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Le mega-banche comprano acqua



Un’inquietante tendenza sta accelerando in tutto il mondo. Come già accennato in un post datato 23 Gennaio 2014 [Acqua, il petrolio di domani] i nuovi "baroni dell’acqua" – le banche di Wall Street e le élites  multimiliardarie – stanno comprando acqua in tutto il mondo, ad un ritmo senza precedenti.

Mega-banche e potenti società d’investimento, come ad esempio “Goldman Sachs”, “JP Morgan Chase”, “Citigroup”, “UBS”, “Deutsche Bank”, “Credit Suisse”, “Macquarie Bank”, “Barclays Bank”, “Blackstone Group”, “Allianz” e “HSBC”, stanno consolidando il loro controllo su questo settore.

Ricchi magnati come T. Boone Pickens, l'ex Presidente George H. Bush con la sua famiglia, Li Ka-shing (Hong Kong), Manuel V. Pangilinan (Filippine) ed altri ancora, stanno acquistando terreni posti su falde acquifere, laghi, dirittidi sfruttamento dell'acqua, servizi idrici, società d’ingegneria idraulica ed aziende tecnologiche in tutto il mondo.

La seconda inquietante tendenza è che, mentre i nuovi “baroni” stanno comprando acqua in tutto il mondo, i governi stanno rapidamente muovendosi per limitare la capacità dei cittadini a diventare autosufficienti nell’approvvigionamento idrico (come dimostra il caso di Gary Harrington. Lo Stato dell’Oregon ha criminalizzato la raccolta di acqua piovana che egli aveva fatto in tre laghetti posti su un terreno di sua proprietà, giudicandolo colpevole di nove capi d’accusa, e condannandolo a 30 giorni di carcere).

Mettiamo questa condanna in prospettiva: il miliardario T. Boone Pickens, ad esempio, può possedere più diritti di sfruttamento (dell’acqua) rispetto a qualsiasi altra persona in America (compreso il diritto a drenare 65 miliardi di galloni dalla falda acquifera di Ogallala), ma il cittadino Gary Harrington non può raccogliere le acque piovane sui 170 acri del suo terreno privato!

E’ un Nuovo Ordine Mondiale veramente strano quello in cui i multimiliardari e le banche elitarie possono tranquillamente possedere falde acquifere e laghi, ma i cittadini comuni non possono nemmeno raccogliere l'acqua piovana nei propri cortili e nei propri terreni​​.

"L'acqua è il petrolio del 21° secolo", ha dichiarato Andrew Liveris, CEO della “Dow Chemical Company” (citato nella rivista The Economist, il 21 Agosto 2008).

Nel 2008, nell’articolo “Why Big Banks May Be Buying up Your Public Water System”, ho sostenuto di come sia i media mainstream che quelli alternativi abbiano la tendenza a concentrarsi, quando parlano di acqua, sulle singole aziende e sui super-investitori, ma non su chi controlla il settore attraverso l’acquisto dei diritti di sfruttamento e dei relativi servizi idrici.

Ma la storia nascosta è decisamente molto più complicata. La vera storia del settore idrico globale è veramente contorta, e coinvolge il “capitale globalizzato interconnesso".

Wall Street e le società d’investimento globali, le banche e le altre imprese private –  valicando i confini nazionali e collaborando fra di loro, ma anche con le banche e gli hedge-funds, con le aziende tecnologiche e con i colossi assicurativi, con i fondi-pensione (pubblici e regionali) e con i fondi-sovrani – si stanno muovendo con molta rapidità non solo per acquistare i diritti di sfruttamento e le tecnologie di trattamento delle acque, ma anche per privatizzare i servizi idrici e le infrastrutture pubbliche.

Ora, nel 2012, stiamo assistendo all’accelerazione di questo trend volto al consolidamento globale del settore, da parte delle banche elitarie e dei vari tycoons. In un documento di  “equity research” (divisione bancaria che si occupa dell’analisi dettagliata di una società o di un  settore, ndt) della “JP Morgan”, si afferma chiaramente che: “Wall Street appare ben consapevole delle opportunità d’investimento nelle infrastrutture per l’approvvigionamento idrico, nel trattamento delle acque reflue e nelle tecnologie per la gestione della domanda".

Wall Street, in effetti, sta preparandosi ad impossessarsi (nel corso del prossimo decennio) delle riserve idriche globali. La “Goldman Sachs”, ad esempio, ha accumulato a partire dal 2006 più di 10 miliardi di Dollari per investirli nelle infrastrutture, comprese quelle per l’acqua.

Un articolo del “New York Times” del 2008 ha rilevato di come “Goldman Sachs”, “Morgan Stanley”, “Credit Suisse”, “Kohlberg Kravis Roberts” ed il “Carlyle Group”, abbiano "raccolto una cifra stimata in 250 miliardi di Dollari – gran parte della quale negli ultimi due anni – per finanziare numerosi progetti infrastrutturali negli Stati Uniti e nel mondo”.

Con il termine "acqua", intendo i diritti di sfruttamento (acque sotterranee, falde acquifere e fiumi), i terreni dotati di riserve d'acqua (ovvero laghi, stagni, sorgenti naturali o sotterranee), i progetti di desalinizzazione, le tecnologie per la depurazione ed il trattamento delle acque, l’irrigazione e le tecnologie per la perforazione dei pozzi, i servizi idrici ed igienico-sanitari di pubblica utilità, la costruzione e la manutenzione delle infrastrutture idriche (condotti per il trasporto su grandi distanze e per la piccola distribuzione, impianti di depurazione per usi residenziali, commerciali, industriali e comunali), i servizi di ingegneria (progettazione e costruzione di impianti idrici), il settore della vendita al dettaglio (produzione e vendita di acqua in bottiglia, distributori automatici, trasporto di acqua in bottiglia e servizi di consegna, autobotti etc.).

LE MEGA-BANCHE CONSIDERANO L’ACQUA COME UN BENE CRITICO

Dal 2008, molte mega-banche e super-investitori hanno acquisito quote di mercato nel settore idrico, identificando l'acqua come un bene fondamentale, molto più “caldo” del petrolio.

GOLDMAN SACHS: L'ACQUA E' IL PROSSIMO PETROLIO


Nel 2008 la “Goldman Sachs”, nell’ambito della conferenza annuale sui “Top Five Risks”, ha definito l’acqua come "il petrolio del prossimo secolo", e gli investitori che sapranno cavalcare il boom delle infrastrutture ne trarranno dei guadagni enormi.

Secondo i relatori di questa conferenza, l'acqua è un settore che vale 425 miliardi di Dollari, ed una sua disastrosa carenza potrebbe costituire, per l’umanità del 21° secolo, una minaccia ancor più grave di quella alimentare ed energetica. La “Goldman Sachs” ha convocato numerose conferenze e ha anche pubblicato lunghe e penetranti analisi, oltre che sull’acqua, anche che su altri settori critici (cibo, energia).

La “Goldman Sachs” sta preparandosi a divorare aziende del servizio idrico, società d’ingegneria e risorse idriche in tutto il mondo. Dal 2006 è diventata uno dei più grandi gestori di fondi d’investimento attivi nelle infrastrutture, comprese quelle idriche, e ha raccolto un capitale pari a 10 miliardi di Dollari.

Nel Marzo del 2012 la “Goldman Sachs” ha posto sotto osservazione la “Veolia”, una “utility” del settore idrico inglese, stimandola 1,2 miliardi di Sterline. Nel successivo mese di Luglio ha acquistato con successo la “Veolia Water”, che serve 3,5 milioni di persone nel sud-est dell'Inghilterra.

In precedenza, nel Settembre del 2003, la “Goldman Sachs” aveva collaborato con una delle più grandi società al mondo di “private equity”, il “Blackstone Group”, ma anche con l’“Apollo Management”, per acquistare la “Ondeo Nalco” (azienda-leader nella fornitura di servizi, processi e sostanze chimiche volti al trattamento delle acque, con più di[masked] dipendenti ed attività in 130 paesi) da una società francese del settore, la “Suez SA”, per 4,2 miliardi di Dollari.
Nell'Ottobre del 2007 la “Goldman Sachs” ha collaborato con la “Deutsche Bank” e con altri partners per tentare, senza successo, l’acquisto della “U.K.’s Southern Water”. Nel Novembre dello stesso anno ha cercato di acquistare, anche questa volta senza successo, la “utility” inglese “Kelda”.

La “Goldman Sachs” sta cercando di acquistare, comunque, altre aziende del settore. Nel Gennaio del 2008 ha guidato un team composto da vari fondi (tra i quali il “Liberty Harbor Master Fund” ed il “Pinnacle Fund”) con l’obiettivo di acquistare delle “obbligazioni convertibili” (per un controvalore di 50 milioni di Dollari) della “China Water and Drinks Inc.”, fornitrice di acqua purificata ad aziende come la “Coca-Cola” e la “Uni-President” (la più importante società di bevande di Taiwan).

