPA mascherando ipocritamente i propri interessi dietro buoni sentimenti: «Siamo da molto tempo un paese di immigrazione, e dobbiamo rimanerlo.» «In quanto paese prospero e anche per l’amore cristiano per il prossimo, il nostro paese dovrebbe permettersi di accogliere più rifugiati». E ancora: «Mi distanzio molto chiaramente dai neonazisti e dai razzisti che si radunano a Dresda e altrove.» Più seriamente: «A causa della nostra evoluzione demografica, assicuriamo la crescita e la prosperità con l’immigrazione».

Questo discorso riprende i medesimi argomenti del padronato francese degli anni ’70. Oggi ancora di più, le popolazioni europee sono relativamente istruite e qualificate, mentre la stragrande maggioranza degli immigrati non lo sono e possono facilmente occupare certi tipi di posti di lavoro. A poco a poco, l’arrivo di una forza lavoro non qualificata, nell’accettare condizioni di vita inferiori a quelle degli europei, ha sollevato tensioni nel mercato del lavoro. Il padronato francese spinse a suo tempo al ricongiungimento familiare. La legge del 1976, la sua interpretazione da parte del Consiglio di Stato nel 1977 e la giurisprudenza della Corte europea dei diritti dell’uomo hanno largamente destabilizzato la società. Lo stesso fenomeno può essere osservato in Germania, dopo l’adozione delle stesse disposizioni con l’iscrizione, nel 2007, del ricongiungimento familiare nella legge sull’immigrazione.

Contrariamente a un diffuso luogo comune, i migranti economici non pongono alcun problema di identità in Europa, ma mancano ai loro paesi d’origine. Per contro, pongono un problema sociale in Germania, dove, a causa della particolare politica instillata da Ulrich Grillo, la classe operaia è già vittima di uno sfruttamento brutale.

Altrove, non sono i migranti economici, ma il successivo ricongiungimento familiare a porre problemi.
Chi costruisce l’immagine attuale di una "crisi dei rifugiati"?
Dall’inizio dell’anno, il passaggio dalla Turchia all’Ungheria, che costava 10.000 dollari, è sceso a 2.000 dollari a persona. Mentre certi contrabbandieri sono degli schiavisti, molti stanno semplicemente cercando di fornire un servizio a persone in difficoltà. In ogni caso, chi paga la differenza?

Inoltre, se all’inizio della guerra contro la Siria, il Qatar stampava e distribuiva agli jihadisti di al-Qa’ida dei passaporti siriani falsi in modo che potessero convincere i giornalisti atlantisti che erano «ribelli» e non mercenari stranieri, dei falsi passaporti siriani sono ora distribuiti da certi contrabbandieri ai migranti non siriani. I migranti che li accettano pensano a buon titolo che questi documenti falsi faciliteranno la loro accoglienza nella UE. In effetti, poiché gli Stati membri dell’Unione hanno chiuso le loro ambasciate in Siria - tranne la Repubblica Ceca e la Romania -, non è loro possibile verificare l’autenticità di questi passaporti.

Sei mesi fa, mi sorprendevo della cecità dei leader dell’Unione che non comprendevano la volontà degli Stati Uniti di indebolire i loro paesi, anche attraverso la «crisi dei rifugiati».

Il mese scorso, la rivista Info Direkt ha affermato che secondo i servizi segreti austriaci, il passaggio in Europa dei rifugiati siriani è stato organizzato dagli Stati Uniti. Questa imputazione resta da verificare, ma costituisce già un’ipotesi solida.

Inoltre, tutti questi eventi e queste manipolazioni non sarebbero gravi se gli Stati membri dell’Unione europea mettessero un termine al ricongiungimento familiare. L’unico vero problema non sarebbe allora l’ingresso dei migranti, ma il destino di coloro che muoiono lungo la rotta, attraversando il Mediterraneo. L’unica realtà che però non mobilita alcun governante europeo. 

E la NATO?
Attualmente, la NATO, ossia il braccio militare internazionale degli Stati Uniti, non si è tirata indietro. Ma, secondo le sue nuove missioni, l’Alleanza atlantica si riserva la possibilità d’intervenire militarmente quando ci siano migrazioni significative.

