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A lezione da Putin

Durante un recente incontro con i diplomatici russi, il presidente Putin ha fatto dichiarazioni che meritano di essere approfondite. Avrebbe il nostro capo dello stato l'autorità nonchè il coraggio di affermare che "i poteri occidentali dovrebbero permettere ai paesi del mondo di vivere a propria discrezione e non sotto la dittatura di qualcuno che perseguita” ?

Datevi una risposta, ma queste sono le parole del presidente russo. Durante il discorso ha ulteriormente affermato che "Il principio di non interferenza deve adattarsi nelle realtà europee"

L’interferenza occidentale in Ucraina ha portato a conseguenze catastrofiche per il paese, ha detto Putin, suggerendo misure per prevenire la ripetizione di un simile scenario in altri paesi sul continente.

“Il compito è quello di adattare il principio tradizionale di non interferenza, alle moderne realtà europee , iniziando una seria discussione internazionale su questo tema. Tutti noi abbiamo bisogno di un certo tipo di rete di sicurezza in Europa, perché i precedenti iracheni, libici, siriani ed ucrainici non si trasformino in una malattia contagiosa”.

"Il ricatto è il mezzo sbagliato nelle relazioni internazionali"

Il Presidente Putin ha criticato Washington, che ha già imposto sanzioni su Mosca dopo l’annessione della Repubblica di Crimea alla Russia, nel tentativo di far svanire l’affare della Russia con la Francia, relativo alla fornitura di 1,12 miliardi di euro, di navi da guerra Mistral.

“Sappiamo della pressione che i nostri partners americani hanno fatto sulla Francia, per evitare la fornitura di navi da guerra Mistral alla Russia. E sappiamo che hanno alluso al fatto che se i francesi non avessero fatto la fornitura di Mistrals, si sarebbero tolte delle sanzioni con le loro banche o quanto meno sarebbero state minimizzate. Se questo non è ricatto, cosa altro è?”

Tuttavia, ancora una volta ha sottolineato l’importanza di una stretta collaborazione tra Mosca e Washington.

“Non abbiamo affatto in programma di chiudere le nostre relazioni con gli USA . E’ vero che le nostre relazioni bilaterali non sono ora nella loro forma perfetta. Ma non è per colpa nostra, non è una errore della Russia.”

"L’Occidente dovrebbe smettere di trasformare il mondo in una caserma globale"

Putin ha detto che è proprio l’ora per gli USA e la Europa Occidentale di rinunciare alle loro ambizioni politiche e di cominciare a costruire reciprocamente relazioni utili con il resto del mondo.

"Il presidente ucraino è totalmente responsabile della violenza"

Una parte significativa del discorso di Putin , è stata dedicata agli eventi della crisi in Ucraina, dove il Presidente Petro Poroshenko, ha deciso di non prolungare il cessate il fuoco con i ribelli delle repubbliche popolari di Donetsk e Lugansk .

“Fino ad ora, Petro Poroshenko non aveva alcuna relazione diretta con gli ordini, per fare una azione militare. Ora ha preso totalmente su di sé questa responsabilità. Non solo militare, ma anche politica, che è piu importante.”

Putin ha ripetuto che la Russia non interferità in Ucraina, ma ha sottolineato che Mosca è pronta ad
aiutare coloro che fuggono dal campo di battaglia.

“Tutto cio’ che accade in Ucraina è, ovviamente, affare interno dello stato ucraino, ma siamo grandemente dispiaciuti che le persone, i civili, stiano morendo. Sapete che il numero dei rifugiati in arrivo nella Federazione Russa, sta crescendo e noi per certo assisteremo tutti coloro che sono nel bisogno.”

"Non dobbiamo sacrificare i nostri interessi vitali solo per avere il permesso di stare seduti al tavolo, accanto a qualcuno”


La Russia non ha interesse a partecipare in formats di relazioni internazionali dove è solo consentito “giocare il ruolo dell’osservatore, senza poter emettere giudizio finale su questioni chiave,” ha detto .

Con la Gazprom che taglia le forniture di gas all’Ucraina, Putin ha messo in guardia Kiev sul fatto che Mosca sa dei suoi tentativi illegali di ottenere il gas russo.

“Beh, [gli Ucraini] hanno intrigato con alcuni dei loro partners. In realtà hanno il nostro gas, ma pagano ad un partner europeo, che non riceve totale fornitura di gas. Vediamo tutto. Ma per ora non stiamo facendo azioni per evitare di aggravare la situazione.”

"Le relazioni Russia-Cina sono un esempio per gli altri"

Putin ha anche valorizzato i legami della Russia con la Cina, che sono migliorati come risultato delle politiche restrittive dell’Occidente, verso Mosca.