La “China Water and Drinks” è anche la società-leader cinese nella produzione e nella distribuzione di acqua in bottiglia, che vende anche con etichette private (ad esempio la “Sands Casino” di Macao).
Da quando la Cina è diventata il paese asiatico con i più grossi problemi per le forniture d’acqua, ed al contempo quello dotato della più vasta classe media emergente, il settore cinese delle bottiglie d'acqua è stato quello che più è cresciuto nel mondo, e sta realizzando dei profitti enormi.

Inoltre, la drammatica scarsità d'acqua ed il grave inquinamento potrebbero alimentare, in questo paese, "una notevole domanda di acqua pulita, con la necessità di investimenti a lungo termine pari a 14,2 miliardi di Dollari" (Reuters, 28 Gennaio 2008).

La autorità locali di Reno, Nevada, sono state avvicinate dalla “Goldman Sachs”, che proponeva loro “un contratto di leasing a lungo termine degli assets idrici della città, che avrebbero potuto generare degli incassi notevoli alle tre TMWA [Truckee Meadows Water Authority]. Il programma prevedeva la locazione degli assets per 50 anni, con pagamento anticipato in contanti" (Reno News & Review, 28 Agosto 2008).
In sostanza, la “Goldman Sachs” voleva privatizzare l’acqua di Reno per 50 anni. Vista la diminuzione delle entrate fiscali di questa città, la proposta era finanziariamente attraente. Ma alla fine è stata respinta, per la forte opposizione e le proteste dell'opinione pubblica.

CITIGROUP: IL MERCATO DELL’ACQUA PRESTO ECLISSERA’ QUELLO DEL PETROLIO, DELL’AGRICOLTURA E DEI METALLI PREZIOSI

Nel 2011 il principale economista della “Citigroup”, Willem Buitler, ha sostenuto che il mercato dell'acqua diventerà più “caldo” di quello del petrolio: "L'acqua – intesa come asset class – diventerà, a mio avviso, la più importante commodity-fisica, e farà impallidire petrolio, rame, materie prime agricole e metalli preziosi".

Nella “Water Investment Conference” del 2012, la “Citigroup” ha identificato i 10 top-trends del settore idrico:

1 . Sistemi di desalinizzazione
2 . Tecnologie di riutilizzo dell'acqua
3 . Produzione di acqua/utilities relative all’acqua
4 . Membrane per la filtrazione
5 . Disinfestazione con i raggi ultravioletti (UV)
6 . Tecnologie per trattamento dei serbatoi d’acqua
7 . Desalinizzazione diretta attraverso l’osmosi
8 . Tecnologie e prodotti per migliorare i rendimenti
9 . Sistemi di trattamento nei punti d’utilizzo
10 . Competitori cinesi

Un'opportunità molto redditizia per il settore è, in particolare, quella della fratturazione idraulica (il fracking), perché genera una massiccia domanda d’acqua e di servizi idrici. Ogni pozzo di petrolio ben sviluppato richiede dai 3 ai 5 milioni di galloni d'acqua, e l'80% di quest’acqua non può essere riutilizzata, perché è da 3 a 10 volte più salata dell'acqua di mare.

Citigroup consiglia ai proprietari dei diritti per lo sfruttamento di vendere l’acqua a società di fracking, anziché agli agricoltori, perché le prime pagano fino a 3.000 Dollari per acro-piede (sistema di misura americano, si consulti Wikipedia, ndt), invece dei 50 Dollari pagati dagli agricoltori.

Il settore del trattamento dei serbatoi d’acqua, attualmente pari a 1,35 miliardi di Dollari l'anno, dovrebbe presto raggiungere i 30-50 miliardi. Il mercato dei sistemi di filtrazione è previsto superi quello delle attrezzature: il “Dow” stima che questo mercato andrà a superare i 5 miliardi di Dollari l'anno, invece del miliardo attuale. La “Citigroup” sta raccogliendo fondi con notevole aggressività, per partecipare anche all’ondata di privatizzazioni nel settore delle infrastrutture: nel 2007 ha istituito una nuova unità denominata “Citi Infrastructure Investors”, divisione della “Citi Alternative Investments”.

Secondo la Reuters, “la Citigroup ha messo insieme alcuni fra i più grandi nomi nel settore delle infrastrutture, ed allo stesso tempo sta costruendo un fondo pari a 3 miliardi di Dollari, compresi 0,5 miliardi di capitale proprio. Questo fondo, secondo persone ben informate, sarà riservato a pochi investitori esterni, e verrà focalizzato sugli assets dei mercati sviluppati" (16 Maggio 2007).

Per il suo primo fondo infrastrutturale, la “Citigroup” ha raccolto inizialmente solo 3 miliardi di Dollari, ma ne sta cercando altri 5 per la fine di Aprile del 2008 (Bloomberg, 7 Aprile 2008). Nel Novembre del 2007 la “Citigroup” ha collaborato con la “HSBC Bank”, la “Prudential” ed altri partners minori, nell’acquisto della “Kelda” (Yorkshire Water). A Dicembre del 2012, in partnership con la “John Hancock life Insurance Company” ed un operatore privato canadese, ha concluso con la città di Chicago un contratto di locazione per 99 anni del “Midway Airport”.

Addetti ai lavori hanno riferito che la “Citigroup” ha fatto un’offerta anche per la società statale “Letiste Praha”, che gestisce l'aeroporto di Praga nella Repubblica Ceca (Bloomberg, 7 Febbraio 2008). Come ben illustrato dalle cinque offerte per l’acquisto di “utilities” del settore idrico fatte nel Regno Unito, nessuna banca d'investimento, o fondo di “private equity”, possiede singolarmente l'intera infrastruttura, ma partecipa in collaborazione con molti altri partners.

La “Citigroup” sta ora entrando nel mercato delle infrastrutture indiano, attraverso una partnership con il “Blackstone Group” e due società finanziarie private indiane. Nei prossimi 5 anni, l’India avrà bisogno di investimenti infrastrutturali per circa 320 miliardi di Dollari (The Financial Express, 16 Febbraio 2007).

UBS: LA CARENZA D’ACQUA E’ PER DEFINIZIONE LA CRISI DEL 21° SECOLO

Nel 2006 la “UBS Investment Research”, una divisione della svizzera “UBS AG”, la più grande banca europea per valore degli assets, ha titolato la sua relazione "Q-Series: Water" in questo modo: "Carenza d’acqua: per definizione la crisi del 21° secolo?" (10 Ottobre 2006). Nel 2007 la “UBS”, insieme alla “JP Morgan” e all’“Australia’s Challenger Fund”, ha acquistato l’inglese “Southern Water” per 4.2 miliardi.

CREDIT SUISSE: L’ACQUA E’ IL PRINCIPALE MEGA-TREND DEL NOSTRO TEMPO


Il “Credit Suisse” ha pubblicato la sua relazione sull’acqua nell’ambito del “Credit Suisse Water Index” (21 Gennaio 2008), e ha così esortato gli investitori: "Un modo per approfittare di questa tendenza è quello di investire in società orientate alla produzione di acqua, alla sua conservazione, alle infrastrutture per il suo trattamento, ed infine alla sua desalinizzazione. Il nostro Indice permette agli investitori di partecipare ai rendimenti delle aziende più interessanti ....".

La tendenza in questione, secondo il “Credit Suisse”, è così descritta: "l’esaurimento delle riserve di acqua dolce attribuibile all’inquinamento, alla scomparsa dei ghiacciai (la principale fonte di riserve d'acqua dolce) ed alla crescita della popolazione, rischia di far diventare l'acqua una risorsa decisamente scarsa”.

Il “Credit Suisse” riconosce l'acqua come "fondamentale mega-trend del nostro tempo", perché la crisi nell’approvvigionamento idrico potrebbe causare dei "gravi rischi sociali" nei prossimi 10 anni, considerando che due terzi della popolazione mondiale, entro il 2025, potrebbe trovarsi a vivere in condizioni di carenza d’acqua. Per affrontarne la scarsità, ha identificato nella desalinizzazione e nel trattamento delle acque reflue le due tecnologie più importanti. Conseguentemente, tre settori dove poter fare dei buoni investimenti sono i seguenti:

- Membrane per la desalinizzazione ed il trattamento delle acque reflue.
- Infrastrutture idriche (resistenza alla corrosione, tubi, valvole e pompe).
- Prodotti chimici per il trattamento dell'acqua.

Ha inoltre creato il “Credit Suisse Water Index”, con lo “equally-weighed index” (si consulti Wikipedia, ndt) basato su 30 fra i 128 titoli relativi alle riserve idriche globali. Inoltre, nel Giugno 2007 ha lanciato il "Credit Suisse PL100 World Water Trust", dotato di 112,9 milioni di Dollari.