Sapendo che solo la NATO è nota per avere la capacità di diffondere un’intossicazione informativa sulla prima pagina di tutti i quotidiani dei suoi Stati membri, è altamente probabile che sia essa a organizzare la campagna in corso. Inoltre, l’assimilazione di tutti i migranti a dei rifugiati che fuggono dalle zone di guerra e l’insistenza sulla presunta origine siriana di questi migranti suggerisce che la NATO stia preparando un’azione pubblica legata alla guerra che essa conduce segretamente contro la Siria.

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L'unico vero obiettivo è il caos


I dirigenti dell’Unione Europea si trovano improvvisamente a confrontarsi con situazioni impreviste. Da una parte, attentati o tentativi di attentati commessi o preparati da individui che non appartengono a gruppi politici identificati; dall’altra, attraverso il Mediterraneo, un afflusso di migranti, molte migliaia dei quali muoiono alle loro porte.

In assenza di analisi strategica, questi due ordini di avvenimenti sono considerati a priori senza relazione tra loro e sono trattati da amministrazioni differenti. I primi afferiscono ai servizi segreti e alla polizia, i secondi alle dogane e al Ministero della difesa. Essi hanno tuttavia un’origine comune: l’instabilità politica nel Levante e in Africa.

Contrariamente a quel che ha detto il presidente François Hollande, la migrazione dei libici non è la conseguenza di una “mancanza di seguito” dell’operazione “Protettore unificato”, bensì il risultato ricercato attraverso questa operazione nella quale il suo Paese giocava un ruolo guida. Il caos non si è creato perché i “rivoluzionari libici” non hanno saputo accordarsi tra loro dopo la “caduta” di Muammar Gheddafi: esso era l’obiettivo strategico degli Stati Uniti. Ed è stato raggiunto. Non c’è mai stata una “rivoluzione democratica” in Libia, ma una secessione della Cirenaica. Non c’è mai stata applicazione del mandato dell’ONU che mirava a ’proteggere la popolazione’, ma c’è stato il massacro di 160.000 Libici, tre quarti dei quali civili, sotto i bombardamenti dell’Alleanza (cifre della Croce Rossa internazionale).

Le guerre in Afghanistan e in Iraq sono già costate la vita a 4 milioni di persone. Sono state presentate al Consiglio di sicurezza come risposte necessarie “per legittima difesa”, ma oggi si ammette che erano state pianificate ben prima dell’11 settembre in un contesto molto più ampio di “rimodellamento del Medio Oriente allargato”, e che le ragioni invocate per scatenarle non erano che invenzioni di propaganda.

Si usa riconoscere i genocidi commessi dal colonialismo europeo, ma sono rari coloro che oggi ammettono questi 4 milioni di morti malgrado gli studi scientifici che li attestano. Il fatto è che i nostri genitori erano “cattivi”, ma noi siamo “buoni” e non possiamo essere complici di questi orrori.

È cosa comune prendersi gioco di questo povero popolo tedesco che conservò fino alla fine la fiducia nei suoi dirigenti nazisti e soltanto dopo la sconfitta prese coscienza dei crimini commessi a suo nome. Ma noi agiamo esattamente allo stesso modo. Conserviamo la nostra fiducia nel nostro “grande fratello” e non vogliamo vedere i crimini nei quali ci coinvolge. Sicuramente, i nostri figli si faranno beffe di noi...

Nessun dirigente europeo occidentale, assolutamente nessuno, ha osato considerare pubblicamente che i rifugiati provenienti da Iraq, Siria, Libia, corno d’Africa, Nigeria, Mali, non fuggono da dittature, ma dal caos in cui noi abbiamo volontariamente, ma incoscientemente, affondato i loro paesi.

Nessun dirigente europeo occidentale, assolutamente nessuno, ha osato considerare pubblicamente che gli attentati ’islamisti’ che toccano l’Europa non sono l’estensione delle guerre del Medio Oriente allargato, ma sono commissionati dagli stessi che hanno commissionato il caos in quella regione. Noi preferiamo continuare a pensare che gli ’islamisti’ ce l’abbiano con gli ebrei e con i cristiani, mentre l’immensa maggioranza delle loro vittime non sono né ebree né cristiane, ma musulmane. Imperturbabili, noi li accusiamo di promuovere la “guerra di civiltà”, quando questo concetto è stato forgiato in seno al Consiglio di sicurezza nazionale degli USA e resta estraneo alla loro cultura.

