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Per Londra, la propaganda è un’arte

Poiché nessun essere umano normale può accettare di vedere soffrire i bambini, essi risultano di conseguenza ottimi soggetti per la propaganda di guerra. Thierry Meyssan ritorna sull’uso dei bambini da parte della coalizione internazionale nella guerra contro la Siria.

 La stampa occidentale è plurale, ma non pluralista: tutti i grandi giornali del 20 agosto
hanno pubblicato unanimemente la stessa fotografia.

Come in tutte le guerre, quella contro la Siria dà luogo a una valanga di propaganda. E l’argomento dei bambini è sempre in auge.

Così, all’inizio della guerra, il Qatar voleva dimostrare che la Repubblica, lungi dal servire l’interesse generale, disprezzava il Popolo. La petro-dittatura ha allora trasmesso sulla sua catena televisiva Al-Jazeera la leggenda dei bambini di Deraa, torturati dalla polizia. Per illustrare la crudeltà del suo avversario, il Qatar precisava che erano state loro strappate le unghie. Naturalmente, nonostante le proprie ricerche, nessun giornalista ha trovato traccia alcuna di questi bambini. La BBC ha pur trasmesso l’intervista con due di loro, ma avevano ancora le unghie.

Siccome il mito era inverificabile, il Qatar ha poi lanciato una nuova storia: quella di un bambino, Hamza Ali Al-Khateeb (13 anni), che sarebbe stato torturato e castrato dalla polizia del "regime". Questa volta si disponeva un’immagine probante. Tutti potevano vedere un corpo senza sesso. Peccato! L’autopsia dimostrava che il corpo era stato conservato male, che si era fermentato e gonfiato. Il ventre nascondeva il sesso del bambino, che stava ancora lì.

Alla fine del 2013, i britannici si son fatti carico della guerra di propaganda. Essi dispongono di una lunga esperienza in questo campo e sono considerati gli inventori della propaganda moderna, durante la prima guerra mondiale, con l’Ufficio della propaganda di guerra. Una delle caratteristiche dei loro metodi consiste nel ricorrere sempre agli artisti, perché l’estetica neutralizza lo spirito critico. Nel 1914, reclutarono i grandi scrittori dell’epoca - come Arthur Conan Doyle, HG Wells o Rudyard Kipling - per pubblicare testi che attribuissero dei crimini immaginari al nemico tedesco. Poi, reclutarono i proprietari dei loro principali giornali affinché riprendessero le informazioni immaginarie dei loro scrittori.

Quando gli statunitensi ripresero il metodo britannico nel 1917 con il Comitato dell’Informazione Pubblica, studiarono più precisamente i meccanismi di persuasione, con l’aiuto di una star del giornalismo come Walter Lippmann e dell’inventore della moderna pubblicità, Edward Bernays (il nipote di Sigmund Freud). Ma persuasi dal potere della scienza, si scordarono l’estetica.

All’inizio del 2014, l’MI6 britannico ha creato la società Innovative Communications & Strategies (InCoStrat) [Comunicazione e strategie innovative] a cui dobbiamo per esempio i magnifici loghi dei gruppi armati, dal più “moderato” al più “estremista”. Questa società, che ha uffici a Washington e a Istanbul, ha organizzato la campagna per convincere gli europei a raccogliere 1 milione di profughi. Ha realizzato la fotografia del giovane Aylan Kurdi, annegato su una spiaggia turca, ed è riuscita in appena due giorni a farla riprendere unanimemente dai principali quotidiani atlantisti in tutti i paesi della NATO e del Consiglio di cooperazione del Golfo.

Ogni anno, prima della guerra, un centinaio di persone morivano annegate sulle spiagge turche, me nessuno ne parlava. E soprattutto, solo i giornali scandalistici mostravano cadaveri. 

Ma quella fotografia era così ben fatta ... 

Così come avevo fatto notare che un corpo non può essere rigettato dal mare perpendicolarmente alle onde, il fotografo ha in seguito spiegato di aver spostato il cadavere per le esigenze della fotografia.

La foto del piccolo Omran Daqneesh (5 anni), in un’ambulanza di Aleppo-Est è dunque accompagnata da un video. I due supporti visivi consentono di raggiungere sia la stampa scritta sia le televisioni. La scena è così drammatica che una presentatrice della CNN non ha potuto impedirsi di piangere nel vederla. Naturalmente, una volta che si riflette, il bambino non è preso in carico da soccorritori che gli prestino primi soccorsi, bensì da dei figuranti (i c.d. «White Helmets», trad. "Caschi Bianchi") che lo fanno adagiare di fronte all’obiettivo.