Il “Credit Suisse”, nel Maggio del 2006, ha costituito una joint-venture con la “General Electric Infrastructure” dotandola di 1 miliardo di Dollari, da investire in assets infrastrutturali globali.

Ognuno dei due partners si è impegnato per 500 milioni di Dollari, da investire nella generazione e nella trasmissione di energia elettrica, nei gasdotti e nello stoccaggio del gas, nei servizi idrici, negli aeroporti (e nel controllo del traffico aereo), nei porti, nelle ferrovie e nelle strade a pedaggio di tutto il mondo.

Questa joint-venture ha stimato che, nei prossimi 5 anni, le opportunità del settore infrastrutturale, nei paesi sviluppati, ammonteranno a 500 miliardi di Dollari, mentre quelle nei paesi emergenti ammonteranno a 1.000 miliardi di Dollari (comunicato stampa del Credit Suisse, 31 Maggio 2006).

Nell'Ottobre del 2007 il “Credit Suisse” ha operato in partnership con il “Cleantech Group” (società di consulenza del Michigan) e con il “Consensus Business Group” (società di investimenti del miliardario inglese Vincent Tchenguiz) per investire a livello mondiale nel settore delle tecnologie pulite (cleantech). Queste tecnologie comprendono, ovviamente, anche quelle per l'acqua pulita.

Durante una conferenza sugli investimenti in Asia, il “Credit Suisse” ha sostenuto che "l'acqua è senz’altro un punto di riferimento nel settore delle materie prime strategiche globali. Analogamente al petrolio l'offerta è limitata, ma la domanda sta crescendo notevolmente e, a differenza del petrolio, non ci sono alternative" (4 Febbraio 2008). Il “Credit Suisse” valuta che il mercato globale dell'acqua sia destinato a passare, negli Stati Uniti, dai 190 miliardi del 2005 ai 342 miliardi del 2010. Inoltre, vede opportunità di crescita ancora più significative in Cina.

JP MORGAN CHASE: COSTRUIRE WAR-CHESTS PER ACQUISTARE UTILITIES ED INFRASTRUTTURE PUBBLICHE IN TUTTO IL MONDO

Una delle più grandi banche del mondo, la “JPMorgan Chase”, ha trattato aggressivamente l’acquisto di infrastrutture idriche in tutto il mondo. Nel mese di Ottobre 2007 ha battuto i rivali della “Morgan Stanley” e della “Goldman Sachs” nell’acquisto della “Southern Water” (Società di servizi idrici del Regno Unito), avendo come partner la “UBS” e lo “Australia’s Challenger Fund”.

Quest’impero bancario (JPMorgan Chase) è controllato dalla famiglia Rockefeller. Il patriarca, David Rockefeller, è un membro del “Bilderberg Group”, del “Council on Foreign Relations” e della “Trilateral Commission”. La “JPMorgan” considera il finanziamento delle infrastrutture come un fenomeno globale, ed è affiancata da altri investitori e da altri Istituti Bancari nel raccogliere capitali da investire nell'acqua e nelle infrastrutture. I suoi analisti stimano che il mercato delle infrastrutture nei mercati emergenti varrà circa[masked] miliardi di Dollari nel prossimo decennio.

La “JPMorgan”, ad Ottobre del 2007, ha creato un fondo di 2 miliardi di Dollari per seguire i progetti infrastrutturali in India. E’ interessata al settore del “trasporto” (ovvero strade, ponti e ferrovie) e delle “utilities” (gas, elettricità ed acqua). Il Ministro delle Finanze indiano ha stimato che l'India avrà necessità, entro il 2012, di investimenti infrastrutturali per circa 500 miliardi di Dollari. La “JPMorgan” è affiancata dalla “Citigroup”, dal “Blackstone Group”, dal “3i Group”  (seconda più grande società di “private equity” in Europa) e dalla “ICICI Bank” – seconda più grande banca indiana (International Herald Tribune, 31 Ottobre 2007).

La “JPMorgan Asset Management”, inoltre, ha istituito lo “Asian Infrastructure & Related Resources Opportunity Fund”, con una raccolta iniziale di 500 milioni di Dollari, che si concentrerà su Cina, India ed altri paesi del sud-est asiatico (“Private Equity Online, 11 Agosto 2008). Obiettivo del fondo è di raccogliere 1,5 miliardi di Dollari.

Da rilevare che la divisione “JPMorgan’s Global Equity Research” ha pubblicato un rapporto di 60 pagine intitolato "Watch Water: Una guida per valutare i rischi aziendali in un mondo assetato" (1 Aprile 2008). Nel 2010, inoltre, la “JP Morgan Asset Management” e la “Water Asset Management” hanno fatto un’offerta pari a 275 milioni di Dollari per l’acquisto della “South West Water” (Gran Bretagna).

ALLIANZ GROUP: L’ACQUA E’ SOTTOVALUTATA E SOTTOPREZZATA

Fondato nel 1890, il l’“Allianz Group” (Germania), presente in 70 paesi, è uno dei principali fornitori di servizi globali nel settore assicurativo, bancario e del risparmio gestito. Nell'Aprile del 2008 l’”Allianz SE” ha lanciato lo “Allianz RCM Global Water Fund”, per investire in azioni di società idriche di tutto il mondo, enfatizzando l'apprezzamento a lungo termine del capitale investito.

Insieme alla “Dresdner Bank AG” ha lanciato nel 2007 il “Global EcoTrends” (Business Wire, 7 Febbraio 2007), sostenendo che "gli investimenti nel settore dell’acqua offrono delle importanti opportunità: l’aumento dei prezzi del petrolio oscura la nostra percezione di una carenza ancora più grave: l'acqua. L'economia globale dell'acqua ha necessità sia di investimenti multimiliardari che di un’importante modernizzazione. La “Dresdner Bank” vede in questo settore delle interessanti opportunità di guadagno per gli investitori, con un orizzonte d'investimento a lungo termine". (Francoforte, 14 Agosto 2008)

Esattamente come la “Goldman Sachs”, l’”Allianz” crede che l'acqua sia sotto-prezzata. Un co-gestore del “Water Fund” di Francoforte ha detto che: "la questione-chiave nel settore dell'acqua è che il suo vero valore non viene riconosciuto ... l'acqua tende ad essere sottovalutata in tutto il mondo, generando una carenza di investimenti ... forse è proprio questa una delle ragioni per cui ci sono così tanti luoghi con uno scarso approvvigionamento idrico. Con questo in mente, ha decisamente senso investire in società impegnate nel miglioramento della qualità delle acque e delle infrastrutture". L’”Allianz” vede due investimenti-chiave nel settore idrico: potenziamento delle vecchie infrastrutture nel mondo sviluppato e nuova urbanizzazione ed industrializzazione nei paesi in via di sviluppo, come ad esempio la Cina e l’India.

BARCLAYS PLC: UN FONDO WATER-INDEX ED UN FONDO EXCHANGE-TRADED

La “Barclays PLC”, fondata a Londra nel 1690, è un importante fornitore globale di servizi finanziari. Opera attraverso le sue controllate “Barclays Bank PLC” e “Barclays Capital”.

La “Barclays Global Investors”, una divisione della “Barclays Bank”, gestisce un fondo exchange-traded (ETF) denominato “iShares S & P Global Water”. E’ quotato alla Borsa di Londra e può essere acquistato come una qualsiasi azione ordinaria attraverso un mediatore.

Lo “iShares S & P Global Water” offre "un’ampia selezione di azioni delle maggiori società idriche del mondo, comprese quelle del settore dei servizi e delle attrezzature". Il 31 Marzo 2007 questo fondo è stato valutato 33,8 milioni di Dollari. La “Barclays Bank PLC”, nel Gennaio del 2008, ha lanciato anche un fondo climate-index (indicizzato all’andamento del clima, ndt), il “SAM Indexes GmbH”, e ha concesso in licenza il suo “Dow Jones Sustainability Index” alla “Barclays Capital”, perché lo commercializzasse in Germania ed in Svizzera. Anche molte altre banche hanno un fondo climate-index o sustenaibility-index.

Nell'Ottobre del 2007, inoltre, la “Barclays Capital” ha collaborato con la “Protected Distribution Limited” (PDL) per lanciare un nuovo Fondo d'investimento legato all’acqua (con rendimenti annui attesi per essere fra il 9 all’11%), chiamato “Protected Water Fund”.

Questo nuovo fondo, con sede legale nell'Isola di Man, richiede un investimento minimo di[masked] Sterline, ed è strutturato come un investimento a 10 anni, con la “Barclays Bank” che fornisce il 100% di protezione del capitale fino alla sua scadenza (11 Ottobre 2017).

Il “Protected Water Fund” sarà investito in alcune fra le più grandi aziende idriche del mondo, mentre le decisioni d’investimento saranno prese sulla base di un indice creato dalla “Barclays Capital”, il “Barclays World Water Strategy”, che traccia le prestazioni di alcuni fra i più importanti titoli mondiali legati all’acqua (Investment Week e Reuters, 11 Ottobre 2007 – Business Week, 15 Ottobre 2007).