Nessun dirigente europeo occidentale, assolutamente nessuno, ha osato considerare pubblicamente che la prossima tappa sarà l’«islamizzazione» delle reti di diffusione delle droghe sul modello dei Contras del Nicaragua che vendevano droga nella comunità nera della California con l’aiuto e sotto gli ordini della CIA. Noi abbiamo deciso di ignorare che la famiglia Karzai ha ritirato la distribuzione dell’eroina afghana alla mafia kosovara e l’ha trasmessa a Daesh.

 Gli Stati Uniti non hanno mai voluto che l’Ucraina si unisse alla UE.

La vice segretaria di Stato, Victoria Nuland, e l’ambasciatore statunitense a Kiev, Geoffrey R. Pvatt. 
In una intercettazione telefonica rivelata dai partigiani della legalità, lei gli dice di voler ’fottere’ [!] l’Unione Europea.

Le accademie militari dell’Unione Europea non hanno studiato la “teoria del caos” perché è stato loro vietato. Quei pochi insegnanti e ricercatori che si sono avventurati su quel terreno sono stati pesantemente sanzionati, mentre la stampa ha etichettato come ’cospirazionisti’ gli autori civili che se ne interessavano.

I politici dell’Unione Europea pensavano che gli avvenimenti di piazza Maidan fossero spontanei e che i manifestanti si augurassero di abbandonare l’orbita autoritaria russa e di entrare nel paradiso della UE. Sono rimasti stupiti dalla pubblicazione della conversazione della sottosegretaria di stato, Victoria Nuland, che alludeva al proprio segreto controllo degli avvenimenti e affermava che il suo obiettivo era di "fottere la UE". Da quel momento, non hanno più capito niente di quel che stava succedendo.

Se avessero lasciato libera la ricerca nei loro paesi, avrebbero capito che intervenendo in Ucraina e organizzandovi il “cambio di regime”, gli Stati Uniti si assicuravano che l’Unione Europea restasse al loro servizio. La grande angoscia di Washington, dal discorso di Vladimir Putin alla conferenza sulla sicurezza di Monaco del 2007, è che la Germania si renda conto di dove stia il proprio interesse: non con Washington, ma con Mosca. Distruggendo progressivamente lo Stato ucraino, gli USA tagliano la principale via di comunicazione tra l’Unione Europea e la Russia. Potreste girare e rigirare in tutti i modi la successione degli avvenimenti, ma non potreste trovare un altro senso. Washington non si augura che l’Ucraina si unisca alla UE, come attestano i propositi della signora Nuland. Il suo unico scopo è di trasformare questo territorio in una zona pericolosa da attraversare.

Eccoci dunque di fronte a due problemi che si sviluppano molto rapidamente: gli attentati ’islamisti’ non sono che all’inizio. Le migrazioni sono triplicate nel Mediterraneo nell’arco di un solo anno.

Se la mia analisi è esatta, nel corso del prossimo decennio vedremo raddoppiare gli attentati ’islamisti’ legati al Medio Oriente allargato e all’Africa e gli attentati ’nazisti’ legati all’Ucraina. Si scoprirà allora che al-Qa’ida e i nazisti ucraini sono collegati fin dal loro congresso comune a Termopol (Ucraina) nel 2007. In realtà, i nonni degli uni e degli altri si conoscono dalla Seconda Guerra mondiale. I nazisti avevano allora reclutato dei musulmani sovietici per lottare contro Mosca (era il programma di Gerhard von Mende all’Ostministerium). Alla fine della guerra, gli uni e gli altri erano stati recuperati dalla CIA (il programma di Frank Wisner con l’AmComLib) per condurre delle operazioni di sabotaggio in URSS.
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Il moderno Neofeudalesimo


Si stima che in tutto il mondo ci siano più di 1.400 milioni di ettari di terreno potenzialmente adatto alla produzione agricola. Secondo molti esperti occidentali i terreni utilizzabili per l'agricoltura, rappresentano un investimento ad alto profitto, quindi nei prossimi anni si prevede che molti paesi investiranno circa 150 milioni di dollari per comprare solo terreni agricoli. Secondo stime ufficiali nel 2017 il prezzo del grano e dell'orzo aumenteranno in media del 50% e il costo del girasole duplicherà. Secondo quanto evidenziato, l'acquisto di terreni agricoli fuori del territorio nazionale, in molti stati è elevato a categoria di "Politica di Stato".