“E’ cruciale che l’amicizia Russia-Cina non venga diretta contro nessuno. Non creiamo alleanze militari. Al contrario, si tratta di una cooperazione equa, rispettosa e produttiva tra due stati nel 21° secolo.”

Traduzione: Cristina Bassi

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Renzi, il giovane più vecchio d'Italia

15 mesi fa  - I capelli, sono pettinati con la riga rigorosamente a destra. Lo sguardo è vagamento perso. Il naso è pronunciato. Il labbro inferiore sporge leggermente, mostrando un po' di saliva, a causa della pronuncia blesa... quando parla, infatti, la lingua va a toccare la fila superiore dei denti.

Questo è Matteo Renzi... questo è, nel senso che oltre la facciata non vi è altro. Il contenuto manca. Falso come l'ottone è il detto che più di qualsiasi altra cosa meglio lo rappresenti. Matteo Renzi a prima vista sembra un oggetto fatto d'oro, ma basta una grattatina e si scopre che l'oro, invece, è ottone.

Matteo Renzi rappresenta la destra conservatrice e liberale, quanto di più vecchio e inutile vi è per rispondere all'esigenza di un mondo nuovo e più giusto. Il problema è che, essendosi trovato all'interno di uno schieramento di sinistra, evidentemente solo per la convenienza del momento, adesso ci vogliono far credere che Matteo Renzi rappresenti il futuro della sinistra in Italia. Mala tempora.

E la cosa ancora più sorprendente è che Matteo Renzi, finora, non ha dimostrato di saper fare qualcosa. Aver amministrato una provincia non è nota di merito... lo saprebbe fare pure il mio gatto, senza che la Corte dei Conti avesse poi da ridire sul suo operato, come invece è avvenuto per Renzi. Il sindaco lo sa fare? È presto per dirlo, bisogna attendere la fine della legislatura. Intanto, si può ricordare che il Maggio Fiorentino, di cui il sindaco di Firenze è di diritto presidente del consiglio di amministrazione, dopo 80 anni di storia, rischia di chiudere. Se il buongiorno si vede dal mattino...

Ma i riferimenti culturali di Matteo Renzi sono altri... Lui pensa ad Amici e alla De' Filippi. In fondo, che male c'è. Il suo pubblico è quello. Quella è la sua base elettorale. Di fatto, Matteo Renzi spinge perché il PD faccia un accordo di governo con Berlusconi oppure che si torni a votare. Ci mancherebbe che Bersani possa anche tentare di fare un governo che ottenga il consenso di volta in volta sulla base dei provvedimenti presentati per poi andare al voto con una nuova legge elettorale. Per Matteo Renzi sarebbe una jattura, come per Berlusconi, di cui di nascosto ha frequentato la casa, facendolo sembrare quasi un'olgettina.

Nella confusione totale in cui l'Italia naviga grazie a Berlusconi, Grillo e Napolitano, Matteo Renzi non poteva pensare di restar fuori dalla mischia. Anche lui doveva partecipare alla contesa. Questi personaggi di terza categoria si stanno sbranando per il loro esclusivo interesse personale, utilizzando una nazione come campo di gioco. Triste spettacolo.


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Quando Napolitano disse: "in Ungheria l'URSS porta la pace"

Nel 1956, all'indomani dell'invasione dei carri armati sovietici a Budapest, mentre Antonio Giolitti e altri dirigenti comunisti di primo piano lasciarono il Partito Comunista Italiano, mentre "l'Unità" definiva «teppisti» gli operai e gli studenti insorti, Giorgio Napolitano si profondeva in elogi ai sovietici. L'Unione Sovietica, infatti, secondo lui, sparando con i carri armati sulle folle inermi e facendo fucilare i rivoltosi di Budapest, avrebbe addirittura contribuito a rafforzare la «pace nel mondo»...

Giorgio Napolitano nel nov. 1956: Come si può, ad esempio, non polemizzare aspramente col compagno Giolitti quando egli afferma che oltre che in Polonia anche in Ungheria hanno difeso il partito non quelli che hanno taciuto ma quelli che hanno criticato? E' assurdo oggi continuare a negare che all'interno del partito ungherese - in contrapposto agli errori gravi del gruppo dirigente, errori che noi abbiamo denunciato come causa prima dei drammatici avvenimenti verificatisi in quel paese - non ci si è limitati a sviluppare la critica, ma si è scatenata una lotta disgregatrice, di fazioni, giungendo a fare appello alle masse contro il partito. E' assurdo oggi continuare a negare che questa azione disgregatrice sia stata, in uno con gli errori del gruppo dirigente, la causa della tragedia ungherese.