LA DEUTSCHE BANK INVESTE 2 MILIARDI DI EURO NELLE INFRASTRUTTURE EUROPEE: IL MEGA-TREND COSTITUITO DAGLI INVESTIMENTI NEL SETTORE DELL’ACQUA, DEL CLIMA, DELLE INFRASTRUTTURE E DELL’AGROALIMENTARE

La “Deutsche Bank” è uno dei principali investitori mondiali nel settore idrico. I suoi consulenti hanno identificato nell'acqua una parte importante delle strategie d’investimento sul clima. Nel rapporto "Global Warming: implicazioni per gli investitori", hanno individuato nelle quattro aree a seguire i settori principali su cui investire:
  • Distribuzione e gestione: 1) fornitura e riciclaggio, 2) distribuzione dell’acqua e fognature, 3) gestione delle risorse idriche ed ingegneria.
  • Depurazione delle acque: 1) depurazione delle acque reflue, 2) disinfezione, 3) desalinizzazione, 4) monitoraggio.
  • Efficienza (dal lato della domanda): 1) installazione iniziale, 2) riciclo delle acque grigie, 3) contatori.
  • Acqua e Nutrizione: 1) Irrigazione, 2) acqua in bottiglia.
Oltre a quello dell'acqua, due nuovi settori su cui investire sono costituiti  dall’agro-alimentare (pesticidi, sementi geneticamente modificate, concimi minerali, macchine agricole etc.) e dalle energie rinnovabili (solare, eolico, geotermico, biomasse, idroelettrico etc.).

La “Deutsche Bank” ha istituito un fondo di 2 miliardi di Euro, attivo negli assets infrastrutturali europei, attraverso il suo “Structured Capital Markets Group” (SCM), parte della divisione “Global Markets”. La banca ha già parecchi "beni infrastrutturali estremamente interessanti", tra cui la “East Surrey Holdings”, proprietaria del “Sutton & East Surrey Water”, una “utility” inglese del settore idrico (comunicato stampa della Deutsche Bank, 22 Settembre 2006).

La “Deutsche Bank”, inoltre, ha incanalato 6 miliardi di Euro su fondi legati al cambiamento climatico, ovvero ad aziende che forniscono prodotti per il taglio dei gas-serra, o che aiutano le persone ad adattarsi ad un mondo più caldo, in settori che vanno dall'agricoltura alla generazione di elettricità, passando per il settore delle costruzioni (Reuters, 18 Ottobre 2007).

Oltre alla “SCM”, la “Deutsche Bank” possiede il Fondo “RREEF Infrastructure”, parte dello “RREEF Alternative Investments”, con sede a New York e sedi principali a Sydney, Singapore e Londra. “RREEF Infrastructure” ha in gestione più di 6,7 miliardi di Euro di assets. Uno dei suoi principali obiettivi è costituito dalle “utilities”, comprese le reti elettriche, le operazioni di trattamento e distribuzione delle acque, ed infine le reti per la distribuzione di gas naturale.

Nell'Ottobre del 2007, la “RREEF” ha collaborato con “Goldman Sachs”, “GE “, “Prudential”, e “Babcok & Brown Ltd.” per presentare un'offerta, peraltro senza successo, per l’acquisto della britannica “Southern Water”. 

Ma non solo: facendo seguito al boom degli investimenti nelle infrastrutture europee, il fondo “RREEF” ha raccolto, dall’Agosto del 2007, 2 miliardi di Euro. Da rilevare che il mercato delle infrastrutture, in Europa, è valutato  tra i 4.000 e i 6.000 miliardi di Dollari (Dow Jones Financial News Online, 7 Agosto 2007).
  • Bulgaria – La “Deutsche Bank Bulgaria” sta progettando di partecipare a grandi progetti infrastrutturali pubblico-privato nel settore delle acque, comprese quelle reflue, per un importo fino a 1 miliardo di Euro (Sofia Echo Media, 26 Febbraio 2008).
  • Medio Oriente – Insieme alla “Ithmaar Bank B.S.C.” (una banca d'investimento di “private equity” del Bahrain), la “Deutsche Bank” ha investito 2 miliardi di Dollari nella “Shari'a-Compliant Infrastructure” e nel “Growth Capital Fund”, e prevede di indirizzare 630 miliardi di Dollari nelle infrastrutture regionali.
Questo caso, ancora una volta, è un esempio della natura complessa che ha assunto, oggi, la proprietà dei servizi idrici, con Istituzioni di vario tipo che attraversano i confini nazionali collaborando tra di loro nel detenere partecipazioni nel settore idrico. Con il suo imponente war-chest (cfr. Wikipedia, ndt) dedicato all'acqua, al cibo ed alle infrastrutture, la “Deutsche Bank” è destinata a diventare uno dei principali attori mondiali del settore idrico.

ANCHE ALTRE MEGA–BANCHE GUARDANO ALL’ACQUA COME AD UN INVESTIMENTO “CALDO”

La “Merrill Lynch” (prima di essere acquistata dalla “Bank of America”) ha pubblicato un rapporto dal titolo "La scarsità d'acqua: un problema più grande di quanto fosse stato ipotizzato" (6 Dicembre 2007). Questa banca ha sostenuto che la carenza idrica "non è limitata ai soli paesi con climi aridi". La “Morgan Stanley”, nella sua pubblicazione "Emerging Markets Infrastructure: Just Getting Started" (Aprile 2008), raccomanda tre aree di opportunità negli investimenti sull’acqua: servizi idrici, operatori globali (come la “Veolia Environment”) ed aziende tecnologiche (produzione delle membrane e delle sostanze chimiche utilizzate nel trattamento delle acque).

FONDI COMUNI E HEDGE FUNDS SI UNISCONO PER INVESTIRE NEL SETTORE DELL’ACQUA


I fondi che investono nel settore dell’acqua sono in aumento, fra i più noti ci sono:
  1. “Calvert Global Water Fund” (CFWAX) – 42 milioni di Dollari di assets a partire dal 2010, di cui il 30% nei servizi idrici, il 40% in società infrastrutturali ed il 30% in società tecnologiche.
  2. “Allianz RCM Global Fund Water” (AWTAX) – Assets per 54 milioni di Dollari a partire dal 2010, la maggior parte dei quali relativi a servizi idrici.
  3. “PFW Water Fund” (PFWAX) – Assets per 17 milioni di Dollari a partire dal 2010 (si entra con un investimento minimo di 2.500 Dollari), con l’80% investito in società legate all'acqua.
  4. “Kinetics Water Infrastructure Advantaged Fund” (KWIAX) – Assets per 26 milioni di Dollari a partire dal 2010 (si entra con un investimento minimo di 2.500 Dollari).
A seguire un breve elenco di hedge-funds centrati sull’acqua:

Master Water Equity Fund — Summit Global AM (United States)
Water Partners Fund — Aqua Terra AM (United States)
The Water Fund — Terrapin AM (United States)
The Reservoir Fund — Water AM (United States)
The Oasis Fund — Perella Weinberg AM (United States)
Signina Water Fund — Signina Capital AG (Switzerland)
MFS Water Fund of Funds — MFS Aqua AM (Australia)
Triton Water Fund of Funds — FourWinds CM (United States)
Water Edge Fund of Funds — Parker Global Strategies LLC (United States)

Molte banche, oltre a quelle già citate, hanno lanciato dei fondi d’investimento centrati sull’acqua. Fra i più noti si possono includere lo “Pictet Water Fund”, il “SAM – Sustainable Water Fund”, il “Sarasin Sustainable Water Fund”, lo “Swisscanto Equity Water” ed il “Tareno Waterfund”.

Fra i tanti prodotti strutturati legati all’acqua, offerti dalle principali banche d’investimento, si possono citare lo “ABN Amro Water Index Certificate”, il “BKB Basket Water”, lo “ZKB Sustanaible Basket Water”, il “Wagelin Water Shares Certificate”, lo “UBS Water Strategy Certificate” ed il “Certificate on Vontobel Water Index”.