Questo è usuale per gli Stati del Golfo Persico, Cina, Corea del Sud, India, Giappone, Stati Uniti ... Gli sceicchi arabi sono coscienti che saranno in grado di vivere grazie "all'oro nero" solo per un paio di decadi ancora, ma nel frattempo il petrolio può perdere la sua posizione come fonte di energia più importante e stanno così preparando piani d'emergenza come quello di comprare terreni.

Probabilmente il territorio più interessante in termini di transazioni a basso costo per la vendita di terreno - fino a poco fa - è stata l'Africa. In Ucraina pero', è in corso un autentico "boom" nell'acquisto di terreni. La nazione attualmente è in una profonda crisi finanziaria ed economica causata da prezzi bassi, assenza di legislazione del suolo - per proteggere i diritti e gli interessi della popolazione locale - e bassi costi di produzione che attraggono potenziali compratori.

Secondo calcoli approssimativi oggi - nel solo continente africano - gli stranieri posseggono o hanno in affitto più di 60 milioni di ettari di terreno, ossia un'area due volte più grande della Gran Bretagna. Come regola generale il costo dell'affitto di terreno in Africa è puramente simbolico. In Etiopia la tassa è di 1 dollaro per ettaro all'anno. Negli ultimi anni anche i pionieri dell'occidente - capitanati da Germania e Stati Uniti - hanno investito fortemente.

In genere le industrie di questi paesi fanno crescere coltivazioni "Geneticamente Modificate" e palme dalle quali si estrae l'olio di palma per sviluppare il biodiesel. L'industria nord americana Monsanto - leader per la produzione e distribuzione di prodotti geneticamente modificati - è stata particolarmente attiva in questo senso.

Anche le università degli Stati Uniti sono diventate proprietarie di terreni in Africa: Harvard, Vanderbilt per esempio, stanno comprando terreni in Africa attraverso il mediatore londinese Emergent Asset Management con sede a Londra ma con uffici a Pretoria.

L'università dell' Iowa, con l'industria statunitense Agrisol, ha iniziato in Tanzania un progetto del valore di 700 milioni di dollari che ha fatto sì che i 162.000 residenti africani siano stati spostati dalle loro residenze situate nelle aree di Katoomba e Misam. Visto il livello insostenibile della corruzione delle agenzie di governo degli Stati Uniti, spesso questi nuovi "proprietari" di terreni sono americani, che hanno utilizzato la loro posizione e la loro influenza per questi fini.

L'ex ambasciatore degli Stati Uniti in Sudan, Howard Eugene Douglas, ha fondato la Kinyeti Development Company una societa' situata in Texas, proprietaria di 600.000 ettari in quel paese africano. Douglas ha iniziato l'acquisto di terreni in qualita' di coordinatore dei rifugiati del Sudan; cioè era sempre lui che faceva moltiplicare il numero dei rifugiati poiché era lui che li aveva espulsi dalle terre che ora sono di proprietà della sua compagnia.

Oggi comprare terreni è un'azione fatta su larga scala e per un osservatore casuale è un processo che passa abbastanza inosservato poiché non è una manovra centralizzata. Spesso il processo di acquisto di terreni non si annuncia e avviene grazie a negoziazioni "occultate" poiché in molti paesi vendere terreni agli stranieri è proibito. In quei casi si creano "joint ventures", di imprese locali che con a capo prestanomi stranieri; il che permette di eludere le leggi di qualsiasi paese.

L'acquisto di terreni si sta rivelando con il suo vero volto: il colonialismo.

Se nell'antichità le colonie si creavano con la forza, con l'obiettivo di impossessarsi dei territori e delle loro risorse, oggi basta comprali a basso prezzo. Il risultato continua ad essere lo stesso: si sottrae ai proprietari locali il controllo della loro terra.

Nel caso dell'Ucraina - in accordo con l'Ispettorato dello Stato per il controllo e l'utilizzo dei terreni - secondo "i consigli d'Occidente sulla privatizzazione della proprietà statale", il75% deli terreni coltivabili dei 33 milioni di ettari agricoli, sono già di proprietà privata. Dopotutto le nuove autorità di Kiev furono spinte in quella direzione dal New York Times, che nel maggio scorso scrisse:

"la rinascita dell'Ucraina può iniziare con l'industria agricola; l'unica cosa di cui si ha necessità è l'eliminazione degli ostacoli non necessari e poi, come si dice, gli investimenti arriveranno da soli".