Gli sceneggiatori britannici fanno del bambino solo quel che loro interessa per realizzare le proprie immagini. Secondo la Associated Press, la fotografia è stata scattata da Mahmoud Raslan, che si vede anche nel video. Tuttavia, secondo il suo account di Facebook, egli risulta essere membro di Harakat Nour al-Din al-Zenki (sostenuto dalla CIA, che gli ha fornito missili anti-carro BGM-71 TOW). Sempre secondo il suo account di Facebook, confermato da un altro video, è stato lui personalmente - il 19 luglio 2016 - a sgozzare un bambino palestinese, Abdullah Tayseer Al Issa (12 anni).

Le leggi europee disciplinano rigorosamente il ruolo dei bambini nella pubblicità. Evidentemente, non si applicano alla propaganda di guerra.

Thierry Meyssan
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Il fine giustifica i mezzi

Attentati di Parigi: il ritorno.
Non sappiamo più se ridere o piangere: dopo l ’11 Settembre 2001, non non c’è più stato nemmeno un attacco terroristico senza che i colpevoli - che di solito dovrebbero nascondersi - non si facciano riconoscere perché hanno lasciato in giro un documento. Per il sociologo Jean-Claude Paye, l’ apparente e ripetuta stupidità dei terroristi deve essere interpretata come un artificio retorico del potere per confondere la gente. Questo perché diventa assurdo contestare tutta la commedia ufficiale, non si può e non si deve.
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L'informazione senza informazioni

Il principio di base della censura moderna è di mischiare le informazioni essenziali con una miriade d'informazioni insignificanti diffuse da altrettante reti dal contenuto simile. Tutto ciò permette alla nuova censura di conservare le apparenze della diversità e della democrazia. Questa strategia di diversità si applica innanzitutto ai telegiornali, prima fonte pubblica dell'informazione, ma è con l'avvento della stampa che la discussione intorno alla censura assume proporzioni enormi.

La finezza della censura moderna risiede nel fatto che non ha censori. Questi sono stati sostituiti con efficacia dalla "legge del mercato" e dall' "indice di ascolto". Dal semplice gioco di condizioni economiche abilmente create, le reti televisive non hanno più i mezzi per finanziare un vero lavoro giornalistico, mentre allo stesso tempo, i reality show, le soap opera e le telenovelas, fanno più odience con minore investimento.

Un'informazione destrutturata per una memorizzazione minimale.
Tutti gli psicologi e i neuroscienziati sanno che la memorizzazione delle informazioni viene sempre realizzata dal cervello in modo ottimale quando queste vengono presentate in un modo strutturato e gerarchico.

Nei TG, anche le notizie importanti vengono ridotte e minimizzate ad una visione molto ristretta rispetto alla realtà. La strutturazione dell'informazione è uno dei principi fondamentali insegnati a chi studia giornalismo. Da più di 15 anni però, i telegiornali fanno esattamente il contrario, infilando disordinatamente soggetti completamente diversi e di importanza variabile (notizie di politica, un tema sociale, un fatto diverso, notizia appena arrivata, l'ultima news di politica, etc...) fino al faditico "ora cambiamo completamente argomento".

A questa serie di fatti insignificanti si aggiungono lo sport, il gossip, filmati bucolici su paesini della profonda Italia, le ricette di nonna Rosa, senza dimenticarci delle pubblicità mascherate da prodotti culturali lanciati da campagne promozionale (spettacoli, film, libri, dischi,…).

Un turbinio di parole e di intenti; un'efficace raggiro mediatico, come se lo scopo di tutto ciò fosse di ottenere dal pubblico solo una scarsa attenzione scaturita da notizie facilmente dimenticabili. Una popolazione colpita da amnesia è difatti molto più facile da gestire.

E se fosse l’ignoranza il vero problema?

Sono allarmanti, ma non hanno generato un gran dibattito, i risultati di due indagini internazionali sull’istruzione primaria e la cultura diffusa degli italiani pubblicati a cura della ricercatrice Vittoria Gallina nei saggi: “La competenza alfabetica in Italia. Una ricerca sulla cultura della popolazione”; “Letteratismo e abilità per la vita. Indagine nazionale sulla popolazione italiana”.