Ci sono anche parecchi water-indexes ed index-funds, come ad esempio:

Credit Suisse Water Index
HSBC Water, Waste, and Pollution Control Index
Merrill Lynch China Water Index
S&P Global Water Index
First Trust ISE Water Index Fund (FIW)

A seguire un piccolo campione di altri fondi centrati sull’acqua (non esaustivo dell’attuale gamma di prodotti che sono a disposizione):

Allianz RCM Global EcoTrends Fund
Allianz RCM Global Water Fund
UBS Water Strategy Certificate – gestisce azioni di 25 società internazionali del settore
Summit Water Equity Fund
Maxxwater Global Water Fund
Claymore S&P Global Water ETF (CGW)
Barclays Global Investors’ iShares S&P Global Water
Barclays and PDL’s Protected Water Fund – basato sul Barclays World Water Strategy
Invesco’s PowerShares Water Resources Portfolio ETF (PHO)
Invesco’s PowerShares Global Water (PIO)
Pictet Asset Management’s Pictet Water Fund e Pictet Water Opportunities Fund
Canadian Imperial Bank of Commerce’s Water Growth Deposit Notes
Criterion Investments Limited’s Criterion Water Infrastructure Fund

Per giustificare la corsa delle banche d'investimento al controllo dell'acqua, si è spesso sentito dire che le "le utilities sono degli assets relativamente sicuri in tempi di crisi economica, perché più isolati rispetto alla crisi globale del credito, conseguenza della bolla dei mutui subprime statunitensi" (Reuters, 9 Ottobre 2007).

Un analista londinese della “HSBC Securities” ha dichiarato alla “Bloomberg News” che l'acqua è un buon investimento perché "si acquista un qualcosa a prova d’inflazione, senza particolari minacce per i guadagni. E' un investimento molto stabile, che può essere liquidato ogni volta che si vuole" (Bloomberg, 8 Ottobre 2007).

FONDI PENSIONE CHE INVESTONO NEL SETTORE DELL’ACQUA

Molti fondi-pensione sono entrati nel settore idrico perché lo considerano un settore relativamente sicuro. Il “British Telecom Pension Scheme”, ad esempio, ha acquistato nel 2012 una partecipazione nella “Thames Water”, mentre due fondi-pensione canadesi, “Caisse de dépôt et placement du Québec” e “Canada Pension Plan Investment Board”, hanno acquistato azioni rispettivamente della “England’s South East Water” e della “Anglian Water”,  come riferito dalla “Reuters”.

INVESTIMENTI DEI FONDI SOVRANI NEL SETTORE DELL’ACQUA

Nel Gennaio del 2012 la “China Investment Corporation” ha acquistato l’8,68% della “Thames Water”, la più grande “utility” inglese del settore idrico, che serve, tra le altre, parti della Greater London, della Thames Valley e del Surrey. Nel Novembre del 2012 anche un altro dei più grandi fondi-sovrani, lo ”Investment Authority Abu Dhabi”, ne ha acquistato il 9,9%. Ma a “succhiare” acqua ci sono anche dei miliardari come George H. Bush e la sua famiglia, Li Ka- shing, alcuni magnati filippini ed altri ancora. Non solo le mega-banche, quindi, ma anche i tycoons investono pesantemente nell’acqua.

AGGIORNAMENTO SU HONG KONG


Nell'Estate del 2011 il multimiliardario di Hong Kong Li Ka-shing, proprietario del “Cheung Kong Infrastructure” (CKI), ha acquistato la “Northumbrian Water”, che serve 2,6 milioni di persone nel nord-est dell'Inghilterra, per 3,9 miliardi di Dollari (nello stesso anno il “CKI” ha venduto la “Cambridge Water”, per 74 milioni di Sterline, alla “HSBC”).
Non soddisfatto di controllare solo il settore idrico, nel 2010 il “CKI”, attraverso un consorzio, ha acquistato le reti elettriche della “EDF” (Électricité de France) nel Regno Unito per 5,8 miliardi di Sterine. Attualmente, Li Ka-shing sta collaborando anche con la “Samsung” nel settore del trattamento delle acque.

WARREN BUFFET ACQUISTA LA NALCO, UNA SOCIETA’ ATTIVA NEL SETTORE DELLA CHIMICA E DELLE TECNOLOGIE PER IL TRATTAMENTO DELLE ACQUE

Attraverso la sua “Berkshire Hathaway”, Warren Buffet è il più grande investitore istituzionale della “Nalco Holding Co.”, una controllata della “Ecolab”. La “Nalco”, produttrice di sostanze chimiche per il trattamento delle acque e per le tecnologie di processo, è stata nominata “2012 Water Technology Company of the Year”.

La “Nalco” non produce solo membrane, ma anche il famigerato disperdente tossico “Corexit”, utilizzato per disperdere le macchie di petrolio all'indomani della sua fuoriuscita dai pozzi della “BP” nel Golfo del Messico (2010). Prima di essere venduta alla “Ecolab”, la società madre della “Nalco” era la “Blackstone”.

LA FAMIGLIA DELL’EX PRESIDENTE DEGLI STATI UNITI, GEORGE H. BUSH, HA ACQUISTATO IN SUD AMERICA[masked] ACRI DI TERRENO POSTI SULLA PIU’ GRANDE FALDA ACQUIFERA DEL MONDO, L’ACUIFERO GUARANI'

Nel mio articolo del 2008 ho trascurato i grandi acquisti di terreni [masked] acri, per l'esattezza) fatti dalla famiglia Bush nel 2005 e nel 2006. Nel 2006, durante un viaggio in Paraguay per conto dell’UNICEF, Jenna Bush (figlia dell'ex Presidente George W. Bush, e nipote dell'ex Presidente George H. Bush) ha riferito di aver acquistato[masked] acri (1 acro = 4.046,87 m2) di terreno nel Chaco (Paraguay), nei pressi della triplice frontiera fra Bolivia, Brasile e Paraguay, che si sommano ai [masked] acri acquistati da suo nonno, George H. Bush, nel 2005.

Le terre acquistate dalla famiglia Bush si trovano al di sopra della più grande falda acquifera non solo del Sud America, ma anche del mondo, l’Acuifero Guaranì, che si trova sotto Argentina, Brasile, Paraguay ed Uruguay. Questa falda sotterranea è più grande del Texas e della California messi insieme.

La rivista politica online “Counterpunch”, ha citato il pacifista argentino Adolfo Perez Esquivel, vincitore nel 1981 del Premio Nobel per la Pace: “ … egli ha avvertito che la vera guerra sarà combattuta non per il petrolio, ma per l'acqua, e ha ricordato che l’Acuifero Guaranì è una delle più grandi riserve idriche sotterranee del Sud America ...".

Secondo Wikipedia, questa falda copre 1,2 milioni di km2, con un volume d’acqua di circa[masked] km3 ed uno spessore compreso tra 50 e 800 m, posta ad una profondità massima di circa 1.800 m.

Si tratta probabilmente della più grande falda acquifera sotterranea del mondo (anche se il volume complessivo delle singole falde che costituiscono il “Great Artesian Basin”, Australia, è molto più grande), con un tasso di ricarica pari a circa 166 km3/anno, derivato dalle precipitazioni. Questo vasto serbatoio sotterraneo potrebbe fornire acqua potabile a tutto il mondo per 200 anni.

IL TYCOON FILIPPINO MANUEL V. PANGILINAN, INSIEME AD ALTRI, HA ACQUISTATO ALCUNE PARTECIPAZIONI NEI SERVIZI IDRICI DEL VIETNAM

Nel mese di Ottobre del 2012 l’uomo d'affari filippino Manuel V. Pangilinan è andato in Vietnam per valutare delle opportunità d’investimento, in particolare nel settore delle strade a pedaggio e dei servizi idrici.
Il Signor Pangilinan ed altri miliardari filippini, come ad esempio i proprietari della “Ayala Corp.”, che a sua volta controlla la “Manila Water Co.”, hanno annunciato l’acquisto di una quota del 10% nella “Ho Chi Minh City Infrastructure Investment Joint Stock Co.” (società-leader nel settore delle infrastrutture), ed una quota del 49% nella “Kenh Dong Water Supply Joint Stock Co.” (società-leader nelle forniture d’acqua), entrambe con sede a Ho Chi Minh City.

L’ACCAPARRAMENTO DELL’ACQUA E’ INARRESTABILE


La febbre per la privatizzazione dell’acqua e delle infrastrutture è inarrestabile: molti governi, sia locali che statali, soffrono per la diminuzione delle entrate, e sono sotto tensione sia finanziaria che di bilancio. Non possono più assumersi la responsabilità di mantenere e migliorare le proprie “utilities”. Di fronte alle offerte milionarie della “Goldman Sachs”, della “JPMorgan Chase”, della “Citigroup”, della “UBS” e delle altre banche d'élite, per l’acquisto delle loro “utilities”, le città e gli stati troveranno estremamente difficile rifiutare.

Le élites multinazionali e le banche di Wall Street si sono preparate per anni  in attesa di questo momento d'oro. Nel corso degli ultimi anni hanno accumulato imponenti war-chests per la privatizzazione dell'acqua, dei servizi comunali e delle “utilities” di tutto il mondo. Sarà estremamente difficile invertire questa tendenza.
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Mutamento del ruolo dello stato

Lo stato nazionale ha perso potere a diversi livelli: anzitutto, quale importante attore economico e, di conseguenza, datore di lavoro, e quale regolatore della società e meccanismo di ridistribuzione del prodotto sociale attraverso la tassazione.Lo stato ha perso potere anche a causa delle privatizzazioni. Il numero delle privatizzazioni a livello mondiale è enorme. E' incrementato in maniera esponenziale e sta rapidamente aumentando nella misura in cui economie anteriormente protette come quelle dell'India, della Cina, del Vietnam e di Cuba, e ovviamente dei paesi dell'ex blocco sovietico, si stanno aprendo agli investimenti delle multinazionali. Anche nel paesi industrializzati del gruppo OECD (OCSE) le privatizzazioni hanno spazzato via i patrimoni più rimunerativi, che erano stati finora in mano allo stato.