Il compagno Giolitti ha detto di essersi convinto che il processo di distensione non è irreversibile, pur continuando a ritenere, come riteniamo tutti noi, che la distensione e la coesistenza debbano rimanere il nostro obiettivo, l'obiettivo della nostra lotta. Ma poi ci ha detto che l'intervento sovietico poteva giustificarsi solo in funzione della politica dei blocchi contrapposti, quasi lasciandoci intendere - e qui sarebbe stato meglio che, senza cadere lui nella doppiezza che ha di continuo rimproverato agli altri, si fosse più chiaramente pronunciato - che l'intervento sovietico si giustifica solo dal punto di vista delle esigenze militari e strategiche dell'Unione Sovietica; senza vedere come nel quadro della aggravata situazione internazionale, del pericolo del ritorno alla guerra fredda non solo ma dello scatenamento di una guerra calda, l'intervento sovietico in Ungheria, evitando che nel cuore d'Europa si creasse un focolaio di provocazioni e permettendo all'Urss di intervenire con decisione e con forza per fermare la aggressione imperialista nel Medio Oriente abbia contribuito, oltre che ad impedire che l'Ungheria cadesse nel caos e nella controrivoluzione, abbia contribuito in misura decisiva, non già a difendere solo gli interessi militari e strategici dell'Urss ma a salvare la pace nel mondo.

«Napolitano non venga a Budapest. Con il Pci appoggiò i russi invasori», tratto da il Giornale, 26.5.2006.

Un portavoce dei superstiti: "Tardivo il suo ripensamento, chi pagò con la vita non vorrebbe essere commemorato da lui".

Hanno perdonato Boris Eltsin, erede dei loro carnefici. Potrebbero, sforzandosi, mandar giù anche un boccone indigesto come Vladimir Putin «l'opportunista» ma Giorgio Napolitano no, proprio no. Il nostro presidente della Repubblica non merita sconti e in Ungheria non deve andare. Soprattutto in quei giorni, nel prossimo autunno, in cui a Budapest si ricorderanno i 50 anni dell'invasione sovietica. A lanciare il diktat è un gruppetto sparuto ma autorevole di magiari, quelli raccolti intorno a «56 Alapitvany» (Fondazione '56). Sono in diciannove, tutti accomunati dallo stesso destino: essersi ribellati agli occupanti venuti da Mosca e aver pagato per questo con duri anni di galera.

Per questo, l'altroieri, sono insorti quando hanno saputo che il presidente ungherese Laszlo Solyom aveva invitato per il prossimo autunno a Budapest anche Giorgio Napolitano. In nove hanno firmato una lettera-appello per chiedere che Napolitano non venga. O se proprio ci tiene a visitare l'Ungheria, lo faccia prima o dopo le commemorazioni. Facendo riferimento alla posizione presa dal Pci nel 1956, la lettera afferma che il documento di allora offrì sostegno internazionale ai sovietici che «repressero nel sangue il desiderio di libertà dell'Ungheria». E Laszlo Balazs Piri, tra i nove firmatari dell'appello, membro del board della Fondazione, già condannato a 3 anni e 6 mesi di reclusione per la sua partecipazione alla rivolta, rilancia: «Purtroppo i governi dei grandi Paesi occidentali non poterono aiutarci. L'opinione pubblica dei Paesi liberi era accanto a noi. Nello stesso tempo, però, in Paesi come Italia e Francia i Partiti comunisti erano allineati a Mosca. Furono d'accordo con questa resa dei conti sanguinosa contro la lotta di liberazione ungherese. Napolitano a quel tempo non era un bambino e aveva un'opinione».

A poco vale per i «reduci» della repressione sovietica il ripensamento del presidente italiano. Un dietrofront tardivo, sostengono. E Balasz Piri è categorico: «La comunità dei veterani del 1956 sente che quest'uomo non deve partecipare alle commemorazioni del '56 ungherese. Chissà cosa direbbero quelli che sono stati impiccati in seguito alla repressione».

Il 26 settembre 2006, a Budapest, Napolitano ha reso omaggio alle vittime della rivoluzione del 1956, soffocata nel sangue dai carri armati sovietici. In quell'occasione ha detto: "Ho reso questo omaggio sulla tomba di Imre Nagy a nome dell'Italia, di tutta l'Italia, e nel ricordo di quanti governavano l'Italia nel 1956 e assunsero una posizione risoluta, a sostegno dell'insurrezione ungherese e contro l'intervento militare sovietico". Non una dichiariazione sulle responsabilità sue e dei suoi «compagni» di partito, non una richiesta di perdono alle vittime (forse 25.000), non un'affermazione che defisse il comunismo «male assoluto».

Fonte 

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