Nonostante la moratoria sulla vendita dei terreni in Ucraina sia stata estesa ufficialmente fino a gennaio 2016, dopo la nascita del nuovo governo di matrice Euromaidan arrivato al potere nel 2015, la possibilita' di affittare terreni per 50 anni, è stato utilizzato largamente per arricchire le nuove autorità e gli investitori "indipendenti".

Gran parte dei terreni è nelle mani degli oligarchi ucraini che hanno stretti vincoli con le nuove autorità occidentali. Personaggi come Sergei Taruta, Vadim Novinsky, Víctor Nusenkis, Yuri Kosyuk, Vladimir Shkolnik, Andrew Verevskiy ...ed anche nelle mani delle grandi industrie e holding agricole europee e nord americane.

Questi ultimi si sentono attratti da terreni poco fertili dell'Ucraina, il miglior luogo del mondo per la coltivazione di prodotti e prodotti modificati geneticamente per la produzione di biocombustibile. Queste imprese agricole statunitensi comprendono in primis Monsanto. Quest'ultima ha già annunciato un investimento di diversi milioni di dollari e lo stesso succederà con un altro produttore nordamericano, Cargill Agrarian Holding.

Secondo il Direttore della Strategia dell'Oakland California Institute, Frederic Mousseau, che si occupa delle forme di sicurezza alimentare e del cambiamento climatico, la crescita eccessiva dell'investimento occidentale nel settore agricolo dell'Ucraina degli ultimi mesi "può classificarsi come l'acquisto totale del potenziale agricolo dell'Ucraina da parte delle corporazioni occidentali".

Spesso, le organizzazioni finanziarie d'Occidente in particolare la Banca Mondiale e il Fondo Monetario Internazionale - vincolando gli interessi del capitale occidentale dando nuovi prestiti alle autorità ucraine - hanno stabilito nuove condizioni: denaro in cambio della riduzione del controllo statale nel settore agricolo includendo il volume dell'affare dei transgenetici. Il risultato è che alcuni investitori stranieri diventeranno i proprietari delle aziende agricole dell'Ucraina.

La statunitense Cargill - per esempio - già possiede più del 5% della holding agricola più grande dell'Ucraina, la UkrLandFarming e vendono attivamente in Ucraina pesticidi, semi transgenici e fertilizzanti. Oltre alle imprese americane, al momento circa 40 imprese tedesche sono rappresentate sul territorio ucraino, la maggior parte delle quali lavora su terreni di 2000 e 3000 ettari.

Secondo dati Land Matrix del del GIGA (German Institute of Global and Area Studies) con sede ad Amburgo, circa 1,7 milioni di ettari di terreno agricolo ucraino sono attualmente di proprietà di stranieri. Da notare che, oltre alle imprese private e individuali, i terreni coltivabili dell'Ucraina sono presi in considerazione dal fondo pensioni americano NCH Capital, che ha preso in locazione 450.000 ettari di terreno ed è anche inserito nella coltivazione di prodotti transgenici.

Alcuni deputati tedeschi hanno espresso la loro preoccupazione per l'uso massivo dei terreni agricoli dell'Ucraina da parte delle imprese americane che producono prodotti geneticamente modificati, col timore che quei prodotti "pregiudizievoli" possano avere un impatto molto negativo non solo sulla salute delle persone che vivono in Ucrania ma anche di tutta l'Europa.

Sfortunatamente questo problema non molesta assolutamente le attuali autorità di Kiev, che anticipando un collasso economico nel loro paese in un prossimo futuro, sono interessati solo al loro beneficio e non pensano alla salute e al futuro dei loro cittadini e di quelli europei. Come si vede, i grandi poteri finanziari del mondo si stanno impossessando velocemente delle risorse basilari.

Le lobby occidentali oltre ad accaparrarsi le risorse acquifere di tutto il mondo, stanno provvedendo anche all'acquisizione di terreni. Il futuro che che si sta delineando e' logico e chiaro: andiamo incontro ad un Neo-Feudalesimo... chiamatela anche Tecnocrazia.
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Gli Illuminati: cortina di fumo sionista


Negli ultimi tempi ha avuto grande diffusione una supposta "corrispondenza" che il massone Albert Pike avrebbe intrattenuto con Giuseppe Mazzini, dove "magistralmente" si espone in modo riassuntivo il "piano" per la realizzazione della 1ª, 2ª e 3ª Guerra mondiale.