Le privatizzazioni non solo aumentano il raggio di azione e il potere delle multinazionali, ma privano anche lo stato del suo potere economico e indeboliscono perciò la sua capacità di influenzare la politica economica e, nel suo ruolo di datore di lavoro, la politica del lavoro. I recenti accordi internazionali sul commercio, ad esempio nel quadro dell'Organizzazione mondiale del commercio o dell'Accordo multilaterale sull'investimento, al quale si lavora attualmente in seno a OECD, penalizzano i governi che cercano di esercitare un maggiore controllo sulle multinazionali. Tutto questo riduce l'ambito del controllo democratico sull' intera economia sociale e politica, trasferendo il potere da governi democratici responsabili - nel migliore dei casi - a multinazionali che si sentono responsabili solo nei confronti dei loro azionisti.

L'incapacità dello stato di controllare i flussi internazionali di capitale (o, quando il capitale entra in conflitto con lo stato, la fuga di capitali) ha ridotto la sua capacità di tassare il capitale e ha ridotto quindi, a volte in modo drastico, i suoi introiti fiscali che costituiscono la base dei servizi pubblici e dei programmi sociali, minando cosii ulteriormente il consenso sociale, che dipende dalla capacità dello stato di proteggere i deboli attraverso la ridistribuzione del prodotto sociale.

E, cosa ancor più grave, l'incapacità dello stato di controllare il capitale all'interno, dei propri confini nazionali mediante leggi o altri strumenti politici produce non solo un indebolimento dello stato in sé, ma un 5 equivalente perdita di influenza di tutte le istituzioni che operano entro i confini dello stato nazionale: legislature nazionali, partiti politici, strutture dei sindacati nazionali, in breve tutti gli strumenti del controllo politico o realmente democratico.

Così tutti i partiti politici, indipendentemente dalle loro origini storiche, dalla loro base sociale, dalle loro intenzioni programmatiche o promesse elettoriali, trovano una crescente difficoltà ad elaborare chiari programmi politici alternativi e, ancor più, a realizzarli quando sono al governo. In tal modo, i governi finiscono per fare tutti più o meno le stesse cose. Di conseguenza, i cittadini si sentono sfiduciati e assumono atteggiamenti cinici di fronte a istituzioni che non possonq più garantire il bene comune. Così abbiamo, a che fare con una crisi della democrazia prodotta dalla crescente irrilevanza delle istituzioni democratiche che operano entro i confini dello stato nazionale.

Sottolineare questo aspetto, non significa dover abbandonare la battaglia politica all'internoo dello stato nazionale e tanto meno la battaglia a livello regionale o municipale, con il pretesto che queste istituzioni hanno un potere limitato. Significa semplicemente che il cittadino non può più contare sull'aiuto dello stato, anche nel caso in cui a governare siano i suoi tradizionali alleati politici. E quel che è peggio è che lo stato non ha del tutto abbandonato il suo ruolo economico e sociale, al contrario. Lo stato interviene ovunque, anche nel caso dei governi conservatori, solo che in questo caso favorisce sistematicamente il mondo degli affari e i forti sui deboli. Gli esempi si sprecano. Possiamo limitarci a ricordare le sovvenzioni agricole, il salvataggio di banche che falliscono, le garanzie assicurative per gli investimenti all'estero, l'infrastruttura fornita agli investitori esteri a spese dei contribuenti, le forniture militari e altre forniture pubbliche.

La "guerra delle banane" e le guerre delle compagnie aeree e aerospaziali sono guerre condotte dalle multinazionali servendosi dei buoni uffici dei governi. Le stesse forze che chiedono la privatizzazione dei patrimoni pubblici e lo smantellamento dei servizi sociali e pubblici chiedono a gran voce l'appoggio dello stato quando i loro interessi sono minacciati. Ai nostri giorni, nessun capo di stato si reca all'estero senza un sèguito di uomini d'affari e, come si è visto in occasione della visita del presidente cinese Jiang negli Stati Uniti, la politica statunitense verso la Cina è stabilita non tanto dal dipartimento di stato o dal presidente, quanto dalla lobby imprenditoriale interessata alla Cina, così come la politica francese in Medio Oriente e in Africa non è fatta da Chirac o jospin, ma da ELF-Aquitaine e la politica inglese in Indonesia non è fatta da Blaír, ma da Vickers.

I LAVORATORI
Avvento del mercato mondiale del lavoro

In nessun settore l'intervento dello stato è così apparente e maldestro come in quello del mercato mondiale del lavoro. La principale conseguenza sociale della globalizzazione è stata l'emergenza del mercato mondiale del lavoro. Questo significa che, a causa della rapidità delle comunicazioni e della mobilità del capitale, i lavoratori di tutti i paesi, indipendentemente dal loro grado di sviluppo industriale o dal loro sistema sociale, sono in diretta competizione fra di loro, con un ventaglio di salari che vanno, da uno a cinquanta o anche più. Questo gioco al ribasso del costo del lavoro offerto a livello mon diale, insieme al gioco al rialzo delle agevolazioni offerte dagli stati agli investitori esteri (agevolazioni fiscali, infrastrutture gratuite e altri doni) ha prodotto un continuo deterioramento dei salari, delle condizioni di lavoro, delle norme relative allo stato sociale e un continuo aumento della disoccupazione con cessazioni di attività, trasferimenti della produzione, approvvigionamenti fatti altrove, ecc. Le condizioni di lavoro che si ritrovano alla base di questa spirale rasentano la schiavitù: una mano d'opera senza difese e senza diritti, che lavora per un salario di 10-20 dollari al mese o ancor meno.
 
In questo processo non esistono vincitori a lungo termine. I trasferimenti di produzione generano meno posti di lavoro di quanti ne distruggano e, del resto, gli apparenti beneficiari dei trasferimenti di produzione sono i perdenti di domani, quando la produzione verrà trasferita ancora più in basso. Ad esempio, l'intera catena della produzione dello zucchero ungherese è stata acquistata da due grandi multinazionali, le quali dopo un certo tempo l'hanno trasferita in Ucraina, dove i costi di produzione sono più bassi. Sono cose che accadono ogni giorno e basta poco per avviare il processo. Basta che le multinazionali si trovino di fronte a una legislazione che considerano un ostacolo o a un costo del lavoro che giudicano eccessivo. Bastano anche solo qualche regola ambientale, qualche regola sociale e, in ultima analisi, la richiesta del rispetto di un qualsiasi diritto umano che comporti costi diretti o indiretti per gli investimenti delle multinazionali.

Ma che cos'è il mercato mondiale del lavoro?

Non è un "mercato" nel senso abituale del termine, regolato dalle leggi economiche della domanda e dell'offerta. E un mercato regolato da leggi politiche e da massicci interventi dello stato sotto forma di repressione poliziesca e militare. Consideriamo brevemente il ruolo economico della repressione. Come mai i paesi à basso salario hanno imboccato questa strada? Nessuno sceglie di essere povero. Se la gente è povera, significa che è stata costretta alla povertà e che è mantenuta nella povertà con la violenza. A volte, ciò è avvenuto in conseguenza di diverse guerre perse. 1 paesi più poveri (in termini di salari), che sono importanti attori nel campo dell'economía mondiale o sono società fortemente represse (Cina, Vietnam, Indonesia) o sono società che sono state vittime di gravi repressioni in un recente passato (Russia, Europa centrale e orientale, Brasile, America Centrale) e questa repressione operata in passato continua a determinare le condizioni del mercato del lavoro fino ai nostri giorni. Oppure sono delle democraturas, cioè nazioni nelle quali le forme democratiche sono presenti, ma ampiamente irrilevanti sul piano delle relazioni sociali. E questo il caso, ad esempio, dell'India o del Messico. A questo dobbiamo aggiungere le zone di libero commercio. Ne esistono ufficialmente 700 e il loro numero è in crescita. Si tratta di zone che i governi riservano agli investitori esteri, zone nelle quali essi godono praticamente di privilegi extra -territoriali e dove spesso non vige la normale legislazione sociale, zone il cui accesso è controllato dalla polizia e rigidamente precluso ai sindacati. Sono zone in cui non vige il libero mercato e nelle quali il capitale internazionale non è soggetto a vincoli di sorta.