Ecco quanto evidenziato dal linguista Tullio De Mauro in un'intervista rilasciata a Piero Ricca

"Cinque italiani su cento tra i 14 e i 65 anni non sanno distinguere una lettera da un’altra, una cifra dall’altra: sono analfabeti totali. Trentotto su cento lo sanno fare, ma riescono solo a leggere con difficoltà una scritta semplice e a decifrare qualche cifra. Trentatrè superano questa condizione, ma qui si fermano: un testo scritto che riguardi fatti collettivi, di rilievo anche nella vita quotidiana, è oltre la portata delle loro capacità di lettura e scrittura, un grafico con qualche percentuale è un’icona indecifrabile. Tra questi, il 12% dei laureati. Soltanto il 20% della popolazione adulta italiana possiede gli strumenti minimi indispensabili di lettura, scrittura e calcolo necessari per orientarsi in una società contemporanea“.

Sono numeri che spiegano molte cose.
Sia chiaro: la tendenza al declino delle competenze e all’analfabetismo di ritorno riguarda tutte le società occidentali. Ma in Italia il fenomeno ha un impatto maggiore. Tant’è vero che siamo in coda all’Europa per lettura di libri e giornali. Secondo l’Istat più della metà degli italiani non legge nemmeno un libro all’anno, mentre la tv generalista, pur in declino, rimane il mezzo di comunicazione dominante.

Inutile dire che l’homo videns, come l’ha definito Giovanni Sartori in un suo saggio, è assai più suggestionabile dalla propaganda e dalla demagogia rispetto alla minoranza ancora affezionata alla parola scritta. Tra i pochi intellettuali che denunciano il rischio per la tenuta della democrazia della de-alfabetizzazione di massa c’è proprio De Mauro, "La democrazia vive se c’è un buon livello di cultura diffusa". "Se questo non c’è, le istituzioni democratiche - pur sempre migliori dei totalitarismi e dei fascismi - sono forme vuote".

Prima ancora del deficit di informazione, dunque, alla radice del “caso Italia” c’è un problema di formazione, anzi meglio: di istruzione primaria. “Quanti di noi hanno la possibilità di ragionare sui dati di fatto - prosegue De Mauro - partecipando alle scelte collettive con la possibilità di documentarsi sul senso di quelle scelte?”

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Brand e social Network: mission accomplished

Sia che si definiscano "liberal" oppure "conservatori", i principali media sono grandi aziende, possedute da (e strettamente legate a) società ancor più grandi. Come altre imprese, vendono un prodotto a un mercato. Il mercato è quello della pubblicità, cioè di un altro giro d'affari. Il prodotto è l'audíence. I media più importanti, quelli che stabiliscono le priorità a cui gli altri devono adattarsi, vantano un prodotto in più: quello di un pubblico relativamente privilegiato.

Abbiamo quindi delle grandi imprese che vendono un pubblico piuttosto benestante e privilegiato ad altre imprese. Non stupisce che l'immagine del mondo che esse presentano rifletta gli interessi ed i valori ristretti dei venditori, degli acquirenti e del prodotto. Altri fattori intervengono a rafforzare questa stortura. I manager culturali (direttori, autorevoli editorialisti, eccetera) condividono interessi e legami di classe con i loro omologhi nello stato, nel mondo degli affari e negli altri settori privilegiati. Infatti, tra le grandi imprese, il governo e i media si verifica un continuo interscambio di personalità ai più alti livelli. La facilità di accesso alle massime autorità dello stato è fondamentale per poter conservare una posizione competitiva; le "soffiate" o le "indiscrezioni", per esempio, sono spesso invenzioni o distorsioni fabbricate dalle autorità con la collaborazione dei media, che fanno finta di non conosceme l'origine.

In cambio, le autorità dello stato esigono cooperazione e sottomissione. Anche gli altri centri di potere hanno i loro strumenti per punire le deviazioni dall'ortodossia: metodi che possono servirsi del mercato azionario o anche di un vero e proprio sistema di calunnia e diffamazione.