Molti si sono stupiti per la precisione di queste predizioni dato il periodo: 1871. In questa epistola viene evidenziato chiaramente che la cospirazione è un'opera di agenti illuminati. Così i colpevoli delle grandi guerre e delle grandi cospirazioni mondiali sarebbero in ultima istanza "agenti illuminati".

Questa tergiversazione semplicistica è ciò che gli autentici cospiratori desiderano farci credere. La strategia funziona come una cortina di fumo, che permette di sviare gli sguardi da coloro che sono i veri governanti e cospiratori dietro le quinte. Una serie di incoerenze ci mostrano la falsità di suddetto documento:
  • La data che gli si attribuisce: 15 agosto del 1871. Per sommi capi, la setta degli illuminati fu disciolta nel 1785 dopo soli 9 anni di esistenza. Questa setta risultò un fallimento totale tanto che, il barone Von Knigge - un capo dell'organizzazione - si scontrò con il suo fondatore Adam Weishaupt e abbandonò la società. Molti affiliati seguirono i suoi passi, altri timorosi e allarmati dal caos regnante al suo interno si risolsero a rivelare tutti i piani segreti della stessa all'Elettore di Baviera che preoccupato per le sinistre idee che perseguiva, investigò con attenzione su questa organizzazione. Successivamente la setta fu disciolta ed il suo fondatore Adam Weishaupt fu espulso dalla Baviera allorchè furono rivelati gli oscuri fini della società ideologicamente anarchista. Non esiste sino al giorno d'oggi nessuna prova che confermi una continuità storica di detta setta nel presente, nè tantomeno una sua antica rifondazione.
  • La seconda incoerenza proviene dal testo della lettera e precisamente nella parte dove riferisce della Seconda Guerra Mondiale. Nella stessa incontriamo la parola "nazismo" (ricordiamo che si suppone la lettera sia datata 1871), il che ci indica che la stessa fu scritta dopo la creazione del nazismo. Sarebbe ingenuo pensare che la lettera "profetizzò" la nascita del nazionalsocialismo ma ancora peggio che avesse profetizzato persino l'appellativo volgare del suddetto movimento. Teniamo conto che parla di "nazismo" e non di "nazionalsocialismo". L'unico che seppe come si sarebbe chiamato questo movimento fu Hitler giacchè egli stesso lo battezzò.
  • La terza incoerenza la troviamo nella medesima sezione sulla II guerra mondiale. Si dà a intendere che il nazifascismo si sarebbe scontrato dialetticamente con il sionismo politico. Grande errore e non di minor dettaglio. Il nazionalsocialismo non si scontrò nè con l'ideologia sionista, nè con un sottogruppo giudeo ma si scontrò con tutto il popolo ebraico in quanto razza. Vale a dire che evitò un conflitto dialettico contro una ideologia. In cambio elesse un conflitto dialettico naturale tra popoli con cosmovisioni differenti. I nazisti portarono il conflitto dialettico contro tutto il popolo ebraico, un qualcosa che disgustò e fece infuriare i cabalisti, giacchè una condizione per la pretesa intronizzazione dell'anticristo "del sangue di David" era evitare che il popolo ebraico fosse collocato ideologicamente come un opposto contraddittorio, perchè lo stesso doveva permanere al di sopra di qualsiasi opposizione (cioè dietro le quinte). Hitler non avrebbe mai potuto essere un agente degli Illuminati precisamente per la sua posizione razzista, nè lo potè essere in forma incosciente (come suggerisce guarda caso il giudeo cabalista H. Makow), giacchè realizzò dottrinalmente proprio quel che i cabalisti giudei non avrebbero voluto, collocando tutto il popolo ebraico come nemico nazional-razziale parassitario del popolo tedesco ed europeo. Hitler creò l'unica opposizione che i cabalisti volevano a ogni costo evitare, vale a dire quella razziale. Questa opposizone infatti distruggeva alla radice tutti i piani cabalisti e talmudici sia sul fronte pratico che su quello teorico. Ai dirigenti ebraici non rimase che infuriarsi non tanto per la morte di un certo numero di giudei, se non perchè Hitler distrusse la cosmovisione religiosa del mito del'unico popolo eletto e allo stesso tempo mise in evidenza la natura di suddetto popolo alla luce pubblica della storia universale. Ai veri dirigenti del giudaismo non importerebbe in caso estremo di dover sacrificare il sionismo (politico) e persino lo stesso Israele. Dobbiamo intendere che per i razzisti il sangue viene prima anche della propria patria e della propria religione; in altre parole sarebbero disposti persino a sacrificare il sionismo politico se con ciò fosse possibile salvare il loro popolo da una futura persecuzione mondiale e allo stesso tempo ciò gli permetterebbe di continuare con tutti i privilegi di sempre. Il sionismo politico nasce con Theodor Herzl ma il sionismo religioso è millenario e ha obiettivi ben più grandi che non la semplice fondazione di uno Stato o Super-Stato in Medio Oriente. Sebbene la stampa sionista occidentale si affanni a negarlo, i "Protocolli dei Savi di Sion" sono veridici (cosa più importante della loro autenticità).
  • Vi sono coloro che si sorprendono quando si parla di una Terza Guerra Mondiale facendo riferimento ad uno scontro tra musulmani e sionisti, per infine annunciare un cataclisma globale. Per prima cosa dobbiamo sapere che la terza guerra mondiale - secondo specialisti militari - già è trascorsa, ed è stata la guerra fredda tra Stati Uniti e l'URSS con i corrispettivi paesi satelliti. La sua magnitudine fu mondiale e furono pochi i paesi che si salvarono dai suoi effetti negativi.  La diatriba fra giudei e musulmani allo stesso modo non è nulla di nuovo. Che tale conflitto venga stimolato e rafforzato dalla stampa, deve essere considerato come parte di un piano cospirativo la cui fonte di ispirazione e direzione - pero'- non è la lettera qui esaminata. Infine il cataclisma totale e mondiale che viene profetizzato è facilmente rintracciabile in varie tradizioni religiose millenarie. Non rappresenta nulla di nuovo. Inoltre, il piano per condurre i popoli allo stesso stadio, viene descritto molto più dettagliatamente nei già menzionati Protocolli dei savi di Sion che in suddetta lettera. Scopriamo anche che la massoneria, strumento del sionismo religioso, ha come fine quello di collaborare per il conseguimento di detto piano. Il Tempio di Salomone verrà eretto a seguito della lotta sionista contro l'Islam dopo la distruzione della moschea che attualmente si trova sull'antico luogo di fondazione dello stesso. Giacchè coloro che inventarono la lettera non potevano sapere con precisione chi avrebbe trionfato in questo scontro, puntarono all'esito più scontato, ossia dire che entrambe le forze si sarebbero distrutte mutuamente.
  • L'ultima incoerenza: è una falsità comunemente creduta che detta lettera sia mai stata esposta nella biblioteca del museo britannico di Londra. La biblioteca britannica ha confermato per iscritto che tale documento non è mai stato in loro possesso nè è mai stato dato loro in visione.