Sarebbe dunque legittimo domandarsi a cosa servono i governi! Che cosa significa competitività e competizione quando i termini della competizione sono in ultima analisi e in gran parte determinati dalla repressione poliziesca? Significa che i lavoratori a livello mondiale continueranno a offrirsi per salari sempre più bassi, finché arriveranno tutti al fondo della scala? Significa che i paesi continueranno a farsi concorrenza a colpi di salari sempre più bassi, smantellando rapidamente il loro stato sociale e le norme di sicurezza? E' proprio quello che succederà se non verrà fatto qualcosa al riguardo.

I Lavoratori costituiscono un mercato mondiale in competizione:quelli che accettano di lavorare a minor costo fanno spostare verso di loro capitali e aziende(migrazione del capitale).D'altro canto nelle aree piu' depresse aumentano le migrazioni verso le zone in cui c'è maggior distribuzione di ricchezza(migrazione di mano d'opera).Pur di attirare investimenti i governi locali abbassano gli standard di protezione dell'ambiente:aumenta nel mondo il permesso di inquinare.

TUTTI I BENEFICI DELLA GLOBALIZZAZIONE VANNO AL MERCATO, ALLE MULTINAZIONALI, AGLI AZIONISTI, AI PIU' RICCHI. TUTTI COSTI DELLA GLOBALIZZAZIONE VANNO AI LAVORATORI, ALLE POPOLAZIONI, AI POVERI. E' L'INGIUSTIZIA GLOBALE!

GLI INTELLETTUALI

Un settimo gruppo di attori è quello degli intellettuali.
Come tutti i  regìmi, anche quello liberista ha i suoi "ideologi concettuali". E loro compito fondamentale è quello di rinforzare le illusioni che le classi dirigenti nutrono nei loro propri riguardi.

Vi sono in giro molti ideologi che vengono assunti e profumatamente pagati (dalle destre politiche soprattutto, ma non solo) per convincere la gente che la globalizzazione è una buona cosa, che essa è assolutamente inevitabile e che i suoi attori fanno cose straordinarie con le loro miniere, le loro società petrolifere, le loro società elettroniche... Mr Luttwag ne è l'esempio piu' conosciuto.

Il loro compito è quello di fare propaganda agli attori globali, a coloro che possiamo chiamare sinteticamente "quelli di Davos". 2000 persone che si incontrano nel mese di febbraio di ogni anno nella cittadina svizzera di Davos su invito del Forum mondiale sull'economia, e decidono delle sorti del mondo, dal momento che se ne considerano i veri padroni.
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La Cina fa spesa di energia in Italia

Prima il Portogallo, adesso l’Italia: la Cina investe sempre più in infrastrutture europee. Il 35% della rete elettrica italiana apparterrà in futuro a un’impresa statale cinese. 

In Italia ci sono molte persone che non vogliono credere che i molti cinesi arrivati sono giunti da soli e di propria iniziativa. Di quartieri cinesi ne sono sorti negli ultimi vent’anni in tutte le grandi città, soprattutto a Milano e Roma. Si pensi poi all’industria tessile cinese di Prato o ai commercianti cinesi, ad esempio, che a Mestre hanno messo in piedi il commercio di articoli di marca contraffatti, gestito da immigrati clandestini. Può essere che tutte queste persone viaggino in Europa senza la compiacenza dello Stato cinese, per restarvi un paio di anni, se non addirittura un’intera vita, o c’è dietro un piano? Le recenti notizie tratte dalle relazioni economiche italo-cinesi rinfocolano le relative teorie complottistiche. Lo Stato italiano venderà per mezzo della banca di sviluppo Cassa depositi e prestiti (CDP), una partecipazione del 35% della sua rete energetica all’impresa statale cinese State Grid International Development. Il prezzo del gruppo energetico CDP Reti sarà di almeno 2,1 miliardi di euro. L’accordo stabilisce che CDP Reti conferisca il 30% all’operatore della rete del gas Snam e una quota uguale di gestione alla rete elettrica dell’operatore Terna.

L’acquisto fa parte di una lunga serie di investimenti in Europa

Le quote non sono abbastanza grandi da influenzare massicciamente le sorti della rete energetica. Tuttavia, l’acquisto va ad aggiungersi a una lunga lista di aziende in cui le imprese cinesi hanno investito nel quadro delle infrastrutture europee. Da due anni la State Grid è coinvolta con un quarto delle quote col fornitore energetico portoghese Redes Energéticas Nacionais. Nel marzo di quest’anno, la banca popolare cinese ha acquisito per 2,3 miliardi di euro circa il 2% delle società energetiche italiane di Stato Eni ed Enel; in maggio la Shanghai Electric Group ha preso il 40% della Ansaldo Energia, che si occupa soprattutto della costruzione di centrali elettriche. In realtà alla banca di sviluppo italiana CDP era stato assegnato l’incarico da parte del governo di recuperare quest’anno 11 miliardi di euro tramite la privatizzazione delle imprese statali, contribuendo così alla riduzione del debito nazionale. Non è ancora chiaro se abbia raggiunto l’obiettivo – non solo perché mancano ancora un paio di miliardi, ma perché è ormai evidente quanto sia difficile appurare quando e in che modo la CDP sarà in grado di trasferire effettivamente allo Stato il ricavato della vendita.

Le imprese di Stato convengono davvero agli investitori?

Nell’offerta c’è dell’altro: quasi la metà di Fincantieri, il cantiere navale più grande in Europa con sede a Trieste. Quotata in borsa dal mese di giugno, anche se lo Stato ancora non ha visto un soldo. Il 40% di Poste Italiane, il più grosso datore di lavoro d’Italia con 140.000 dipendenti, è ancora disponibile. In vendita è anche una parte significativa di Grandi Stazioni, la società che gestisce le 14 maggiori stazioni ferroviarie italiane. Non è per nulla certo se l’apparente aumento delle vendite – il tentativo da parte dello Stato di raccogliere fondi – vada di pari passo, in qualche modo, con un calcolo imprenditoriale volto a rafforzare la competitività della società interessata. Un esempio negativo è Alitalia. La compagnia aerea doveva nel 2007 essere venduta ad alcune compagnie aeree straniere, ma fu poi salvata in extremis da una società di ristrutturazione parastatale; ora è stata ceduta alla Etihad di Abu Dhabi.

La Cina è interessata alla stabilità del business "energia" dello Stato

Quali interessi una società statale cinese potrebbe avere, a breve e medio termine, d’investire nella fornitura in Italia di energia, qui è evidente: lo Stato, al quale appartiene pur sempre la parte più grande di una tale società e delle sue attività, ne garantisce lo sfruttamento e i relativi introiti. E ciò in un contesto di stabilità, cosa che altri ambiti d’investimento da molto non garantiscono più, nonostante il ritorno probabilmente modesto. La rete energetica, così come le poste e le ferrovie, appartiene alla fin fine ai prerequisiti generali dell’attività economica di un Paese, senza i quali non esistono né industria né società. Detto questo, gli investimenti del settore privato raramente risultano vantaggiosi in tali condizioni: richiedono troppo capitale anticipato e i tempi di recupero sono così dilatati che senza il sostegno dello Stato nessuna strategia aziendale li considererebbe. Difatti nessuna società europea ha valutato seriamente le quote della CDP Reti – nulla di cui sorprendersi.

I teorici della cospirazione credono nella "testa di ponte"

A una società statale cinese, il calcolo di un investimento in infrastrutture strategiche di un grande Paese europeo, tuttavia, può apparire in un’altra ottica. Il ministro dell’economia e delle finanze Pier Carlo Padoan non ne fa un mistero: il suo governo è sì coinvolto con l’azienda che investe internazionalmente il capitale cinese, ma “attraverso il sistema finanziario europeo”, operazione da lui avallata pienamente. Le teorie del complotto circolano, naturalmente. Alle più prudenti corrisponde anche la teoria dell’economista e pubblicista Carlo Pelanda, docente universitario negli USA. Egli ritiene che la Cina si predisponga con i suoi investimenti strategici a operare un cambiamento radicale nel mercato mondiale, magari in vista dell’entrata in vigore di una zona di libero scambio euro-americana. Le teorie più audaci che circolano in Italia intravedono invece scenari ben più brutali, dalla “testa di ponte” ad altre ancor più intricate.

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Privatizzazioni: missione "quasi" compiuta

L'AGCS (Accordo Generale sul Commercio dei Servizi), è lo scambio di servizi regolato sul piano multilaterale da un accordo specifico nel quadro dell'Organizzazione Mondiale del Commercio (OMC).  Assieme all' accordo sulla circolazione delle merci (GATT 94) e all'accordo sulla protezione della proprietà intellettuale (TRIPS), esso costituisce uno dei tre pilastri del sistema commerciale multilaterale dell'OMC. Nell'ambito del GATS, ciascun membro assume degli impegni che coprono diversi settori di servizi allo scopo di offrire l'accesso al mercato e il trattamento nazionale a prestatori stranieri.