Il risultato, com'è ovvio, non è perfettamente uniforme. Per essere funzionari agli interessi del potere, il panorama mondiale che i media sono chiamati a rappresentare deve essere abbastanza realistico. E talora l'integrità e l'onestà professionale interferiscono con la missione suprema. I migliori fra i giornalisti sono, di solito, abbastanza consapevoli dei fattori che danno forma al prodotto dei media, e cercano di sfruttare tutte le aperture che trovano. Ne consegue che si può imparare molto da una lettura critica e scettica di quanto prodotto dai media.

I mass media sono solo uno degli elementi del più vasto sistema dottrinale: ne fanno parte anche i giornali di opinione, le scuole, le università, gli studi accademici eccetera. Oggi siamo particolarmente consapevoli del ruolo dei media, soprattutto di quelli più prestigiosi, perché essi sono stati esaminati diffusamente da coloro che analizzano criticamente le ideologie. Il sistema nel suo Complesso non è stato altrettanto studiato perché è difficile fare una ricerca sistematica. Ma ci sono ottime ragioni per ritenere che esso rappresenti gli stessi interessi dei media, come è lecito aspettarsi.

Il sistema dottrinale, che produce quella che viene chiamata "propaganda", quando la fanno i nostri nemici, mira a colpire due diversi bersagli. Il primo viene talvolta chiamato "classe politica": quel 20% circa di popolazione relativamente istruita, più o meno articolata, che svolge un qualche ruolo nel meccanismo decisionale. Che costoro accettino la dottrina è vitale, perché occupano una posizione tale da poter definire le direttive e l'attuazione dell'azione politica.

Poi c'è il restante 80% circa della popolazione. Sono i "semplici spettatori" di Lippman, di cui egli parla come del "gregge disorientato". Da loro ci si aspetta che obbediscano agli ordini e si tengano fuori dai piedi della gente importante. Sono il bersaglio degli autentici mass media: i giornali popolari, le situation comedy, il Super Bowl, eccetera.

Questi settori del sistema dottrinale servono a distrarre il popolo ancora grezzo ed a rafforzare i valori sociali fondamentali: la passivítà, la sottomissione all'autorità, la virtù suprema dell'avidità e del profitto personale, l'indifferenza verso gli altri, il timore dei nemici, reali o immaginari, eccetera. Lo scopo è di fare in modo che il gregge disorientato continui a non orientarsi. Non è necessario che si preoccupino di quel che accade nel mondo. Anzi, non è desiderabile: se dovessero vedere troppo della realtà, potrebbero farsi venire in mente di cambiarla.

Ciò non significa che i media non possano farsi influenzare dalla società civile. Le istituzioni dominanti - politiche, economiche o dottrinali che siano - non sono immuni dalle pressioni esercitate dall'opinione pubblica. Anche i media indipendenti (alternativi) possono svolgere un ruolo importante. Sebbene dotati (per definizione) di scarse risorse, acquistano importanza allo stesso modo delle organizzazioni popolari: unendo le persone con risorse limitate che, interagendo tra loro, possono moltiplicare la loro efficacia e la loro comprensione - il che costituisce esattamente quella minaccia democratica tanto temuta dalle élite dominanti.

Tratto da: Noam Chomsky "I cortili dello Zio Sam" - Gamberetti



IL POTERE DEI MEDIA

Prima parlavo dello scopo dei media e delle élite opportunamente indottrinate. Ma che dire della maggioranza ignorante e intrigante? Essa deve in qualche modo essere distratta. Le si possono propinare semplificazioni e illusioni emotivamente potenti, cosicché sia capace di scimmiottare la linea di partito. La linea principale è comunque quella di tenerla fuori. Le si lasci fare cose prive di importanza, la si lasci urlare per una squadra di calcio o divertirsi con una soap opera. Ciò che si deve fare è creare un sistema adatto nel quale ciascun individuo rimanga incollato al tubo catodico. E' un noto principio delle culture totalitarie quello di voler isolare gli individui: se ne discute dal secolo XVIII. Per la cultura totalitaria è estremamente importante separare tra loro le persone.

Quando la maggioranza "ignorante e deficiente " sta insieme può capitare che si faccia venire strane idee. Se invece si tengono gli individui isolati, non è interessante se pensano e quello che pensano. Dunque bisogna tenere la gente isolata, e nella nostra societa ciò significa incollarla alla televisione. Una strategia perfetta. Sei completamente passivo e presti attenzione a cose completamente insignificanti, che non hanno alcuna incidenza.