CONCLUSIONE

Sino a oggi, non esiste alcuna prova che dimostri che questa lettera fu mai veramente scritta. Questa strategia di inventare una storia credibile per modificare e distorcere la comprensione di un problema, fu ordita da sionisti religiosi giudei e cabalisti.

Per cancellare ogni traccia della loro cospirazione non vi è idea migliore che forgiare una teoria cospirativa falsa (tengano presente i signori lettori che io credo nelle cospirazioni perchè esse vi furono e vi sono, però non dobbiamo commettere l'errore di credere in teorie cospirative false neurolinguisticamente programmate, in quanto esse sono sofismi disegnati per depistare e per sviare dalle tracce dei veri criminali, coloro che vivono di furti per comprare la loro libertà).

La cospirazione degli Illuminati è una cortina di fumo per mascherare la cospirazione sionista (religiosa-razzista e cabalista). Non sono numerosi coloro che sanno che il fondatore degli "Illuminati" era di origine giudea (Weishaupt) e che creò questa organizzazione precisamente per non rovinare - usando come schermo i sinistri piani che questa elaborava - il santo nome e l'immagine della sua comunità biologica.

Secoli più tardi i suoi abili connazionali o correligionari avrebbero sfruttato quella vecchia previsione, inventando una lettera che va compiendo la stessa medesima missione. Sino ad oggi. 

di Karl Santhrese - Novembre 2006

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