I negoziati furono avviati da Robert Zoellick per gli Stati Uniti e da Pascal Lamy per l'Unione Europea nel gennaio 2000 e terminarono cinque anni dopo con l'approvazione delle nuove regole e delle disposizioni da attuare in merito alla privatizzazione totale di tutti i servizi pubblici: distribuzione elettrica, poste, trasporti, ma anche e soprattutto, istruzione e salute che saranno quindi accessibili ai più "favoreggiati".

In totale, l'AGCS prevede la liberalizzazione di ben 160 settori di attività, alcuni dei quali rappresentano favolosi mercati mondiali che eccitano da tempo le speculazioni dei settori privati (2.000 miliardi di dollari per l'istruzione e 3.500 miliardi di dollari per la salute).

Già prima che si firmasse l'AGCS, i governi europei avevano cominciato a mettere in opera la privatizzazione dei servizi pubblici. I progetti di privatizzazione di alcuni enti già da tempo annunciati - come in Francia - (elettricità, poste, la stessa Air France), sono stati dettati dall'AGCS. I governi di destra e di sinistra hanno lavorato in gran segreto con il complice (ed ovvio) silenzio dei media, ma anche con l'appoggio di organizzazioni sindacali "collaboratrici" del nuovo ordine economico. Dirigenti del più importante sindacato francese, il CFDT, sono assidui partecipanti del Forum Economico Mondiale di Davos.

Politiche simili vengono simultaneamente adottate nei paesi occidentali, e così come per l'AMI, lo scopo dell'AGCS è quello di:

  1. Accordare sempre più libertà e diritti alle multinazionali.
  2. Ridurre sempre di più il potere economico degli Stati.
  3. Smantellare metodicamente l'insieme delle regolamentazioni ambientali e sociali. 

Una vera e propria "guerra silenziosa" che tramite l'apatia del cittadino e dei contropoteri sindacali, sta per raggiungere lo scopo, ossia l'annullamento dei diritti sociali acquisiti da un secolo. L'assenza di controllo (o controllo "controllato") ha fatto sì che questa libertà abbia favorito l'inquinamento delle nostre terre e dei nostri mari, lo sfruttamento ed il business della clandestinità, la miseria, la disoccupazione, l'annientamento del potere delle istituzioni, degli stati, e della democrazia stessa.

Per ottenere facilmente l'approvazione per la privatizzazione p.es. dei servizi pubblici, la strategia più comunemente utilizzata è quella di organizzarne anticipatamente e preventivamente il sabotaggio, e fare in modo che, una volta dimostrata la loro inefficienza, l'unica strada percorribile sia quella della vendita a privati... al prescelto... all'amico... Perchè certe cose non avvengono per caso ma per necessità.

Tattiche e regole, quasi confezionate in un modus operandi che non simula la simulazione, si sono palesemente svelate, e con enorme successo, nel settore sanità.

Per quanto concerne "l'istruzione" ecco cosa si è evidenziato in un documento dell'OCDE, l'organizzazione dei Padroni del Mondo che ha tra l'altro concepito l'AMI:

"Se si diminuiscono le spese per il funzionamento, bisogna essere attenti a non diminuire la quantità di servizi, al costo di ridurne la qualità. Si possono ridurre, ad esempio, i crediti di funzionamento per le scuole e le università, ma sarebbe rischioso ridurre il numero di alunni o studenti. Le famiglie potrebbero reagire male al fatto di veder rifiutare l'iscrizione dei propri figli, ma non ad un calo graduale della qualità dell'insegnamento. Ciò si attua gradualmente al fine di evitare l'insoddisfazione generale della popolazione."

Questo si traduce in:

  • ritorno all'analfabetismo
  • popolazioni sempre più ignoranti e quindi più facili da manipolare e controllare.

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Acqua: il petrolio di domani

Oggi, sul nostro pianeta ci sono più di 200 conflitti e lotte interne derivanti dalla scarsità d'acqua, o per una sua non equa distribuzione. Questo perché molti Stati continuano a usare l'acqua come strumento a sostegno dei loro interessi strategici di tipo geo-economico, al fine di acquisire più potere egemonico sulla regione circonstante.

Inoltre, le attuali strutture tecnocratiche ed economico-finanziarie gestiscono la politica dell'Acqua a livello mondiale su mandato di organizzazioni come la Banca Mondiale privilegiando l'approccio di considerare l'acqua non una fonte di vita, ma una merce da lasciare alla libera regolamentazione del mercato (ossia al profitto) come gli accordi commerciali internazionali (già esistenti nell'ambito dell'Organizzazione Mondiale del Commercio - WTO).

E questo, chiaramente, gioca a favore dei privati e delle multinazionali che cominciano a fiutare l'odore del grande business, paragonabile proprio a quello del petrolio. L'acqua, la principale fonte di vita, sta diventando una "merce preziosa" sulla quale è possibile fare grandi affari, con gravi conseguenze per il futuro. Basta pensare che su 6 miliardi di esseri umani nel mondo, circa 1 miliardo e mezzo di persone non hanno accesso ad una fonte di acqua potabile e vengono invece utilizzati 5.320 litri di acqua per produrre una bibita e un hamburger!!!

Così, dal 1950 al 1995 la quantità d'acqua dolce disponibile pro capite è diminuita da 17.000 a 7.500 metri cubi.

L'impresa USA in Canada, McCurdy Enterprises, vuole commercializzare ed esportare l'acqua del fiume Saint-Laurent e dei grandi laghi in Canada. E così anche altre compagnie americane. Dietro c'è la regia del NAFTA, l'accordo per il libero scambio nel Nord-America. Queste imprese si fanno forti delle loro grosse disponibilità finanziarie e delle loro possibilità tecnologiche per potersi accaparrare la gestione delle acque. Nello stesso modo i grandi produttori di bevande gasate come Coca Cola e Pepsi, si stanno inserendo in un settore dove già ci sono i giganti dell'acqua minerale e di sorgente come Danone e Nestlé, oppure gli specialisti dell'acqua trattata come la francese Suez-Lyonnaise e l'americana Culligan.

Obiettivo: ricavare il massimo profitto da ogni goccia di acqua esistente nel mondo. La Danone ha acquisito la gestione di tre sorgenti: una in Indonesia, una in Cina e l'altra negli Stati Uniti. La Nestlé ha iniziato a commercializzare in Pakistan la sua prima acqua "purificata". Proprio queste due multinazionali sono le più grandi produttrici nel mondo di acqua minerale e per conquistare il mercato mondiale si stanno lanciando all'accaparramento di sorgenti ovunque nel globo. Parallelamente sia Nestlé che Danone non perdono di vista il settore dell'acqua "purificata", ritenuto importante per l'espansione mondiale: acqua di rubinetto trattata con l'aggiunta di minerali. La guerra mondiale dell'acqua è cominciata!!!

Dire no alla privatizzazione:
Non lasciare spazio ad alcun tentativo di "mercificare" l'acqua. In Canada, il 76% della popolazione è contraria. A Montreal una manifestazione di 10 mila ha fatto recedere le autorità del Quebec dalla messa in atto del piano di privatizzazione dell'acqua. Stessa situazione è accaduta a Panama dove la popolazione locale ha vinto il primo round contro la concessione dell'acqua ai privati.
A Cochabamba, città della Bolivia, si sono verificati violenti scontri (6 morti) a seguito di una manifestazione contro la privatizzazione e contro uno sconsiderato aumento del prezzo dell'acqua. Nella circostanza le famiglie si sono ritrovate a dover pagare in media circa 20 Pesos boliviani al mese, una cifra notevole se rapportata alla paga minima di 350 Pesos che percepiscono la maggior parte dei lavoratori. Alla fine l'acqua è tornata sotto il controllo locale.

Di come privatizzare l'acqua e cose simili si è discusso ai negoziati GATS (General Agreement on Trades in Services) dove si cercano di uniformare quelli che sono stati finora servizi pubblici alle regole del WTO (vedi A4 newsbot #1) eliminando le barriere che ostacolano il "libero" mercato anche nel settore dei servizi (scuola, sanità, trasporti etc.). Una valutazione sintetica ma efficace la possiamo leggere nelle parole dell'economista Susan George "Se il GATS otterra il semaforo verde l'Europa puo anche dire addio al sistema sanitario pubblico".

Ma abbiamo visto che dove le persone toccano da vicino e costatano le conseguenze connesse con il processo di privatizzazione imposto dalla globalizzazione, si avviano processi di mobilitazione e resistenza radicale. L'emergenza riguarda il mondo intero, la carenza d'acqua può diventare per il pianeta, una catastrofe. L'acqua è una fonte di vita insostituibile, e come l'aria deve essere considerata un bene di tutti gli esseri viventi e a nessuno, gruppo o singolo, può essere concesso di appropriarsene come proprietà privata.
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