Sei obbediente. Sei un consumatore. Compri spazzatura della quale non hai alcun bisogno. Compri un paio di scarpe da tennis da 200 dollari, perché le usa Magic Johnson. E non rompi le scatole a nessuno.
Se vuoi uccidere quel bambino che sta vicino a casa tua, fallo pure, questo non ci preoccupa. Ma non cercare di depredare i ricchi. Uccidetevi fra voi, nel vostro ghetto. Questo è il trucco. Questo è ciò che i media hanno il compito di fare. Se si esaminano i programmi trasmessi dalla televisione si vedrà che non ha molto senso interrogarsi sulla loro veridicità. E infatti nessuno si interroga su questo. L'industria delle pubbliche relazioni non spende miliardi di dollari all'anno per gioco. L'industria delle pubbliche relazioni è un invenzione americana che è stata creata all'inizio di questo secolo con lo scopo, dicono gli esperti, "di controllare la mente della gente, che altrimenti rappresenterebbe il pericolo piu forte nel quale potrebbero incorrere le grandi multinazionali". Questi sono i metodi per attuare questo genere di controllo.

I "metodi scientifici di gestione" furono messi a punto - sempre in quegli anni (1930) - anche per interrompere gli scioperi. Si comprese che i media dovevano essere saturati con una serie di convizioni appropriate: questo sistema fu applicato a Johnstown, in Pennsylvania, durante lo sciopero dei metalmeccanici del 1936-37. L'operazione riuscì. Da allora questo metodo prese il nome di "formula di Mohawk Valley" (dove si trovava Johnstown). L'idea fu quella di inserirsi nei gruppi di scioperanti, di saturarli di propaganda attraverso i media - e le chiese - in modo tale che alla fine ognuno di loro avesse chiara in mente l'esistenza di due gruppi contrapposti: noi e loro. "Noi" erano i lavoratori che continuavano a lavorare e le loro mogli che si curavano della casa. Le schiave che per venti ore al giorno aiutavano i lavoratori. Gli "altri" erano i cani sciolti, i diversi, gli anarchici, gli elementi di disturbo, i leader sindacali, coloro cioè che cercavano di rompere l'armonia e la pace della comunità. Dobbiamo proteggerci, dicevano i "Noi", dobbiamo proteggerci dagli estremisti che cercano di disturbare la nostra armonia. Questa strategia ebbe grande successo. E questa è l'immagine dello sciopero che ancora viene propagandata e che la maggioranza condivide: rottura dell'armonia. Si guardino le immagini che delle lotte dei lavoratori danno i media, le soap opera, i film.

Tratto da: Noam Chomsky "Il potere dei media" - Vallecchi

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Essere ignoranti vuol dire essere controllabili

Può un manipolo di attivisti rovesciare quello che nelle nostre teste è stato inculcato in anni di lavaggio del cervello operato dai media, dalla pubblicità e dalla chiesa? Certamente NO. Può un movimento consapevole e determinato imporre cambiamenti a questa società? SI, questo succede continuamente in tutto il mondo. Dove iniziare a combattere questa battaglia per il cambiamento? L'informazione è uno dei terreni dove più duro è lo scontro, l'informazione può essere il punto critico del capitale. Che cosa ci propongono i telegiornali ed i mass-media in generale? Notizie? Realtà? O quello che un ristretto numero di uomini di potere e di capitalisti vorrebbe che fosse interpretata come la realtà.
 
Fino a quando tutti noi non riusciremo a capire chiaramente quali sono le armi della propaganda ed i suoi strumenti, come i loro "TG imparziali e senza pregiudizi" rimarremo nella schiavitù.
Attualmente non é consentito accesso ai mezzi di comunicazione di massa, a meno che tu non sia una grande azienda... beh allora verranno riportate sempre le tue posizioni. Ma la posizione della gente della working class non è considerata, anzi sarebbe, per i padroni, auspicabile che non ci fosse, e quando si esprimono punti di vista critici è bene per il potere che questi si sentano isolati, anche se fossero il sentire della maggioranza, l'isolamento e la paura sono strumenti potentissimi di cui i mass-media della propaganda fanno un uso costante e spregiudicato.



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La conoscenza è potere. Non si può essere insieme ignoranti e liberi

Il giornalismo di oggi, non è altro che la trascrizione della volontà della classe dominante. In Italia i giornalisti che vanno attualmente per la maggiore sono gli stessi che negli scorsi anni hanno acriticamente fatto da megafono a fedeli servitori degli interessi delle multi e del governo americano, o a chi aveva fatto della corruzione politica e dell'intera società la normalità... ebbene quegli stessi che continuavano ad ammorbare la popolazione con la propaganda di questi personaggi, sono gli stessi che oggi acriticamente incensano a turno D'Alema, Rutelli o Berlusconi... mai vengono evidenziati quali interessi (ossia quelli dei ricchi) vengono serviti dall'uno o dall'altro. Questo non deve essere saputo, è bene che si simuli questo scontro (tra posizioni identiche) affinchè il capitale riesca a governare i suoi aggiustamenti strutturali, i suoi profitti immensi nelle mani di poche persone, senza disturbo.

TV set me free! Per farsì che tutto poi fili liscio c'è bisogno della paura... e di qualcuno che ci difenda. Per questo periodicamente la propaganda lancia delle campagne terroristiche e terrorizzanti, bersaglio preferito i settori più deboli o più critici della popolazione, in questo quadro possiamo leggere le campagne o le EMERGENZE contro immigrati extra-comunitari, prostitute, pedofilia, islamici, squatters, microcriminalità, droga ecc..

Qualcuno ha letto qualcosa sulla progressiva carcerizzazione della società, sull'urbanistica del controllo che sta ridisegnando le città, sui sistemi di controllo di ogni mezzo di comunicazione privato o pubblico come mail, telefono, fax etc., qualcuno ha mai sentito che nei rapporti forniti in questi anni dalla Banca Mondiale o da altri centri studi padronali come la RAND corporation è continuamente ripetuto che con il riscaldamento del pianeta, l'attuale consumo di combustibili fossili, l'attuale ritmo di deforestazione, il ritmo di crescita e sovrappopolazione, le continue rotture nel ciclo della catena alimentare... il pianeta non potrà sostenere la vita umana per altri cinquanta anni, a meno di un radicale cambiamento del nostro stile di vita, ovvero di un rivoluzionamento del sistema economico-industriale.

No non lo avete visto, non lo avete sentito e non lo avete letto... sicuramente non nelle "campagne stampa" dei mass-media, semplicemente perchè questo non si deve sapere oppure deve trovare giustificazione nella paura precedentemente profusa a piene mani.

I padroni NON vogliono che questo si sappia o che di questo si discuta.

E' da tempo in atto una vera e propria guerra dell'informazione, sull'informazione che ti deve colpire che deve colpire ogni uomo e donna di questo pianeta.
E' chiaro che se la popolazione non venisse bombardata esclusivamente da informazioni come le dichiarzioni dei membri della classe dominante, o dai pettegolezzi riguardo alle celebrità alternate alla vita quotidiana e alle imprese dei calciatori, SI PORREBBE BEN ALTRE PRIORITA'... invece così sei obbediente. Sei un consumatore. Compri spazzatura della quale non hai alcun bisogno. Compri un paio di scarpe da 200 dollari, perché le usa Magic Johnson. E non rompi le scatole a nessuno. Se vuoi uccidere quel bambino che sta vicino a casa tua, fallo pure, questo non ci preoccupa. Ma non cercare di depredare i ricchi. Uccidetevi fra voi, nel vostro ghetto.

Questo è il trucco. Questo è ciò che i media hanno il compito di fare. Se si esaminano i programmi trasmessi dalla televisione si vedrà che non ha molto senso interrogarsi sulla loro veridicità. E infatti nessuno si interroga su questo. L'industria delle pubbliche relazioni non spende miliardi di dollari all'anno per gioco. L'industria delle pubbliche relazioni è un invenzione americana che è stata creata all'inizio di questo secolo con lo scopo, dicono gli esperti, "di controllare la mente della gente, che altrimenti rappresenterebbe il pericolo più forte nel quale potrebbero incorrere le grandi multinazionali". Questi sono i metodi per attuare questo genere di controllo. Queste non sono premonizioni apocalittiche, questi sono dati reali.

Senza le battaglie combattute dai movimenti popolari, dal movimento operaio, da quello studentesco, da quello delle donne ecc. non ci troveremmo certo in questa situazione... il capitalismo si sarebbe già autodistrutto con la sua avidità e con se avrebbe portato alla distruzione l'intera razza umana, gli animali e la Terra.
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